martedì 15 giugno 2010

DDL intercettazioni ed il trasferimento del caso di Firenze


Parallelamente alla discussione del DDL intercettazioni, una parte del paese, il mondo dell’informazione, e qualche schieramento politico si domandano quale sarà il futuro di molte inchieste dopo l’approvazione di questa legge.

Bavaglio o meno, l’impatto mediatico di questo intervento legislativo è stato veramente forte ed ha scosso ad ampio raggio l’opinione pubblica di sinistra e di destra.

Dal PDL, l’onorevole Pecorella ad un’intervista di ieri, ritiene che questo testo “può essere migliorato sui temi costituzionali della privacy, della giustizia e della libertà di stampa”.

Non è dello stesso parere il senatore Bossi più intransigente che mai, riferisce che “la revisione di questo disegno di legge si scontrerebbe con un veto della Lega che ne impedirebbe l’approvazione definitiva”.

Il Ministro Alfano in posizione difensiva riferisce dietro al coro del PDL che “non vogliamo difendere nessuna lobby, ma la privacy dei cittadini”!

Anche l’onorevole Cicchitto è fermo sulla posizione di un procedimento senza modifiche confermando che “alla Camera ulteriori modifiche non ci troveranno consenzienti!”.

All’opposizione cambiano i toni, raggiungendo un insolito surriscaldamento come quello dell’onorevole Enrico Letta dal PD che risponde a chi l’interroga con fermezza “Alla Camera sarà un Vietnam per la maggioranza!”.

Dello stesso parere l’onorevole Casini “questa legge va cambiata alla Camera di tutto punto”, anche l’onorevole Di Pietro guidato dal solito fervore annuncia barricate ed un assedio a Montecitorio che verrà occupata!

Potrei continuare a riportare ancora tantissimi commenti che dalla politica e dai rappresentanti di numerose categorie completano il variopinto scenario dell’opinione pubblica trainata emotivamente da questa discussione così incisiva per il futuro del paese in tema di Giustizia ed informazione.

Un futuro che con la definitiva approvazione di questo disegno di legge, vedrebbe uno strappo forte verso la lotta alla corruzione ed all’illegalità, generato dall’impossibilità di condurre a buon fine approfondite attività investigative supportate da intercettazioni prolungate ed ad ampio raggio che di recente hanno portato allo scoperto oscure ed alquanto pericolose macchinazioni ai danni della comunità.

E’ il caso della "cricca fiorentina", dove troviamo la magistratura operosamente impegnata a lavorare sugli ultimi stralci di intercettazioni ancora disponibili, dove la procura di Firenze ha ricostruito negli ultimi due anni le attività di un gruppetto di insospettabili avidamente interessati all’appalto per la costruzione “della scuola dei marescialli di Firenze”.

Il gruppetto di insospettabili coinvolti nell’inchiesta fiorentina è rappresentato da Denis Verdini (Coordinatore nazionale del popolo della libertà), Francesco Piscicelli (imprenditore), Riccardo Fusi (imprenditore), Fabio De Santis (provveditore alle opere della Toscana) ed Angelo Balducci (presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici), questi ultimi due risiedono attualmente in carcere, in attesa della sospensione della custodia cautelare che potrebbe giungere da Roma.

Da quanto emerge dalle indagini dietro all’appalto per la costruzione della Scuola della finanza, era stata istituita una rete di scambio di favori e denari indirizzati a corrompere il ruolo delle istituzioni incaricate di sovraintendere il corretto svolgimento delle opere.

Casi come quello di Firenze con l’eventuale approvazione del "DDL sulle intercettazioni", che presto farà ingresso alla Camera dei Deputati, rischierebbero di non poter mai emergere alla luce del sole, se pensiamo che le prime intercettazioni su questo caso risalgono al 2008.

Mentre con la nuova legge non si potrebbero superare i 30gg di intercettazioni, prorogabili di 15gg + 15gg nel caso emergessero nuovi elementi.

Ma a preoccupare i magistrati di Firenze non è solo il disegno di legge di cui largamente abbiamo scritto anche in molti altri articoli su AV.

Proprio in questi giorni è giunta la notizia per decisione della Cassazione di trasferire a Roma l’inchiesta sulla Caserma dei marescialli di Firenze avviata da oltre 3 anni, impegnado pesantemente i magistrati fiorentini e che ad oggi ha portato alla luce quanto tutti noi conosciamo.

Perché allora trasferire la competenza di questo caso da Firenze a Roma, quando i magistrati e l’attività investigativa stavano riportando brillanti risultati?

A Firenze in molti se lo chiedono e magari anche con una non nascosta preoccupazione.

Ma da ora in avanti speriamo che questo cambio di sede sia ben motivato e non conduca le indagini, fino ad ora brillantemente condotte, su un "binario morto", ma si traduca in un successo della Giustizia e delle istituzioni.

Dalla risoluzione di questo caso di corruzione, l’opinione pubblica attende un riscatto, che possa dimostrare la forza dello Stato nei confronti di alcuni potenti che violarono la legge per raggiungere esclusivo tornaconto personale dilapidando le ormai esigue risorse Pubbliche.

sabato 12 giugno 2010

DDL Intercettazioni. Se passa, AgoraVox come RadioLondra.


Invertiamo la rotta. Se l’Italia è “nave senza nocchiero in gran tempesta”, allora è il momento di riappropriarci del nostro paese. Indistintamente, cittadini di destra e di sinistra dovrebbero fare un passo indietro rispetto ai rispettivi particularismi ed unirsi alla ricerca di un bene comune.

Il Ddl sulle intercettazioni sarà la pietra tombale su una democrazia lentamente distrutta. Sarà la lapide apposta affinché la classe politica, anche se corrotta, possa autotutelarsi.

Le risposte, le giustificazioni, sono fumo negli occhi. Non è vero che le intercettazioni non bloccheranno le indagini per mafia, perché, spesso, è nel corso dell’indagine che emerge il reato mafioso e non a priori; in un’Italia stritolata dalle organizzazioni criminali, tanto valeva donargli direttamente le chiavi del paese.

Si sentono tante scuse, ci si maschera dietro la spesa di circa 300 milioni di euro l’anno, ma è pur vero che siamo il primo paese al mondo per auto blu, con 626 mila unità (gli USA, secondi, ne hanno 73 mila) ed il loro costo è di 13 miliardi di euro (lo stesso di una media finanziaria). Ed è ancora più interessante sottolineare come, grazie alle intercettazioni sull’inchiesta Antonveneto, i "furbetti" abbiano pagato allo stato 340 milioni di euro, ovvero più del loro costo!

Con questo decreto i Moggi, gli Anemone, i Fiorani, i Setola (sì, i Setola), sarebbero ancora al loro posto. Fiorani, oggi, invece di patteggiare la pena si sarebbe trovato a controllare i giornali (voleva scalare RCS).

Con questa legge i medici della Clinica Santa Rita sarebbero ancora al loro posto, ad operare ignari pazienti sani.

Con questa legge Alfredo Romeo starebbe ancora saccheggiando Napoli, e Anemone ridirebbe ancora al telefono dei morti a L’Aquila.

Di cosa parleranno, dunque, i giornalisti? Saranno ridotti ad essere i passacarte d’informazioni preconfezionate (ove non lo fossero già).

Quello che sta accadendo non ha eguali in nessuna democrazia occidentale, il bavaglio all’informazione è il bavaglio alla conoscenza. E’ il bavaglio alla libertà dei cittadini di poter scegliere.

L’Italia è un paese che rischia la deriva democratica, il decreto va ritirato immediatamente, se così non fosse, AgoraVox è pronta ad essere una sorta di nuova Radio Londra. I server in Francia e lo statuto di Fondazione non italiana ci consentirà di continuare a pubblicare quello che può essere detto.

Come per Radio Londra questo non significa abbandonare la lotta affinché le cose cambino, ma sfruttare le potenzialità di tutto il web, per raccontare le notizie e mobilitarsi, di conseguenza, sul territorio.

Questo è un invito a tutti i cittadini liberi: ribellatevi! Sfruttate le pieghe della legge per cambiare il paese. Scriveteci! Mandateci quello che non sarà più possibile pubblicare altrove e, nel frattempo, mobilitiamoci tutti. Facciamo sentire che essere cittadini non significa, solo, mettere una crocetta su una scheda, ma ribadire quanto scritto nell’articolo 1 della nostra Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo”.

La sovranità è nostra, non dimentichiamocelo mai.

Tratto da Agoravox del 11/06/10 - Autore:Francesco Piccinini

martedì 1 giugno 2010

Così parlerò col mondo: la storia di Michele Riva


La SLA è una malattina silente, che arriva e attacca il fisico pian piano, senza dare scampo al malcapitato. Come un’ombra, si attacca alle caviglie, al midollo della vita e te lo succhia via come se nulla fosse, giorno dopo giorno. E si resta lì, sfiancati, riversi sul letto, muti. Ma ora, per la prima volta in Italia, questo rigido e infausto gioco del silenzio potrà essere finalmente rotto.
Così parlerò col mondo: la storia di Michele Riva
Era il 1999. Ogni girono mi svegliavo, mi alzavo dal letto, come sempre. Ogni mattina le stesse quotidiane azioni, sovrapensiero. Camminavo le per strade di Torino, fremente, a passo svelto per non fare tardi. Ogni tanto sentivo una senzazione fredda e stridula alla base del collo, come un avveretimento, un ammonimento invisibile che mi metteva in guardia. Allora io mi giravo, per guardarmi le spalle,cercando il pericolo, cosa o chi minacciava la mia serenità. Ma non vidi nulla. Impercettibile, un’ombra sospetta, da quel girono, iniziò a seguirmi, ovunque, senza motivo, senza sosta.

Ovunque andassi, con chiunque parlassi o mi intrattenessi, quell’entità oscura era lì con me. Non potevo liberarmene. Inizialmente mi preoccupai, ansioso com’ero di vederci chiaro, di avere delle risposte, ma queste esitavano ad arrivare. Pian piano mi sentivo sempre più fiacco, con difficoltà ad alzarmi dal letto. Salire i gradini della scala del palazzo divenne un’impresa titanica. Credevo fosse stress, stanchezza. Poi mi accorsi che la famigerata ombra si era attaccata, avvinghiata a me, alle mie gambe, alle mie braccia, al mio torace, impedendomi di respirare, di muovermi, di comunicare.

Una mattina mi ritrovai steso, rigido e muto, in un letto. Come una tomba a cielo aperto, restavo li, minuto dopo minuto, senza poter parlare, vivere, accompagnarmi ai miei cari. La vita sembrava abbandonarmi, scivolarmi fra le dita come sabbia che ritorna alla spiaggia cadendo dalle mani. Ogni mio sogno sembrava svanito. Uno su tutti, quello di diventare radioamatore. Fin da bambino amavo parlare via etere, poter inviare la mia voce nell’etere, in un mondo parallelo, infinito. Ma ora, aprire la bocca e farne uscire qualcosa, anche uno stridio, era una missione impossibile.

Mai avrei pensato che la tecnologia mi sarebbe venuta incontro. Grazie a due computer e a un sensore oculare, riuscirò di nuovo a spandere la mia voce, i miei pensieri nell’etere, raccontare a tanti orecchi tesi le storie che meglio mi rappresentano, che vivo, nelle mie giornate piene di silenzio e di staticità, limiti che la mia mente e la mia tenacia hanno saputo bypassare.

Tratto da Agoravox Italia del 01/06/10