sabato 31 gennaio 2009

La lucidità intellettuale di Obama


Ci aspettavamo tutti di commentare i primi passi del presidente Barack Obama nell’espletamento del suo incarico.

L’atmosfera non è di quelle migliori, l’aria è rarefatta e pesante sotto gli effetti della crisi Economica che sta mettendo sotto pressione l’attività governativa di mezzo mondo.
Eppure l’apertura e la lucidità intellettuale di questo neo Presidente non vengono minimamente offuscate dai tristi accadimenti.

Una legge importante che mette in evidenza l’attenzione dell’uomo al sociale. Una legge che parifica i trattamenti economici tra uomini e donne nel mondo del lavoro degli Stati Uniti, rendendo giustizia a milioni di donne di quel paese.

La legge è ’intitolata’ a Lilly Ledbetter, una lavoratrice della Goodyear che dopo molti anni di servizio scoprì di ricevere una paga inferiore solo per il fatto di essere donna.
Questo presidente in questo modo prende in mano e mostra all’intero mondo che una società è composta dalla gente comune, ed affrontando i problemi di costoro si raggiungono obiettivi di vasta portata.

Un messaggio intelligente, il primo messaggio che manda il presidente Obama e che rispecchia un animo aperto al sociale.

Ci auguriamo tutti che il suo pensiero faccia da cassa di risonanza verso quelle democrazie che hanno bisogno di uscire dal guado.

giovedì 22 gennaio 2009

Carlo Vulpio: "Più che un inviato, un sorvegliato speciale"


Intervista esclusiva a Carlo Vulpio, il giornalista del Corriere della Sera che ha seguito le inchieste del pm Luigi De Magistris.

Sig. Vulpio,
Sembra impossibile fare chiarezza sulla vicenda De Magistris.
Dopo l’avocazione delle sue inchieste ed il trasferimento chiesto dall’allora ministro della Giustizia Mastella e ratificato dal Csm, adesso si punisce la Procura di Salerno. Come spiega questo continuo accanimento?


La vicenda che riguarda De Magistris, e che ha riguardato la Forleo, è chiara. Anzi, chiarissima, per chi abbia saputo e voluto leggerla. Tanto è vero che adesso lo stesso accanimento – come lo definisci tu – si è riversato sui magistrati di Salerno. A me il motivo appare semplice: bisogna bloccare inchieste che altrimenti porterebbero lontano, evitare un effetto-domino pericoloso (pericoloso per chi potrebbe risultarne coinvolto, è ovvio).


Si è molto parlato nelle scorse settimane di “guerra tra procure”. In realtà la procura di Catanzaro ha trasgredito le regole, ordinando il contro-sequestro degli atti di “Why Not” chiesti legittimamente da Salerno, che ha competenza territoriale. Il decreto di perquisizione è stato anche confermato dal Tribunale del Riesame. Se i fatti sono questi, perché continuano a raccontarci balle?

Più che raccontar balle, o soltanto balle, mi pare che ormai siamo alla fase del “raccontar niente”. Della decisione del tribunale del Riesame (tre giudici), che ha confermato la correttezza del decreto di sequestro emesso dai pm di Salerno, non ha dato notizia nessuno. Non un tg Rai-Mediaset, non un giornale radio, non un quotidiano che fosse uno. Eppure è sulla base di quel decreto di sequestro, che il ministro Alfano giudica “abnorme” (pur non potendo egli dare di questi giudizi, poiché non rientra nei suoi poteri), che si vogliono trasferire i pm salernitani Apicella, Nuzzi e Verasani. Cosa fanno adesso? Chiedono di trasferire anche i giudici del Riesame che hanno confermato quel provvedimento definito “abnorme”?

L’Anm e il Csm, che in passato hanno reagito con coraggio quando dalla politica si sferravano attacchi alla magistratura, su De Magistris, all’epoca del governo Prodi, ed anche adesso sembrano così “timidi”. Il segretario dell’Anm Cascini ha addirittura avvallato le posizioni del ministro Alfano, e quasi nessuno ha preso le difese del collega De Magistris. Come se lo spiega?

L’Anm e il Csm non sono “timidi”. Sono pienamente in linea con i loro mandanti politici. Ergo, la lotta politica-magistratura è solo uno stereotipo, una finzione. Questa politica e questa magistratura sono alleati contro quella parte di magistrati che ancora fanno il proprio dovere e che ancora difende i princìpi costituzionali.

Lei ha seguito fin dall’inizio le inchieste di De Magistris per il Corriere della Sera, muovendosi tra la Calabria e la Basilicata, dove è ancora in corso l’indagine “Toghe lucane”. Ha scritto anche un libro: “Roba Nostra”.
Qualche giorno dopo le arriva però una chiamata del suo direttore…
Ce la può raccontare?


C’è poco da raccontare. Un direttore ha il potere di richiamare in sede un giornalista. E così è accaduto a me. Dopo il mio ormai noto articolo del 3 dicembre 2008, la sera stessa, sono stato “sollevato dall’incarico”. Senza una motivazione, non c’è bisogno di motivazioni in questi casi. E infatti, se ce ne fosse una – magari comunicata per iscritto, supponiamo -, sarebbe anche più semplice contestarla nel merito. Invece se non c’è motivazione è tutto più facile.


E’ vero che l’hanno accusata di far parte di un complotto di diffamazione “a mezzo stampa”? Di che cosa si tratta? Sembra un reato molto “atipico”.

Assieme ad altri quattro giornalisti e al capitano dei carabinieri che collaborava con il pm de Magistris sono stato accusato, e lo sono ancora (le indagini hanno “goduto” della quarta proroga!), di una figura di reato mai concepita dall’Unità d’Italia in poi: “associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa”. Un reato fantascientifico, persino ridicolo, che tuttavia ha consentito ai magistrati inquisiti della procura di Matera di mettere sotto controllo i nostri telefoni e di spiare, attraverso le intercettazioni, sul telefono del capitano dei carabinieri, cosa facesse de Magistris su di loro. Gli indagati si sono trafromati in indagatori dei loro indagatori. Come, di fatto, è poi accaduto a Catanzaro, ai danni dei magistrati di Salerno. L’esperimento era riuscito a Matera ed è stato perfezionato a Catanzaro.

Di recente sulla prima pagina del Corriere è apparso un suo articolo sul crollo di una palazzina a Bari. La vedremo ancora occuparsi di inchieste “scottanti”?

Non lo so. Non credo. La palazzina crollata, per carità, è un fatto grave. Ma è altro rispetto a ciò di cui stiamo parlando. Qualcosa mi dice che se prima venivo “tenuto a bada” in occasione di inchieste e vicende “scottanti”, adesso lo sarò ancora di più. Se sono percepito come “pericoloso” per Why Not, perché non dovrei esserlo per cose analoghe? Che so, per le tangenti napoletane, abruzzesi, o altre vicende siciliane e calabresi, o romane e milanesi? E infatti, da questa “area tematica” vengo tenuto a distanza. Diciamo che ci si sta applicando per farmi sentire, più che un inviato, un sorvegliato speciale.

Tratto dall'articolo di Elia Banelli su Agoravox:
http://www.agoravox.it/Carlo-Vulpio-piu-che-un-inviato-un.html

sabato 17 gennaio 2009

Una bambina senza piedi


Per un momento suppongo che il mio cuore abbia avuto un sussulto oppure credo si sia fermato per un istante o più.
Anche nelle mie vene il sangue sembra aver subito un abbassamento della temperatura, visto il brivido che mi ha attraversato la schiena.
Il cuore il mio organo generatore di vita è stato pervaso da un sentimento di disprezzo, anche lui ha capito.
Un sentimento di disprezzo e dolore per quanto accade oggi 17 Gennaio 2009.
I miei occhi hanno puntato dritto all’immagine, il mio sguardo ha compenetrato e sottoposto ai raggi X quella foto per estrarne tutti i dettagli.
Una bimba, la gioia di quei genitori sfortunati di vivere e morire a Gaza, distesa tra le braccia di un uomo forse il papà, colpita e dilaniata da qualche ordigno destinato ai maledetti uomini di Hamas persecutori della propria gente.
Il suo vestito viola indossato per rendere una triste giornata di guerra un po’ più colorita è tutto intriso di sangue, che ne spegne la sua colorata vivacità.
Il suo viso da angelo che ha raggiunto la pace eterna, coperto del proprio sangue ancora caldo ed ormai fermo sulla sua pelle.
Il suo bellissimo corpicino di bimba figlia di un uomo e di una donna palestinese, moncato dalle ginocchia in giù, senza appello e possibilità di tornare a correre.
Un lembo di un piede penzolante opera di macellai o assassini, fino a qualche ora prima esprimeva tutta la gioia di vivere in una corsa verso la libertà di essere bambini, anche in un posto di guerra.
Dettagli crudeli, inguardabili, intrisi di sangue e devastazione, dolore e dannazione per quanto viene giù dal cielo.
Si perché dal cielo non cadono solo le stelle nelle notti d’estate, ma anche le dannate bombe cariche di devastazione.
Nel cielo non passano unicamente il sole, la luna e le stelle, ma anche quegli stramaledetti bombardieri dell’aviazione israeliana.
Ma i bambini di Gaza continuano a correre e giocare come di loro competenza.
Non hanno nei loro pensieri l’odio per un altro uomo o la volontà di sopraffazione verso un altro bambino.
Ma qualcuno di questo non se ne cura.
Le bombe, i missili, le mitragliatrici, non guardano in faccia a nessuno.
300 o 400 bambini trucidati dalle bombe sono troppi, ma anche 1 soltanto è un azzardo, è il risultato di un’assurda volontà di sopraffazione verso l’uomo che non porta a nulla, e non gioverà ad alcuno.
Quanti genitori trafitti dal dilaniante dolore della guerra per la perdita di un figlio dovremo ancora avere?
Avete mai pensato di essere in grado di sopportare il dolore per la perdita di un figlio a cui è stata volontariamente tolta la gioia di vivere?
Qualcuno crede ancora che questa sia la soluzione finale delle liti tra Israele e Palestina?
Nelle strade di Gaza sta ‘sbocciando’ solo odio verso l’altro popolo d’Israele.
Si stanno acuendo i rancori che anche l’uomo più pacifico aveva messo a chetare, ma che la perdita di un figlio farà certamente rigenerare nel proprio conscio.
Odio e dolore generano anch’essi odio, nulla di diverso.
Una catena senza fine che porterà per anni tristezza e disperazione tra i due popoli in combutta e con vasta contaminazione degli animi in tutto il medio oriente e nel mondo intero.
Ai bambini gioia delle nostre vite, pensiamo anche a loro e per una volta ancora, fermiamo questa guerra che sta inondando di sangue Gaza ma tutto l’occidente che per ora rimane a guardare.
Scusate ma non è solo retorica è il brevissimo costrutto di un sentimento che vuol fuggire dal mio cuore.