venerdì 21 maggio 2010

Michele, smentisci le voci sulla tua buonuscita d'oro!


L’ultimo ritorno di Santoro in TV nel 2006 con l’avvento di ’Anno zero’, aveva creato un profondo scossone negli ambienti RAI e nella sfera politica che ne governa le sorti da molti anni.

In troppi, da quella galassia che ruota vorticosamente attorno ai destini del servizio pubblico televisivo, da quel 2006 si sono interessati avidamente e premurosamente di seguire e criticare con ripetitiva affezione il suo ruolo di mattatore dell’opinione pubblica Santoro-dipendente.

Costui dal livello di fibrillazione che riesce a generare attorno a se, risulta essere per molti un personaggio dalle indiscusse capacità espressive, organizzative oltre che attrazione mediatica d’eccellenza.

Con i suoi show (vedasi Rai per una notte) e con le sue inchieste è sempre riuscito a trasformare il suo gruppo di lavoro e le sue trasmissioni in un polo di attrazione mediatica, generatore di alto gradimento verso il pubblico Rai ed amplificatore di ascolti anche in seconda serata dove in pochi riescno nell’ardua impresa di conquistare ascolti.

Purtroppo o per fortuna da oggi su tutte le testate e blog italiani è risuonato fragorosamente ancora il suo nome, sotto i più svariati e colorati titoloni che ne approvano o ne condannano l’operato recente, legandolo all’annuncio inaspettato del suo ’esonero’ dagli ambienti Rai.

Si avete capito bene, Michele Santoro, sembra che abbia deciso di andarsene dalla Rai di sua volontà, strano ma vero.

Il difensore della libertà d’informazione, il paladino dei cittadini dai diritti negati, lo smascheratore della corruttopoli animatrice di una certa politica in voga di questi tempi, ha preso la sua saggia decisione di abbandonare il ’palco televisivo’.

Ma al Santoro nazionale non posso che dare ragione, d’altronde lavorare in quell’ambiente dove lo sforzo ed il lavoro maggiore va indirizzato al parare i colpi dei suoi dirigenti che invece di facilitargli il lavoro lo crocifiggono puntata dopo puntata, non permettendogli di lavorare con la serenità che meriterebbe la costruzione e la conduzione di un programma d’opinione indirizzato al servizio pubblico.

Altrettanto accade con la politica che scottata dai suoi rivelatori interventi infrasettimanali rigurgita ogni venerdì mattina e per tutto il week-end sentenze e condanne per quest’oratore a cui secondo alcuni viene concesso uno spazio mediatico senza confini e forse senza controllo.

Ma ciò non ci scandalizza perchè conosciamo i pulpiti della politica dal quale vengono emesse queste sentenze indirizzate esclusivamente alla denigrazione.

Adesso però caro Michele credo che sia arrivata una vera resa dei conti, non tanto verso tutti quegli avversari che ti hanno troppo spesso lanciato uova in faccia, nascondendo nell’altra mano il corpo del reato che tu denunciavi.

Il conto che adesso gli italiani ti chiedono è un altro, quello legato alla tua ricompensa per il servizio prestato in questa azienda che ciascuno di noi sostiene con il pagamento del canone.

Un conto che dovrebbe coincidere alla perfezione con le tue battaglie per la giustizia, l’uguaglianza tra i cittadini, l’equità che la politica e le istituzioni debbono tenere nei confronti degli elettori e che tu da nostro paladino ti sei molto spesso caricato sulle spalle per farne delle battaglie pubbliche per ciascuno o per tutti noi.

Allora torno al dunque a dirti che non vogliamo credere che il compenso per il tuo defilare dagli studi della Rai possa ammontare a 10 o 17 o non so’ quante decine di milioni di euro, come tanti ed in troppi sbandierano, magari senza avere nulla di concreto che possa fondarne una benchè minima credibilità d’informazione.

Sono certo che quanto hai fatto in tanti anni di gloriose battaglie più o meno di successo, mantenga fede ad un tuo credo profondo in tal modo da rinnegare furbesche buonuscite da predatore delle risorse profuse dai cittadini e dalla comunità di abbonati RAI.

Se così fosse allora provvedi con rapidità a smentire le voci che ti danno ormai nell’olimpo di quei pochi fortunati ’Pensionati d’oro dello stato’ che con la prebenda buonuscita garantiscono sostentamento per se e per le prossime generazioni e che tu hai sempre condannato nei tuoi servizi e nelle tue battaglie.

Noi non vogliamo credere all’informazione manipolata.

sabato 8 maggio 2010

Dov'è finita la legge sul testamento biologico?


Era il 9 Febbraio 2009 quando al Senato della Repubblica si stava discutendo il Disegno di legge n.1369 che avrebbe dovuto garantire e formalizzare un istituto legislativo che regolamentasse il mantenimento di malati in stato vegetativo persistente.

Occorreva porre rimedio ad un buco legislativo su un argomento molto sentito da tutti gli italiani e che venne alla ribalta con il caso di Eluana Englaro.

L’opinione pubblica si divise profondamente tra chi condivideva la volontà di Eluana e di suo padre Peppino indirizzata all’interruzione dell’alimentazione forzata e di chi invece propendeva per continuare a fornire quanto necessario a garantire uno stato vegetativo continuativo.

La discussione del testamento biologico si allargò talmente tanto che arrivò alle sedi istituzionali.

Proprio quel 9 Febbraio 2009 però Eluana Englaro morì trovando impreparati tutti quei legislatori e parlamentari che con curioso carattere d’interessamento a questo caso, mostrarono all’intero paese quanto stesse loro a cuore Eluana e le problematiche legate al suo problema.

Quel disegno di legge n.1369 e le discussioni che si generarono, di colpo furono smorzate dalla sopraggiunta notizia della morte di Eluana, facendo ripensare il gruppo di maggioranza parlamentare sui passi da compiere, espletando il ritiro di questa proposta legislativa, ritenuta da molti stringata e non condivisa dalla maggioranza dei parlamentari.

Allora la promessa dall’attuale Governo fu quello di impegnarsi a riscrivere in breve tempo una proposta legislativa più articolata e più condivisa, che prendesse in esame tutti gli aspetti legati al testamento biologico, alla nutrizione artificiale ed alle terapie che accompagnano la sopravvivenza di malati in stato vegetativo permanente. L’obiettivo era anche quello di avere una legge ampiamente condivisa visto il coinvolgimento morale esternato dagli italiani che si era creato attorno a questa problematica.

Da allora poi il silenzio più assoluto, questo Governo assurto a ’Governo del fare’, si è dimenticato di tutto.

L’urgenza ed il trasporto mostrato dai nostri parlamentari in quell’occasione si è dissolta totalmente quasi come se il problema dei malati in stato vegetativo si fosse dissolto per sempre con la morte di Eluana.

L’impressione che ho avuto è che la politica abbia voluto in quell’occasione cavalcare l’onda emotiva che coinvolse gli italiani e li divise, per poi governare gli assensi di coloro che sentivano proprio questo problema.

Perché allora ad un anno e mezzo da quel 09 febbraio 2009 non si è mosso più niente?

Perché nessun parlamentare ha fatto più menzione a questo enorme problema di carattere legislativo e morale d’interesse per tutto il paese?

Forse dovremo aspettare un altro caso Welby o un altro caso Englaro e forse si risveglierà nei nostri sonnacchiosi politici quell’emotività che li possa portare a svolgere il loro dovere affrontando quelli che sono i reali problemi di un paese, e quello sul testamento biologico è uno di quelli veramente urgenti e prioritario.