venerdì 5 dicembre 2008

L’autoconservazione corporativa degli italiani


E’ un caso unico nel mondo e lo definirei un malanno diffuso tra la popolazione italiana.

Si tratta della sindrome da ‘autoconservazione corporativa’.

Questo è il male che sta flagellando il nostro paese e forse in molti non se ne stanno accorgendo.

Siamo vittime e nello stesso tempo malati cronici, di un male a cui ci rifiutiamo di porre rimedio negandoci cure appropriate.

I presupposti che possono definirci malati cronici, sono relativi al nostro essere sottoposti al vivere in un sistema, dove iniquità e corruzione proliferano e da cui non facciamo nulla per cambiare le cose, spesso ci adattiamo allo status.

Ci lamentiamo con l’amico, ci arrabbiamo quando siamo dal barbiere, alziamo la voce magari in pubblico al bar per dimostrare il nostro dissenso, ci alteriamo davanti alla televisione alla presenza dei familiari quando sentiamo parlare di corruzione, tangenti, denaro pubblico dissolto dalla politica e dalle istituzioni, decurtazione di risorse dalla ricerca o dalla università.

Siamo bravissimi oratori, sappiamo convincere chiunque nei nostri discorsi.

Siamo tenaci ed oltranzisti con le parole, ma quando si tratta di passare ai fatti ci tiriamo indietro.

Siamo incapaci di mettere in pratica quanto riteniamo giusto.

Non sappiamo affezionarci al bene della collettività e quando qualcuno ne abusa, lo deturpa, o addirittura se ne appropria, esterniamo qualche improperio ma nulla più.

Inoltre è importante, anzi direi fondamentale che queste faccende non tocchino il nostro ‘privato’.

Possono rovesciare fuori dal nostro giardino abusivamente del materiale di risulta o dei rifiuti, possono costruire a 20mt da casa nostra una costruzione abusiva, possono investire il figlio di un immigrato davanti al nostro cancello, ma l’importante è che ciò avvenga fuori e non danneggi la nostra proprietà, la nostra famiglia, e non ci crei troppi problemi.

A dimostrazione di ciò vi porto un esempio che può sembrare estremizzato ma è il fondamento del concetto che vorrei esprimere.

Quando avviene un incidente dove una persona perde la vita (sul lavoro, per strada, durante un intervento chirurgico) dopo qualche tempo la famiglia del deceduto in molti casi decide di fondare un’associazione a nome del familiare deceduto a difesa dei diritti del cittadino, perché quanto accaduto venga combattuto e possa non ripetersi, e questo è moralmente corretto ed auspicabile.
Occorre l’evento catastrofico per scuoterci e farci cambiare rotta, prendere coraggio e farci portavoce per la comunità.

Purtroppo questo è disarmante che avvenga solo in questi casi, in quanto non è indispensabile aspettare che qualcuno ci lasci la vita per avviare un movimento per la giustizia, per farci portavoce di una pubblica denuncia, per il riconoscimento dei diritti di qualche categoria, comunque creare un movimento per la salvaguardia della nostra comunità.

Se qualcosa nella nostra società non va, se viviamo un sopruso od una ingiustizia, se assistiamo ad un politico che si comporta nella negazione dell’etica o del diritto, o assistiamo ad un cittadino che commette un delitto verso un altro cittadino è nostro dovere etico combatterlo, ciò è dovuto a noi ed alla collettività e qualora sia necessario, occorre farne pubblica denuncia alle istituzioni competenti ed alla comunità dell’informazione.

Abbandonare la sponda della denuncia è come lasciarsi affogare e cedere ai flutti della corrente del fiume della iniquità e del non diritto, facendo morire una parte della democrazia che è alimento quotidiamo della comunità. Questi atteggiamenti sono collimanti con la civiltà dell’omertà e della rassegnazione caratteristica dei regimi autoritari e totalitari.

Purtroppo questo discorso in molte realtà difficili (realtà governate dal potere mafioso/camorristico) ritrova quotidianamente riscontro e percorrere la via della denuncia come fatto da molti onorevoli cittadini può portare a ripercussioni pesantissime che spesso fanno propendere per un atteggiamento omertoso e rinunciatario.

Se questo ultimo caso è chiaramente comprensibile ma forse non giustificabile, in tutte le altre situazioni il cittadino italiano spesso pur sentendosi parte lesa non si fa’ padrone di una causa che possa dar vantaggio alla collettività o alla comunità di appartenenza oltre che a se stesso.

A soffiar vento sulla vela dell’indifferenza e dell’omertà, c’è da dire che troppo spesso ci si trova soli a portare avanti lotte o denunce pubbliche, ed in alcuni casi non si ha il supporto della giustizia o del riconoscimento popolare pur di fronte a dati tangibili, vedasi l’estremo caso del prof. Parmaliana.

Da qui l’eterno dubbio del denunciare con il rischio di rimanere incastrato nella macchina della giustizia o lasciare tutto ingiudicato e nell’oblio per il puro senso di ‘autoconservazione’.

Allora lascio ad ognuno sviluppare nel proprio vissuto questo dibattito che nel nostro paese da’ poco valore agli interessi ed ai valori caratteristici della collettività che con i continui attacchi a cui viene giornalmente sottoposta, sta perdendo consistenza costantemente.

Riflettiamoci non è mai tardi per cambiare!

giovedì 4 dicembre 2008

Governo Berlusconi: due pesi e due misure


Rete 4 e Sky cosa hanno in comune? Molte cose ma...

Voglio essere molto breve ma trasmettere il concetto che stravolge qualsiasi regola di buon governo ed equità.

Rete 4 nel 2007 con una sentenza della Corte di giustizia dell’unione europea fu condannata a trasferire le sue trasmissioni sulla piattaforma satellitare, in quanto abusivamente stava occupando frequenze dell’emittente Europa 7 ottenute con un appalto nel lontano 1999.

Da allora Rete 4 feudo del nostro presidente del Consiglio Berlusconi non è mai stata trasferita dalle frequenze delle trasmissioni via etere al satellite, nella più totale disattenzione delle ’disposizioni comunitarie’, del diritto nazionale ed internazionale.

Aspetto non secondario è che Europa 7 non essendo riuscita ad ottenere quanto di suo diritto dovrà essere risarcita con prelievo di danaro dalle nostre tasche con un ammontare di qualche milione di € al giorno.

Torniamo ad oggi con la vicenda Sky, con una manovra lampo impostata dal sempre attento governo Berlusconi, e dico Berlusconi non a caso, si è emanato nella manovra per il salvataggio dell’economia del paese l’aumento dell’IVA per le Pay TV dal 10% al 20%, tutto deciso nel giro di 3 giorni, senza tentennamento alcuno.

Poi ieri sono arrivati i commenti del Premier che ha dichiarato di non essere stato portato a conoscenza che fosse stato inserito questo provvedimento che penalizza principalmente il più importante concorrente di Mediaset nel mondo delle TV a pagamento, e cioè Sky.

Oggi arriva ancora il commento del Premier che si giustifica così dopo le accuse di avere operato dando vantaggio alle proprie aziende, dicendo queste parole :"Si tratta di una precisa disposizione dell’Unione Europea che abbiamo dovuto eseguire".

Allora a questo punto non credo più alle mie orecchie, ma sogno o son desto?
Ma quella di Rete 4 non era una disposizione europea?

Perchè non si è adoperato per il trasferimento di Rete 4 sul satellite con la stessa rapidità con cui ha mosso questa rapida mosso verso Sky?

Perchè questo signore adesso ha aperto le orecchie verso le disposizioni che arrivano da Bruxelles? Ha mica qualche interesse?

Questo è un evidente segno di abuso del potere istituzionale per raggiungere fini esclusivamente privatistici.

Questi politici forse credono ancora che il nostro sia un paese totalmente rimbecillito dalle trasmisisoni che mettono in onda su Rai e Mediaset, ma qualche testolina con un pò di materia grigia fortunatamente è ancora qui ad osservare e criticare il ’malgoverno’.

No, non possiamo accettare questi atteggiamenti, soprattutto perchè ruoli istituzionali come quelli del Premier devono essere eticamente esemplari.
Pertanto vi chiedo di fare il vs commento e dire la vostra per dire basta una volta per tutte.

domenica 9 novembre 2008

La questione morale


La questione morale quest’oggi è il fulcro ed il generatore dei problemi del nostro paese.

Le istituzioni e la politica hanno bisogno di una profonda restaurazione dal punto di vista della morale che da molti anni rimane una questione irrisolta.

Perché questa necessità oggi è primaria?

Come sotto gli occhi di ognuno di noi, il nostro paese è sconvolto ed intriso di situazioni di contraddittorio nel senso più profondo della moralità politica ed istituzionale.

Per moralità intendiamo una serie di regole e valori a cui ciascun individuo ritiene di aderire mettendone in pratica l’attuazione nella condotta di vita civile confacente con lo status esistente all’interno della propria comunità di appartenenza.

Con ciò ognuno di noi può ritenere di dare connotazione diverse alla propria etica e condotta morale, più o meno profonda, ma sempre rispettosa delle regole di convivenza civile.

Le regole fondamentali che guidano la propria morale devono essere quindi attinenti alla convivenza con il resto della comunità senza crearne disturbo, realizzando il rispetto degli altri e dell’intera comunità, naturalmente senza crearne danneggiamento diretto od indiretto.

Vista da un punto di vista più alto nella gerarchia dello stato, la morale e l’etica portata dalle istituzioni e da chi le rappresenta, come nel caso di politici ed amministratori pubblici, deve generare attività confacenti ai ruoli previsti, al rispetto dei diritti di tutti i cittadini in egual misura e della comunità in primis, estromettendo dal ruolo ogni attività mirata ad interesse personale o privatistico.

Detto ciò torniamo alla nostra realtà.

Come vediamo ogni giorno intorno a noi in ricorrenti situazioni quotidiane troviamo un mondo in contrasto con le regole fondamentali della moralità e dell’etica.

Nelle istituzioni in primis che sono lo specchio del paese troviamo situazioni di fatto irreali.

Il nostro parlamento, quale centro del sostentamento dello stato democratico, è intriso di contraddizioni.

Iniziamo con il fatto che numerosi personaggi con precedenti penali più o meno gravi lo frequentano nel ruolo di rappresentante politico/istituzionale dei cittadini.

Cosa denota ciò?

Che la questione morale è ancora irrisolta, come e forse più di 27 anni fa’ quando l’onorevole Enrico Berlinguer nel Luglio del 1981 in un’intervista ad Eugenio Scalfari per il quotidiano la ‘Repubblica’ disse: La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati".

In uno stato in cui il Parlamento non vuol affrontare e risolvere una volta per tutte la questione della moralizzazione ed non esige l’inserimento di rappresentanti che siano figure integerrime e con un vissuto morale più che retto, non si può prospettare una democrazia lontana da ogni sospetto e dalla corruzione, e questo è quello che oggi viviamo in Italia da sempre.

Sono del parere che l’esempio deve assolutamente venire dall’alto.

Anche dal punto di vista comportamentale nell’attività legislativa o istituzionale poi dovrebbe essere esternato un profilo di rigore, il rispetto dell’avversario, il rispetto delle leggi e della Costituzione, dedicare ogni attività alla comunità.

Purtroppo questo oggi in Italia non accade.

La nostra classe politica è intensamente presa all’aggredire e denigrare l’avversario in ogni situazione, ad elaborare e portare avanti campagne per l’interesse di qualcuno o di qualche gruppo dal quale potrà riscuotere il proprio tornaconto.

Si realizzano troppo spesso leggi che fanno gli interessi di pochi, e ci si dimentica di lavorare per l’interesse dei più.

Senza scrupoli costoro inseriscono nelle leggi di interesse generale, articoli nascosti che permetterebbero la depenalizzazione di questo o di quel reato, che qualora passassero inosservati scioglierebbero gli ultimi laccioli alla libertà di corrompere e detrarre risorse alla nazione. Vedasi con l’ultimo decreto per l’avvio della nuova Alitalia.

Grazie alla leva del potere politico nei confronti di grandi aziende si possono costruire castelli ‘ad personam’ a spese della Comunità. Pensiamo ad esempio all’istituzione di linee aeree al solo servizio di un solo personaggio politico e di qualche rappresentante della propria schiera, il tutto a spese della comunità nazionale.

Si creano leggi che garantiscono coloro che frodano la nazione come la depenalizzazione del falso in bilancio.

In alcuni casi il personaggio appartenente alle istituzioni incappato nelle grinfie della giustizia, garantito dalla protezione del potentato politico/istituzionale, è riuscito pur essendo reo di comportamenti punibili penalmente ad uscirne indenne, nel rispetto del‘la legge è uguale per tutti’.

E così potremmo andare avanti per ore a riportare queste situazioni che danno la fotografia di Istituzioni poco democratiche e di un paese alla merce dei potentati che in alcuni casi oltrepassano il limite della legalità, dando al cittadino esempi sbagliati ed autorità a comportarsi nello stesso modo.

Pur in queste condizioni in Italia dall’inizio della Repubblica del 1948 non ci sono stati segni di cambiamento nella moralizzazione delle istituzioni e della politica.

Non parliamo di schieramenti politici perché né la destra, né il centro né la sinistra hanno dato vocazione al cambiamento.

L’intero paese dagli insegnamenti dell’intera galassia politico istituzionale è stato influenzato e tuttora vive di una cronica malattia che lo pervade da nord a sud, ed è il distaccamento dall’etica morale e comportamentale.

Dal più piccolo comportamento scorretto di un’amministrazione locale, alle grandi manovre corruttorie di grandi gruppi il nostro paese è sconvolto da un profondo collasso che non le permette di svilupparsi, di crescere, di guardare avanti e prendere il volo.

Berlinguer nel 1981 concluse la sua intervista a "La Repubblica" con queste parole che rilette oggi dopo quasi 30 anni furono come una premonizione Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude” .

Quindi in questo momento siamo come un malato con un infarto in atto che non ha la forza di reagire in quanto la sua malattia lo attanaglia in ogni sua parte del corpo.

L’attaccamento alle istituzioni, il credere nella legge e nella costituzione dandone prova con i propri comportamenti, credere nella giustizia e nei diritti e doveri del cittadino, il rispetto delle idee altrui, sono ormai una rarità soprattutto perché sono in molti a predicarlo ed in pochissimi a metterlo in pratica.

Allora la cura del malato spetta ai cittadini che non sono al di fuori degli interessi del paese, che sono i primi interessati al cambiamento, questo perché dall’alto si fanno solo orecchie da mercante.

Proviamo a cambiare il modo di pensare, non rimaniamo passivi di fronte ai comportamenti sbagliati.

Facciamoci portavoce di quello che non va, delle istituzioni che vediamo che non funzionano, del politico che si comporta in modo scorretto, del vicino che assume comportamenti incivili.

Dobbiamo dare uno scossone al ns paese, guardiamo avanti, non accontentiamoci dell’oggi perché significa rassegnarsi a rimanere nel pantano, crediamo di più nelle istituzioni anche se spesso gli insegnamenti di costoro sono sconfessanti delle leggi.

Insomma per concludere riflettiamo sui nostri comportamenti quotidiani, cambiamoli se necessario e cerchiamo di dare una svolta alla rinascita dell’Italia, si comincia dalle piccole cose.

Poi sarà la storia a raccontarci fra qualche anno come e se cambierà in meglio il nostro futuro.

martedì 4 novembre 2008

"La mia ultima lettera" di Adolfo Parmaliana


Questa è la storia di un combattente che ha sempre operato nel silenzio e queste che riporto sono le parole scritte nell’ultima lettera di Adolfo Parmaliana.
Si, Adolfo cosi voglio chiamarlo per nome, ha condotto la sua integerrima carriera da professore universitario, incorruttibile uomo politico di partito del suo paese Terme Vigliatore (ME), da esemplare padre di famiglia dal cuore tenero.
Ha vissuto una vita nel segno della buona condotta morale, dell’etica e ha cercato di farne insegnamento anche all’esterno della sua famiglia, dentro la politica del suo paese.
Si è accorto con queste frequentazioni che ’la chiarezza, la legalità, la coerenza e l’etica non sono valori per la politica’ senza distinguere la destra o la sinistra.
Ed è qui che si è scontrato con un muro di gomma.
Ha denunciato l’illegalità e la corruzione come pochi cittadini avrebbero fatto, attaccando i politici della sua città.
Cosa è accaduto dopo le sue pubbliche denunce?
Che la magistratura lo ha rinviato a giudizio per diffamazione!!!!!!!!
Avete letto bene, invece che portare in tribunale i responsabili dei delitti di corruzione denuciati da Adolfo, hanno richiesto il suo rinvio a giudizio!!!!
E’ pensabile che questo sia un paese civile????
E’ ragionevole pensare che questo sia uno dei paesi democraticamente più evoluti al mondo?
Dov’è il diritto di un cittadino, dopo che ha espletato più che profondamente il proprio dovere di uomo, di educatore e libero cittadino?
Ha denunciato la corruzione, quindi ha preteso giustizia!!!!
Leggete queste tristi righe che seguono della vita di un uomo stroncata dalla peggiore delle pesti che può attaccare una nazione: C O R R U Z I O N E .
Dopo questa assurda risposta della "giustizzia" (ndr con 2 z) Adolfo non ce la fatta, era troppo pulito per vivere con un fardello così pesante al colllo, ha deciso di togliersi la vita pur sapendo di lasciare i suoi cari a cui teneva più di ogni altra cosa al mondo.
Il suo sito ’the polite warrior’ a ricordo di Adolfo un vero ’eroe’ dei nostri tempi !
Sotto la sua ultima lettera.

*

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottrae al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all’ Avv. Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv. Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.



Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era la mia prima vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.

venerdì 24 ottobre 2008

La mano di Pechino sul premio Nobel per la Pace.


Quest’anno il premio Nobel per la Pace è stato assegnato meritevolmente a Martti Oiva Kalevi Ahtisaari lo scorso 10 ottobre 2008.

Questo politico e diplomatico finlandese di 71 anni, è stato insignito con questa prestigiosa onoreficienza per i suoi interventi per essere intervenuto a favore della pace e riconciliazione in numerosi conflitti ed aeree in guerra, come la Namibia nel 1989-90, 2005 in Indonesia, 1999 - 2007 Kosovo.

E fin qui nulla da ridire.

Chi ha potuto seguire la vicenda dell’assegnazione di questo ambito e prestigioso premio avrà notato che fino al 06 Ottobre 2008 però venivano dati come candidati favoriti per il premio Nobel 2 personaggi Cinesi, in profondo contraddittorio con il proprio governo.

Costoro sono il 41enne Gao Zhisheng ritenuto uno dei 10 migliori avvocati cinesi che ha militato nel movimento di liberazione del popolo e che per molti anni ha combattuto battaglie per il riconoscimento dei diritti umani del popolo Cinese. Subendo tentativi di assassinio, molteplici rapimenti con rilascio, ed infine la carcerazione sotto custodia della poliza cinese con l’allontanamento da Pechino durante i giochi olimpici a scopo cautelativo.

L’altro candidato era il 35enne Hu Jia anch’egli ha portato avanti lotte per il riconoscimetno dei diritti civili del popolo Cinese ed in particolare durante i giochi Olimpici di Pechino è stato un potente amplificatore delle sue battaglie pubblicando una lettera aperta in cui chiedeva al governo cinese di interrompere gli abusi ai diritti umani dei Cinesi.

Anche Mr Hu nel Febbraio scorso è stato arrestato per incitamento alla sovversione verso lo stato ed il sistema socialista.

Tornando ai fatti il capo di gabinetto dell’Istituto di ricerca per la Pace internazionale di Oslo Stein Toenesson il 06 Ottobre aveva dichiarato "Io penso che il più probabile vincitore di quest’anno sarà un dissidente Cinese".
Da qui una prima reazione del governo cinese che dal portavoce del Ministero degli esteri Liu Janchao ha esordito così "Noi speriamo che una parte importante prenderà la giusta decisione, senza ferire e danneggiare il sentimento Cinese".
Questa situazione ha messo in allarme la Cina che prevedeva che potesse sfuggirgli di mano questa situazione, creando pressione sull’Europa onde evitare questa premiazione.

A questo punto con l’assegnazione del 10 Ottobre l’operazione di Pechino sembra essere ben riuscita evitando uno scontro ideologico internazionale.

Purtroppo per la Cina quest’oggi il parlamento Europeo ha fatto un passo avanti rispetto alle aspettative di Pechino, ha assegnato il meno prestigioso Premio SaKharov 2008 ’per la libertà di pensiero’ indovinate a chi?

Al dissidente Hu Jia questa volta scatenando le ire del governo cinese proprio nel momento in cui il nostro presidente del Consiglio insieme ad una folta schiera di rappresentanti delle nazioni Europee sono in visita a Pechino.

Quali ritorsioni prenderà a questo punto il governo Cinese nei confronti della Comunità europea?

giovedì 16 ottobre 2008

Un messaggio per Roberto Saviano

Vorrei dirti tante cose, ma in occasioni come queste le parole possono non soddisfare la necessità di esternare un così grande senso di disagio, quando un uomo osa dettare la condanna di un altro uomo.
La tua quotidiana lotta per la giustizia, per la condanna della prevaricazione sull’uomo, per la rinascita della moralità nella vita quotidiana ha priorità assoluta sui bisogni di questa terra così profondamente martoriata.
Nulla osta il tuo dibattimento che trova l’appoggio di tutti noi.
Ma il nostro supporto và anche a tutti coloro che come te riescono a parlare a viso aperto condannando ogni sopruso ed ingiustizia e voglio fare i nomi di Pino Maniaci, Rosaria Capacchione, Arnaldo Capezzuto, etc.
Insomma sono sempre più convinto che chi lotta per l’uomo, per quello in cui crede e che nasconde nel proprio cuore potra’ sempre camminare a testa alta e scardinare con un soffio le barriere dell’omertà e dell’immoralità.
Procedi per la tua strada e vedrai che il tuo vissuto ed i tuoi insegnamenti potranno radicare nelle nuove generazioni che troppo spesso vivono di insegnamenti deviati, lontani dalla moralità e dal diritto per l’uomo.

domenica 12 ottobre 2008

Mao-Tsetung: 1° condottiero della Cina a super potenza economica.

Ricorrendo in questo mese di Settembre il 32° anniversario della morte di Mao Tse-tung vorrei ricordare brevemente la storia di questo leader politico orientale.

Mao nato da una famiglia di operosi contadini che avevano accresciuto una moderata ricchezza,

aveva 2 fratelli, Mao Zemin e Mao Zetan ed una sorella Mao Zheong.

Sua madre morì nell’autunno del 1919, anche suo padre morì dopo pochi mesi nel Gennaio del 1920.

Il suo percorso scolastico inizio ad 8 anni nella scuola primaria di Shaoshan, riscoprendo la città ed iniziando ad accrescere un senso di odio per la vita della fattoria dove aveva sempre vissuto.

Pertanto nel 1908 abbandonò la fattoria di famiglia per le città vicine e grazie ad uno zio materno ottenne l’ingresso alla più rinomata scuola primaria di Tongshan, pur essendo di 6 anni più grande degli altri suoi compagni di scuola la frequentò con suo grande imbarazzo verso i compagni.

Dopo qualche anno indirizzato negli studi alla tradizione classica del paese ed allarmato dalla crisi nella sua regione, il diciassettenne Mao fu pronto per realizzare grandi cose. Egli si imbarcò per la città di Changsha dove fù ammesso alla scuola media e li scoprì ed inizio la lettura di riviste e giornali che lo appassionarono. Egli diventò rapidamente un avido lettore nel gruppo di studenti della sua età accrescendo da li in avanti la sua preparazione attraverso la lettura di riviste, libri e giornali.

In quel periodo (1911) la sua cresciuta febbre per la politica nata in Changsha, alimentata dalla carenza di cibo e riso nelle città, dalle notizie di movimenti reazionari che si stavano generando in Canton (Guangzhou) guidati dal rivoluzionario Huang Xing, condussero Mao ed un suo amico ad entrare nell’esercito. Da qui cominciò a conoscere il socialismo in vari momenti della sua crescita approfondendo la sua conoscenza con la vorace voglia di acculturarsi. Inizio così un apprendistato da politico ed insegnante frequentando varie scuole del paese. Apprese rapidamente a scrivere la poesia Cinese tradizionale e divenne sapiente sostenitore del combinare la scienza Occidentale con la cultura cinese, e questo fu una chiave del suo successo.

Inizio la pubblicazione di suoi studi sulla cultura Cinese che lo portarono ad essere sempre più conosciuto al di fuorri della sua regione.

Il patriottismo fu il motivo che lo guidò per molti anni facendo crescere forza al suo interno facendo maturare l’uomo che condurra’ la Cina al rinnovamento qualche anno dopo.

Fu promotore di molte attività innovative e per molti rivoluzionarie come quando fondò con suoi amici una scuola serale per lavoratori permettendo anche a queste categorie di potersi istruire, egli era profondamente convinto che una nazione ignorante era fondamentalmente una nazione debole.

Dopo la laurea nel 1918 egli fondò il movimento Xinmin Xuehui per sostenere il risveglio e la diffusione della scuola e della cultura nel paese. Da qui in avanti incontrò e frequentò molti personaggi della cultura e della politica a Pechino come Yang Changji, Li Dazhao, etc. continuando a forgiare il suo profondo pensiero marxista-leninista. Nel 1919 dopo i movimenti del 4 Maggio fondò la ‘rivista del fiume Xiang’ voce locale del suo movimento politico in Changsha, guadagnandosi la reputazione di portavoce dei valori antimperialisti.

Nel 1921 iniziò ad organizzare il partito Hunan (regione di provenienza) conducendolo al 1° Congresso del Partito Comunista Cinese a Shangai.

Nel 1922 mandò una rappresentanza del suo partito Hunanese a supportare ed organizzare nelle miniere dell’Anyuan le associazioni dei minatori, mostrando il suo interesse per i lavoratori quali fondamenta della società Comunista Cinese.

Egli fu presto eletto nel Comitato Centrale del Partito, da cui continuo a diffondere con più ampio raggio i suoi ideali.

Precursore ideologico della rivoluzione culturale, Mao fu convinto sostenitore che il cambiamento del paese sarebbe stato generato dalla classe contadina che rappresentava la principale linfa del paese.

Mao fù un anticipatore dei tempi ed un ideologo che conoscendo bene la composizione del proprio paese dalla base aveva saputo vedere lontano anticipando già nel 1960 quali sarebbero dovuti essere gli obiettivi di sviluppo della Cina. In un discorso enunciato ad una conferenza del comitato centrale del partito comunista il 22 Marzo 1960 si pronunciò così verso quei paesi che si stavano muovendo per la distruzione della Cina (Pakistan, India, etc.):

“I nostri nemici in primo luogo, sono gruppi assai ridotti di numero ( i cinesi erano allora già 650 milioni ndr); in secondo luogo, i loro sentimenti anticinesi non ci torcono nemmeno un capello; in terzo luogo, i loro sentimenti anticinesi devono rinsaldare la solidarietà di tutto il partito e di tutto

il popolo, fomentare il valore e il coraggio necessari al conseguimento di quella che è la nostra meta incondizionata: raggiungere e superare in campo economico e culturale i paesi occidentali evoluti.”

Dalle guerriglie alle rivolte del 1927 si arrivò al 1931/34 dove Mao fu partecipe alla fondazione della Repubblica Sovietica Cinese e ne fu eletto presidente.

Sotto la pressione del governo Mosca, Mao che voleva imporre alla rivoluzione un indirizzo diverso da quanto volesse Mosca, fu espulso e sostituito dal leader politico Zhou Enlai.

Da qui in avanti Mao ha presieduto cariche di primo livello all’interno del Governo centrale, del comitato centrale del partito Comunista Cinese, alimentando e trainando le sue ideologie di lotta al rinnovamento ed alla rivoluzione. Con gli anni divenne anche un pragmatico uomo militare sapendo arginare in più di un’occasione attacchi alla nazione da parte di nazioni esterne (es. Giappone), e gestire situazioni di guerriglia a favore della nazione.

Nel 1943 nella conferenza di Zunyi fu definitivamente avviato alla posizione di leader alla conduzione della nuova Cina.

Da qui i fatti della nazione e gli eventi politici che vedono Mao Tse-Tung protagonista sono innumerevoli passando per la guerra di Korea , la morte di Stalin, la rivoluzione culturale degli anni 60, i rapporti con Unione sovietica e Stati uniti, etc.

Egli fu un acuto stratega, un poeta capace, un abile politico, e via dicendo.. .

Mao cercò di rimodellare la Cina in una moderna ed industriale potenza utilizzando metodi ortodossi e non ortodossi.

Mao seppe imporre la sua inclinazione alla disciplina sociale attraverso la coercizione e la repressione, dovendo governare la nazione più grande del mondo.

Purtroppo questo gli costò la critica del resto del mondo occidentale.

Di contro riuscì ad interpretare i bisogni di un’immensa nazione e trasformali in un’opportunità di crescita e di sviluppo.

Seppe valorizzare la base della nazione che era la popolazione rurale, seppe credere in loro.

Porto’ tutte le categorie degli agricotori a convergere i grandi organizzazioni muovendole nei confronti dei proprietari terrieri, chiedendo concessioni in campo politico ed economico.

Si fece artefice della lotta contro la disoccupazione che fino agli anni ’60 era il più grande peso per la nazione Cinese.

In pochi decenni trasformò completamente la Cina, prelevata come una nazione di tipo medioevale fu riconsegnata alla sua morte del 09 Settembre 1976 come una moderna nazione con grandiose prospettive di crescita e sviluppo.

Oggi la Cina se pur afflitta da mille contraddizioni di carattere sociale ed economico, ha raggiunto il vertice mondiale per crescita economica e sviluppo traguardando gli obiettivi che già nel 1960 questo avanguardista leader politico metteva a fuoco con chiarezza.

Pertanto se la Cina oggi si trova in questa posizione alla testa delle potenze economiche e militari del mondo è in gran parte da riconoscere a Mao Tse-Tung ed alle sue innovative ideologie.

Nato a Shaoshan , contea di Xiangtan, il 26/12/1893 Mao Zedong è stato il principale leader del popolo della Repubblica cinese e primo segretario del partito comunista cinese dal 1943 fino alla sua morte.

lunedì 15 settembre 2008

Il riflesso del conflitto georgiano verso il Sudamerica


Siamo nel bel mezzo di una situazione internazionale che sta nuovamente tornando in ebollizione come anni addietro.

Tra Usa e Russia stanno ripartendo ‘i bollori’ di un tempo detta con termini popolari.

Dopo 18/19 anni di calma quasi piatta, molteplici eventi geo-politici stanno facendo riemergere situazioni emotive da guerra fredda.

Molteplici eventi da Agosto ad oggi hanno accelerato e dato un impennata al raffreddamento dei distesi rapporti fino ad oggi costruiti tra Russia e occidente con Comunità europea e Stati Uniti.

Dall’08/08/08 data ufficiale dell’invasione da parte delle forze militari di Tblisi verso la capitale Tskhinvali dell’Ossezia del sud, si è aperto il primo scontro mediatico diretto tra il Cremlino rappresentato dal presidente russo Medvedev ed i rappresentanti governativi degli Stati Uniti ed Unione europea.

Scambio di accuse durissimo da ambo le parti con la Russia che si è giustificata ritenendo questo intervento necessario.

Queste le parole del primo ministro Putin : “Quando un avversario viene nel tuo territorio, tu devi colpirlo in faccia, un aggressore deve essere punito”, affermazione da gergo militaresco.

Putin ha anche accusato gli Stati uniti di essersi intromessi cercando di estendere la propria influenza nel Caucaso senza aver chiesto il punto di vista della Russia.

La Russia tramite il suo presidente Dmitry Medvedev ha inoltre accusato gli Stati Uniti di aver aiutato Tblisi a costruire la sua macchina da guerra e preso contatti con le autorità per rinforzare le relazioni con le Georgia.

In questo frangente Mosca ha anche ammonito i paesi della Nato che le forze militari russe potrebbero essere rafforzate nel Mar nero in conseguenza di una crescita in quella zona delle forze Nato, dopo l’ingresso dallo stretto dei Dardanelli di due navi militari statunitensi che stanno ‘soggiornando’ nel Mar Nero.

L’Unione europea da parte sua dopo le affermazioni di Mosca ha deciso di sospendere le relazioni diplomatiche con la Russia fino al definitivo ritiro delle truppe di Mosca, d’altra parte però l’unione non è stata in grado di decidere e attivare sanzioni verso Mosca, mostrando la sua ben nota caratura politica.

Successivamente sono sopraggiunti una serie di interventi di distensione da parte del nostro primo ministro Berlusconi verso il presidente Dmitry Medvedev e del presidente francese Nicolas Sarkozy quale presidente di turno dell’Unione europea con cui il 12/08/08 è stato raggiunto un accordo per il fermo dell’intervento militare che prevedeva i seguenti punti da attuare:

a) Non ricorso alla forza.
b) Cessazione immediata di tutte le ostilità.
c) Libero accesso agli aiuti umanitari.
d) Ritorno delle forze armate georgiane alle postazioni permanenti (caserme).
e) Ritiro delle forze russe alle posizioni precedenti al conflitto. Per la creazione di meccanismi internazionali, le forze di interposizione russe prendono misure supplementari di sicurezza.
f) Inizio di un dibattito internazionale sul futuro status di Ossezia del Sud e Abkhazia, e dei mezzi per garantire stabilità e sicurezza.

Da parte del governo Usa in una prima comunicazione ufficiale si è voluta mostrare tolleranza esternando che non è iniziata una nuova guerra fredda tra l’Occidente e la Russia, come riportato dal segretario di stato Usa Condoleezza Rice durante la sua visita in Europa.

Gli Usa tramite Condoleeza Rice hanno anche annunciato aiuti per 1 milione di $ per le opere di ricostruzione dopo il conflitto, facendo irritare i dirigenti russi.

Dagli Usa invece la Palin vice di mcCain, ha effetuato una non provvidenziale uscita concedendo un’intervista alla Abc News, mandando un esplicito avvertimento alla Russia: ‘Gli Stati Uniti vogliono l’estensione della Nato ad altri paesi ex sovietici e se l’esercito di Mosca dovesse invadere di nuovo la Georgia, siamo pronti a un conflitto armato, come previsto dal regolamento dell’alleanza atlantica.” Questa sarebbe la continuità che si darebbe al governo Bush nel qual caso vincessero le elezioni presidenziali i repubblicani.

L’intervento di Barack Obama molto più accomodante e razionale ha evidenziato l’inaccettabile violazione dei confini di una nazione indipendente avvenuta da parte della Russia, ma con ciò bisogna instaurare una discussione tra le parti e l’inserimento di mediatori internazionali di alto livello, onde evitare una escalation militare.

A questo punto l’Europa rimane a guardare, vedremo i prossimi eventi da parte della Russia e della Georgia, dove ormai si è creato un altro punto caldo e strategico da tenere sottocontrollo per l’unione Europea, in quanto può determinare gli equilibri strategici militari di mezzo mondo.

Da qualche giorno sta emergendo un altro focolaio distante 10.000 km da Tblisi, ma che promette un bel da fare per i diplomatici di una parte del continente americano tra cui gli Stati Uniti.

La Bolivia del presidente Evo Morales in combutta con i suoi antagonisti politici che gli stanno mettendo a ferro e fuoco molte città, ha espulso l’ambasciatore statunitense con sede a LaPaz accusando gli ‘Yankees” di fomentare la rivolta interna boliviana.

Anche Honduras e Venezuela trainate dalle parole del sue presidente Hugo Chavez ha espresso solidarietà alla Bolivia ed ha espulso a sua volta l’ambasciatore statunitense, minacciando una sospensione dei rifornimenti petroliferi agli Stati Uniti.

Ricordo che il Venezuela è uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio ed appartiene alla organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC).

A questo punto voglio esprimere un mio personale giudizio che esattamente dopo un mese dai fatti della Georgia, quanto sta accadendo da quest’altro versante del mondo cioè quello Americano non è assolutamente slegato dagli accadimenti di Tblisi.

La Russia si stà togliendo qualche sassolino dalle scarpe, attraversando l’oceano Atlantico ed andando ad infastidire gli Stati Uniti questa volta vicino casa.

Questa volta la mano è quella del Venezuela, Bolivia ed Honduras, ma sappiamo che tra questi nazioni e la Russia corre buon sangue.

Tanto che anche il presidente Chavez ha dato un avvertimento agli USA segnalando la presenza di due bombardieri Russi TU-160, una delle più avanzate fortezze volanti dei russi, commentando e rimarcando di essere un alleato strategico della Russia.

Insomma anche qui vedremo presto l’evolversi di una situazione ormai esacerbata da anni di continui battibecchi ed attacchi diplomatici tra gli Usa ed i paesi sudamericani.

Da qui in avanti pertanto potremo aspettarci distensione o probabilmente un escalation di eventi politici e diplomatici di ampio raggio tra nord e sud del continente americano.

Mi ripropongo comunque di ritornare presto ad approfondire questo argomento animato da questo intenso scontro politico internazionale.

sabato 13 settembre 2008

Darfur:perchè milioni di civili valgono meno del petrolio?

I fatti si svolgono nel Darfur regione del Sudan grande una volta e mezza l’Italia situata ad ovest, al confine con il Ciad con poco più di 4 milioni di abitanti.

Sin dai primi anni ’80 una guerra fratricida si combatte nel cuore dell’Africa generando in questo lungo trascorso uno dei più pesanti disastri umanitari della storia.

In questa questa regione il territorio è costituito da deserto a nord, montagne al centro e savana a sud, caratterizzandolo come un territorio povero per ogni attività agro alimentare.

Le popolazioni di questa regione sono per il 60% di origine musulmana e costituite da molteplici gruppi etnici dislocati sul territorio.

Nel centro della regione sono stanziate le etnie animiste Fur, Masalit, Berti,Bargu, Bergid, Tama e Tunjur che vivono principalmente di agricoltura e pastorizia, nel nord del paese sono presenti i gruppi etnici musulmani Zaghawa e Bedeyat essenzialmente popolazione nomade e errante nel deserto ed allevatori di bestiame da pascolo e cammelli.

L’inizio di questo conflitto etnico ha avuto 2 principali cause che agli inizi degli anni ‘80 hanno fatto da detonatore all’esacerbazione del conflitto.

Il primo evento è scaturito dalle tensioni storiche tra le due principali etnie della regione, gli Zaghawa di origine musulmana ed i Fur popolo che dà il nome alla regione (Darfur = dimora dei Fur), antagonisti da sempre che in quegli anni si rivaleggiarono con le prime guerriglie fratricide .

Ad alimentare ulteriormente questo conflitto furono i venti di guerra portati dai guerriglieri ed i profughi provenienti dalla guerra in atto nello stato del Ciad confinante con questa regione.

Il secondo fattore scatenante fù, a partire dal 1984 fino ad oggi, l’intensificarsi di fenomeni di siccità causata dalla continua diminuzione delle piogge che impoverendo i già esigui raccolti dell’agricoltura ne hanno quasi eliminato i pochi benefici. A deteriorare ulteriormente la già impoverita agricoltura furono fenomeni di devastazione alle coltivazioni portati da infestazioni parassiti.

Di fronte a questi eventi il governo di Kartoum sin da quegli anni fallì l’opera di fronteggiare la catastrofica situazione sociale ed economica che colpì la popolazione del Darfur che prosegui negli anni a venire, facendo inoltre mancare alle popolazioni impiegate in agricoltura necessarie fonti di sostegno e supporto economico.

Già da metà degli anni ’80 fino agli anni ’90 il gruppo dei Fur ha sempre denunciato violenze e persecuzioni indicandone responsabile il loro gruppi rivali incoraggiati ed armati dal governo centrale di Kartoum.

Questa pesante situazione sociale, economica e sanitaria ha spinto la popolazione maschile in particolare ad abbandonare la regione per trovare impieghi più fruttuosi altrove abbandonando donne e bambini nei villaggi.

Il conflitto riprese vigore a partire dal Febbraio 2003 quando il nuovo movimento FLD (fronte di liberazione del Darfur) questa volta formato dai Fur riunitosi insieme a parte del gruppo Zaghawa, decise di ribellarsi alle sopraffazioni dell’esercito di Kartoum che si presentava nelle spoglie delle milizie a cavallo denominate Janjaweed. Costoro per anni sono stati artefici di violenza e barbarie portate alla popolazione con l’appoggio del governo centrale per tentare di sopraffare i gruppi rivoluzionari del Drafur.

Da quella data in avanti una serie interminabile di scontri e vere situazioni di guerra si sono succedute nelle località di Golo, al Fashir, Kutum, etc. fino ad arrivare ai giorni nostri.

Nel 2004 si arrivò vicino ad una tregua tra il governo del Sudan e i vari movimenti rivoluzionari ma anche qui alcuni gruppi non firmarono il trattato che prevedeva il fermo delle ostilità, facendo così saltare l’accordo e riavviare le azioni di guerra.

Altro accordo di pace sottoposto alle parti nel Maggio del 2006 e supervisionato da Stati Uniti ed Unione Africana, fu sottoscritto dalle parti, ma anche qui a partire da Agosto di quell’anno riprese il conflitto mietendo vittime fino ad oggi.

In questi 25 anni di guerra la nazione, ma in particolare questa regione del darfur, sono state dilaniate dalle morte, dalle violenze su donne e bambini, dalla distruzione di intere etnie.

L’impotenza dello stato centrale ad affrontare l’ormai incontrollata situazione delle regioni in guerra, ha portata ad uno stato di anarchia assoluta dove si è consentito ai numerosi gruppi rivoluzionari di spadroneggiare e decidere della sorte di centinaia di migliaia di esseri umani.

Ad oggi fonti ufficiali stimano che il conflitto abbia generato direttamente o indirettamente circa 300.000 morti, addirittura qualcuno stima 450.000 morti.

Gli sfollati si aggirano sui 2, 5 milioni di persone residenti nel Sudan emigrati nelle regioni e nazioni circostanti.

La concomitanza della siccità, della scarsità di cibo e della carestia che ha raggiunto gran parte della regione ha creato gravi emergenze sanitarie per gli sfollati presenti nei campi profughi esistenti, creando anche lì realtà allucinanti al di fuori di ogni estrema ratio.

Il governo di Kartoum incapace di arginare una catastrofe di carattere mondiale, forse la più grande della storia si è reso partecipe dell’accaduto come attore primario del genocidio in atto, assoggettandosi ai gruppi rivoluzionari musulmani.

Le forze di sostegno alla grave situazione del Paese inviate ufficialmente dall’Onu sono di gran parte fornite dall’Unione Africana che con circa 7.000 uomini non riescono ad arginare le violenze in atto nel paese.

Da parte degli enti umanitari governativi e non governativi presenti nel paese (Unicef, Croce rossa internazionale, etc), si cerca quotidianamente di portare sostegno economico, sanitario, umanitario alle popolazioni colpite.

Ad oggi questi aiuti umanitari fanno grossa difficoltà a raggiungere le popolazioni in quanto molte aeree del Darfur e del Sudan sono ancora sotto lo scacco della guerra civile.

Vista l’imponenza e la gravità della situazione sanitaria ed alimentare questi aiuti risultano totalmente insufficienti a soccorrere le popolazioni e coprire l’ampio raggio raggiunto dalla guerra e dalla calamità.

Dati dell’Unicef riportano di circa 75 bambini sotto i cinque anni che ogni giorno perdono la vita per infezioni e malattie.

Finalmente a Luglio del 2008 il tribunale internazionale dell’Aja presentando i dati di un’inchiesta sul conflitto del Darfur ha formulato i seguenti capi d’accusa verso il presidente sudanese Omar al-Beshir: genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nella regione.

Cosa potrà portare questo intervento tradivo e di poca efficacia per le popolazioni bisognose di tutt’altro supporto?

Di fronte ad una tragedia di questa portata, il resto della comunità internazionale, tra cui Stati Uniti ed Unione Europea non hanno mai realizzato interventi concreti di sostegno alla popolazione del Darfur.

Mi chiedo allora il perché ci si incaponisca a mantenere vivo così a lungo un intervento di peace-keeping in Afghanistan o Iraq, mentre una situazione umanitaria contingente dieci volte più disastrosa non meriti un intervento forte da parte delle nazioni occidentali.

Questa purtroppo non è una zona che strategicamente possa dare vantaggio di alcun genre a qualcuno, in quanto probabilmente qui non ricadono interessi economici rilevanti.

E’ triste ristringere la conclusione ad un così limitato pensiero ma la realtà oggi è questa.

Milioni di vite umane non valgono più o quanto il controllo del petrolio?
Forse per qualcuno no!

mercoledì 10 settembre 2008

Ritorna l' 11 Settembre

Come di consueto c'è sempre un 11 settembre che ritorna!
Mai come da 7 anni a questa parte questa data è vissuta come un limite, una frontiera da oltrepassare, una giornata ombrosa da superare con il fiato sospeso ...
Inutile ricordare il dramma che ha sconvolto mezzo mondo, risulterebbe scontato e noioso, anche se lo faranno in molti...
Voglio cogliere questo anniversario come una buona opportunità per chiunque voglia farlo.
Vorrei che questa data ci facesse riflettere su cosa eravamo prima dell'11/09/01 e come ci siamo trasformati qualche tempo dopo...
Si, forse non ve ne sarete accorti ma qualcosa dentro di noi è cambiato...
Avevamo sempre creduto che le conquiste dell'occidente, i ns diritti, la ns sicurezza di cittadini in un mondo molto evoluto, le grandi città, tutte le ns conquiste civili potessero esistere e rimanere per sempre, consolidarsi nel tempo.
Purtroppo questo oggetto di cristallo si è rotto, i suoi frantumi li sentiamo ancora oggi infilatisi in qualche angolino delle ns scarpe, dandoci noia di tanto in tanto.
Allora visto che quello in cui credevamo, o meglio che ci avevano fatto credere sulla immortalità delle ns conquiste di normali cittadini non è mai stato vero propongo di cambiare.
Proviamo a cogliere questo avvenimento e trasformiamolo in opportunità di cambiamento.
Pensiamo in modo diverso.
Proviamo a progettare la ns vita programmandola ed indirizzandola verso quello che veramente ci piace, non per quello che la società ed i media vogliono che ci piaccia.
Invece dell'acquisto dell'I-phone forse val la pena trascorrere un week-end con gli amici . .
oppure invece di indebitarsi per l'acquisto del Porsche Cayenne e fare ogni giorno un bel figurone in pubblico, proviamo a dar valore a qualcosa che potrebbe aiutare chi vive una vita meno dignitosa di noi.
Rivediamo i ritmi di questa vita 'spericolata' condotta quotidianamente al limite delle ns forze, riscoprendo il godere delle bellezze che abbiamo intorno e nelle nostre famiglie.
I nostri figli crescono una sola volta e poi non tornano più indietro allora godiamoceli.
La nostra compagna anche lei ha il diritto di vivere con un uomo che ne valorizzi i suoi pregi e difetti con orgoglio.
Comportiamoci per quello in cui crediamo, non per quello che gli altri ci impongono o per la credenza popolare.
Non debbo vergognarmi se sono musulmano e mi fermo a pregare in mezzo ad un prato,
non debbo vergognarmi se la natura mi ha costretto ad andare su una sedia rotelle per il resto della mia vita,
anche se sono vecchio, curvo e cammino male ho diritto di stare tra la gente come gli altri,
se la mia squadra di calcio ha perso una partita con onore o con disonore ed esco dallo stadio ho diritto di starmene tranquillo senza essere malmenato,
se mio padre è un alcolizzato non devo essere additato e lasciato in disparte a scuola o con i miei amici,
se io fossi ...
se ...

insomma è arrivato il momento di provare a cambiare, ripensiamo indietro di qualche anno, facciamo tesoro di quello che è accaduto l'11/09, cominciamo tutti insieme ad agire per qualcosa che ci dia una gioia interiore e forse così cambiando un pò alla volta si genererà una goccia che versata nell'oceano innescherà un nuovo Big-Bang . . .