martedì 30 giugno 2015

L'Europa poco solidale deve imparare la lezione.



L'Europa ed in particolare la Grecia in questo momento mostrano  segni preoccupanti di scollamento e contrapposizione al punto tale di mettere in fibrillazione l’intero continente che ancora mostra di credere nell’ampio contenitore europeo.
Vorrei perciò esternare il mio ragionamento su quanto sta accadendo partendo da un dato e da alcuni accadimenti che ci riguardano da vicino.
Nel 2011 l’Italia era in difficoltà evidenti nei confronti delle istituzioni Europee, perché mostrava in quel frangente dati macro economici  che non le permettevano di continuare a bivaccare e sopravvivere senza mettere in atto alcuna riforma che le permettesse di recuperare performance da primo della classe.
Il famoso e desueto ‘Spread’, fino ad allora ritenuto un anonimo sconosciuto, balzellava nelle tabelle e nei grafici dei tecnocratici paneuropei  con cifre attorno ai 500 punti, questo concesse al tecno-ministro Monti di lì a pochi mesi di mettere tutti  i lavoratori italiani al muro spostando l’asticella delle pensioni di vecchiaia a 66 anni.
Questa tirata di cinghia ci permise di rientrare in quello strettissimo rapporto deficit/PIL del 3%, che ancor oggi non permette di fare sonni tranquilli a molti ministri economici di Eurolandia.
Questa riforma intestata alla ormai nota Ministra Fornero porto’ milioni di italiani a rivedere i personali progetti futuri ed incise sulla possibilità di godersi la meritata pensione diluendone la data di fuoriuscita dal lavoro, insomma sacrifici che avremmo voluto evitare ma che allora risultarono irrinunciabili.
Oggi anche la Grecia ,come fu per noi allora, si trova in grosse difficoltà economiche, mancanza di liquidità ed un forte debito stanno strangolando questo paese nonostante sia stato sottoposto da anni a ‘onerose’ richieste di tagli e riduzione degli sprechi su richiesta dei suoi creditori.
La drammatica situazione greca è il frutto di Governi ellenici senza scrupoli che taroccando bilanci da presentare al board europeo hanno ripetutamente superato i difficili esami di ammissione senza realmente meritarlo.
Ora però  la realtà è un’altra, riduzione degli stipendi, taglio delle tredicesime, cancellazione dei benefit a medici, ospedalieri e funzionari dello Stato, ritocco al ribasso delle pensioni sono  interventi intrapresi recentemente che ricadono sulla pelle dei cittadini e stanno incidendo negativamente sul già provato stato sociale.
Certamente la crudezza del momento rende difficile la valutazione che molti si aspetterebbero, cioè infliggere alla Grecia altri sacrifici realizzabili pur con stretti margini di manovra, come ad esempio la soglia dell’età pensionabile che noi abbiamo portato a 66 anni, in Grecia risulta ancora inferiore ai 60anni.
Ma questo stato delle cose non permette facili valutazioni risolutive neppure ai più esperti economisti.
Dall’altro fronte c’è l’Europa che dal centro delle sue istituzioni burocratico-economiche non vuol mollare la presa del monello che non vuol fare tutti i compiti come Lei le vorrebbe imporre.
Ma qui debbo fare una espressa critica al gigante Europeo che in mesi di trattative non è riuscito a risolvere un problema che qualche anno fa era di facile risoluzione.
Ci fa riflettere un dato sopra tutti che mostra il PIL europeo dei 28 paesi  ad oltre 13.000 miliardi di € mentre quello ellenico era di 182 miliardi nel 2013 (poco più dell’1% il loro rapporto), sarebbe bastato un accordo diverso e qualche puntigliosa posizione presa dai burocrati di Bruxelles meno rigida, per convogliare verso una positiva mediazione ed un risultato che avrebbe accontentato  i creditori senza grossi sacrifici ed avesse esorcizzato  catastrofiche ripercussioni sull’intera Europa.
Ci troviamo oggi dopo mesi e mesi di prese di posizione intransigenti e mancati arretramenti da rigidi posizionamenti che tra i due contendenti  Europa e Grecia si sta configurando il più drammatico confronto della storia dell'Unione europea.
Il confronto tra un gigante Golia narcotizzato da burocrazia e crisi che viene immobilizzato da un piccolo e non arrendevole Davide, che con scaltrezza e ‘furbizia’ gioca le sue ultime pedine.
Tsipras alla guida del piccolo Davide ha pensato furbescamente di condurre il gioco iniettando nelle vene del gigante una dose di ‘paura’ e ‘terrore’ rappresentato dalla Grexit, che immobilizzi l’intero comparto politico/economico e augurandosi  cedimenti verso posizioni  nuove e concessioni ulteriori indirizzate alla dilazione delle scadenze in arrivo.
Niente di meno che un Referendum sul SI/NO all’accettazione delle nuove richieste dei creditori, che equivale ad un perentorio dentro o fuori dall’Euro.
Questa iniezione di ‘paura’ ha quindi avuto effetto immediato, permettendo che in un solo giorno si fossero bruciati sui mercati finanziari europei 236 miliardi di € il tutto generato dalla mancata restituzione da parte di Atene della rata di 1,6 miliardi di € in scadenza il 30/06/15.
E’ una situazione al limite del razionale ma oggi si infrangono in questa irragionevole realtà le aspettative di tanti milioni di cittadini europei.
E’ il gioco delle parti, uno contro l’altro e l’Europa procede nel suo cammino sempre più verso la  sua disgregazione.
In questi anni molti sono i fattori che non hanno generato una istituzione europea forte e coesa, governata politicamente da idee comuni e condivise ed economicamente da una proposta che tenesse conto delle diversità macroeconomiche dei singoli paesi.
In questi anni abbiamo visto crescere un Europa in cui è troppo accentuato l’aspetto economico indirizzato al profitto ed alla rigida rendicontazione contabile, si è perso di vista il ruolo politico dell’Europa e soprattutto il focus sulla realtà sociale, disinteressandosi  inoltre dell’aspetto solidale tra e verso i popoli e le classi più deboli.
Ora siamo alla resa dei conti, usciremo certamente con le ossa rotte da questo confronto, sia noi ma soprattutto il popolo greco, qualsiasi sarà l’esito degli avvenimenti da qui in avanti.
Mi auguro solo che da questa lezione tutte le istituzioni europee ed i singoli stati imparino una lezione.
I sacrifici si fanno tutti insieme, i risultati positivi si condividono, la solidarietà deve tornare a far respirare l’intero continente, ma soprattutto non possiamo far guidare l’Europa ai tecnocrati pagati dalla finanza e dagli speculatori.