lunedì 26 luglio 2010

Napolitano: un richiamo alla moralità perduta


Finalmente anche il Presidente della Repubblica Napolitano, la più alta figura istituzionale del paese, esterna la sua preoccupazione per lo stato di agonia che sta assumendo la politica ed il suo contorno istituzionale negli ultimi tempi, a partire dalle dimissioni di ministri e sottosegretari di governo, dopo gli scandali di corruzione legati ai grandi appalti che coinvolgono personaggi della politica, con la paralisi del parlamento esautorato dal continuo ricorso alla fiducia nella disputa parlamentare, analizzando la mancata assunzione di responsabilità del Premier che in tre mesi non è riuscito a nominare il sostituto del ministro Scajola al dicastero dello Sviluppo economico, e dopo altri fatti recenti non passati inosservati dal Colle.



Una voce autorevole seppur con toni pacati e determinati arriva pesantemente come un cazzotto in pancia a tutta quella parte della politica e dell’opinione pubblica che fino ad oggi ancora chiudeva un occhio sulle distonie che la classe politica di Governo continua a proporci come sostenibili, innovative e necessarie.

Da troppo tempo parte della classe politica, vuole farci credere che questo stato delle cose, sia uno stato con cui convivere, la corruzione seppur evidente lasciamola stare nel dimenticatoio è più importante far vedere che ’lavoriamo per il paese’, siamo ’il governo del fare’ e non delle chiacchiere, lasciateci lavorare.

Vogliono farci credere ancora che ’i singoli avvenimenti legati al malaffare’ non sono diffusi nel paese ma si tratta di singoli episodi.

Le dimissioni di un ministro a cui personaggi corruttori hanno regalato una casa, vengono rapidamente archiviati negli androni della politica senza alcuna reazione di condanna, si è fatto passare in silenzio un evento scandalosamente inaccettabile all’interno di uno schieramento politico che conduce le sorti di un paese.

Di fronte ad avvenimenti di tale portata, parte dei rappresentanti politici di maggioranza invece che prendere ufficialmente le distanze si sono esposti affrancando l’ex ministro da un reato ancora non confermato da organi di giustizia, ma tangibile ed ormai conosciuto all’opinione pubblica.

Come riporta il nostro Presidente della Repubblica, il paese dovrebbe avere gli anticorpi per espellere ed eliminare l’insorgenza di atti corruttivi e lontani da un comportamento morale integerrimo.

Purtroppo però in questo paese la politica continua a volerci assuefare ai comportamenti che si scontrano con l’etica e con la morale, tutto è giustificato dal fine di raggiungere a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo gli obiettivi prefissati a volte anche obiettivi personali, corruzione compresa?

Vedasi il caso Brancher, passato per voce di troppi ministri e politici come un errore degli avvocati del Ministro, ma che in realtà ha mostrato all’intero paese l’ennesimo atto di sfregio verso lo Stato e la Costituzione in cui si è cercato di aggirare le responsabilità di un cittadino nei confronti della Giustizia, sfruttando la nomina presso un Ministero ’fantasma’.

L’assuefazione di questa nazione a fatti di depredazione dello stato democratico è altissima, la frequenza elevata con cui si continuano a ledere gli interessi dell’intera comunità calpestando ciascun cittadino, ci sta portando ad abbassare l’attenzione sul degrado etico e morale del paese.

Da molto tempo non si assisteva a continuative azioni di attacco alla Costituzione che per voce di alcuni leader ne connotavano l’inadeguatezza, soprattutto in quegli articoli che danneggiano l’interesse di pochi.

Eppure se questo paese per tanti anni ha mantenuto saldo lo stato democratico, dobbiamo certamente ringraziare la nostra Costituzione ed i suoi Presidenti che con livelli di autorità più o meno forte hanno condotto il paese dal dopoguerra nel benessere degli anni ’80, fuori dagli anni bui del terrorismo, ma dovranno continuare a farlo sempre tenendo alta l’attenzione sul rispetto del cittadino e delle istituzioni, che nessuno ha il diritto di calpestare.

Scritto da Paolo Praolini

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