sabato 26 dicembre 2009

Moderazione modello Carroccio


Da giorni assistiamo alla telesfilata di verginelle con fazzoletto o cravatta verde che denunciano pensose i "seminatori di odio" e i "mandanti morali" del folle attentatore di Milano, invitando la sinistra a "moderare i toni". Questi piromani leghisti possono travestirsi da estintori grazie alla generale smemoratezza sul loro recentissimo passato. Il loro enfant prodige, il sindaco di Verona Flavio Tosi, ha una condanna definitiva per istigazione all'odio razziale contro i rom. Il loro veterano, il prosindaco-prosecco di Treviso Giancarlo Gentilini, vanta una condanna in primo grado per lo stesso reato. E il loro ministro dell'Interno Bobo Maroni s'è buscato 4 mesi e 20 giorni di reclusione in Cassazione per aver menato e addirittura addentato agenti della Digos impegnati, nel 1996, in una perquisizione della Procura di Verona nella sede della Lega a Milano. L'intero stato maggiore del Carroccio è finora scampato, grazie a spericolate votazioni immunitarie del Parlamento, a un'altra inchiesta veronese per le bande paramilitari denominate 'Guardia Padana'.

Senza dimenticare le loro parole di affettuosa solidarietà agli sciagurati 'Serenissimi' che sequestrarono un traghetto a Venezia per occupare armi in pugno il campanile di San Marco. Come irenici nemici dell'odio e della violenza, non c'è male. Contro l'allora procuratore capo di Verona, Guido Papalia, che oltre alla tara della funzione giudiziaria ha pure l'origine meridionale, la Lega dell'Amore scaricò una gragnuola di minacce e insulti, culminati il 13 febbraio 2005 in un corteo di 10-15 mila fanatici capitanati dal ministro Roberto Calderoli, agghindato pagliaccescamente in toga. La squisita sfilata urlava "Papalia il tuo posto è in Turchia", "Papalia terrone il tuo posto è in Meridione", "Papalia il più terrone che ci sia". Il tutto condito dal dolce stil novo di Mario Borghezio: "Magistrati facce di merda". Gran finale con falò di immaginarie sentenze e una finta lapide dedicata al procuratore. Vivi applausi dal futuro ministro Luca Zaia ("Papalia si crede Dio"), dal sindaco Tosi ("Chi dice la verità sugli zingari ladri di bambini diventa razzista") e da Bossi ("Gente così dovrebbe essere bandita dalla società civile e non fare più il magistrato"). Papalia fu poi promosso e trasferito a Brescia. Il nuovo procuratore, Mario Giulio Schinaia, fu quasi subito aggredito da una gang di giovani facinorosi, uno dei quali l'accoltellò alla schiena. L'aggressore, 17 anni, appena arrestato dichiarò di odiare il magistrato perché indagava sulle bande giovanili violente di estrema destra. Ora, per Natale, Schinaia ha allestito in Procura un presepe antirazzista, con la Sacra Famiglia di colore. Subito gli son saltati addosso il ministro Zaia ("inutile provocazione") e il prosindaco-prosecco Gentilini ("disprezza il presepe bianco, non è più al di sopra delle parti"). Sono fortunati a essere leghisti: fossero di sinistra, il centrodestra li avrebbe già additati come mandanti morali postumi dell'attentato al procuratore.

di Marco Travaglio

Da l'Espresso del 23 Dicembre 2009

mercoledì 23 dicembre 2009

La nuova frontiera del Litio


La vita dei combustibili fossili ha di fronte a se un futuro a scadenza determinata molto prossima.
Che siano ancora davanti a noi 20 o 30 anni di utilizzo dei derivati del petrolio non è ancora ben chiaro, ma certamente il baricentro e le attenzioni dell’intero mondo dell’industria si sta rivolgendo con un certo interesse altrove lontano dal ‘blasonato’ oro nero, causa di alcuni dei malanni di questo pianeta, di cui il surriscaldamento da CO2 è il principale effetto collaterale.
Grandi nazioni come Stati Uniti e Cina stanno invertendo la rotta, hanno focalizzato che il futuro sta spalancando le porte per l’accesso all’utilizzo delle fonti di energia alternative agli idrocarburi.
Seppur fallimentare l’Accordo di Copenhagen, non gravato di alcun impegno formale in termini di riduzioni nelle emissioni di CO2 da parte degli stati partecipanti, sta entrando in circolo nel pensiero comune dei Governanti di tutto il mondo che la strada verso un nuovo sviluppo sta nella ricerca e nello sviluppo di nuove fonti di energia pulite applicate alla nostra quotidianità.
In particolare in settori strategici come quella del trasporto e degli autoveicoli l’utilizzo di fonti di alimentazione ibrida (idocarburi/elettrico) o solo elettrica sta diventando il target obbligato per una rivoluzione verso uno sviluppo sostenibile in ‘verde’.
Gli interessi di grandi società come Toyota, GM, Fiat e Chrysler focalizzati sull’utilizzo della trazione elettrica per le nuove generazioni di autoveicoli si sta concretizzando con lo sviluppo, l’ingegnerizzazione e l’applicazione delle nuove batterie al Litio.
Questo nuovo target che sta trainando dietro l’automobile altri importanti settori economici dell’industria mondiale, ha fatto lievitare gli interessi verso il Litio (metallo alcalino), materiale che è disponibile in natura legato ad altri elementi.
E’ iniziata quindi la corsa al Litio, in ogni angolo della terra, le grandi multinazionali di estrazione mineraria sono alla ricerca di nuovi depositi inesplorati ed hanno iniziato una gara alla conquista e lo sfruttamento delle miniere già esistenti.
E’ noto che il primo produttore mondiale di questo prezioso materiale è la Bolivia, che detiene circa il 50% dei depositi di Litio ad oggi conosciuti al mondo.
Questo enorme risorsa in mano al povero stato boliviano sta concedendo al presidente boliviano Evo Morales un grande vantaggio, dove le sue ideologie anti-capitalistiche pur in contrasto con le politiche di Stati Uniti e del resto del mondo industrializzato, gli permetteranno di giocare una partita importante nella concessione dei diritti allo sfruttamento minerario alle multinazionali dei metalli.
Dopo la Bolivia nel mondo ci sono altri depositi importanti di Litio in Sud-Africa, Australia, Stati Uniti, etc. che conplessivamente nel 2008 hanno rifornito le aziende produttrici di batterie per un totale di circa 108.000 tonnellate di carbonato di Litio.
Anche la Cina che ha già messo la sua longa manus su buona parte delle risorse energetiche presenti nel continente africano, ha messo a fuoco tra i suoi obiettivi il business del Litio.
Sarà anche qui una lotta tra multinazionali alla conquista di chi controllerà questa nuova era dell’oro?
E’ certo che anche questa nuova frontiera mieterà nuove vittime tra coloro che cercheranno di inchiodare nelle loro mani le sorti del nostro pianeta, soggiogandolo all’utilizzo di quelle tecnologie di cui non si potrà più fare a meno da qui ai prossimi 50 anni.

giovedì 17 dicembre 2009

La politica "violenta" e delle "palle"


Ma cosa è accaduto dopo la deplorevole aggressione a Silvio Berlusconi?



In molti, in tanti, forse tutti, si sono accalcati in questi utimi due giorni alla finestra della "ribalta" per condannare la politica degli oltraggi e delle calunnie, sempre presente nel registro parlamentare degli ultimi mesi.

Ognuno dei rappresentanti di questa politica, che troppo spesso non ci rappresenta, vuol essere partecipe in prima fila e farsi portabandiera nel condannare quello che fino a ieri hanno partorito, e dico fino a ieri, ingoiando o dissolvendo affermazioni di qualche ora precedente. Di destra, di sinistra e anche di centro: ora tutti vogliono scalzarsi di dosso la responsabilità di aver generato quell’aria malsana e nauseabonda che il Paese sta respirando da troppo tempo, generata dalla politica guerrafondaia.

Ora non si trovano più i rei oratori che nella politica romana attaccano da una parte la magistratura e dall’altra le scappatelle del Premier con quell’acredine e barbarie che da troppi mesi ha cominciato ad incrinare e mostrare cenni di cedimento di un squilibrato convivio politico ed istituzionale. Si cerca di tappare una falla che da troppo tempo noi commentatori più o meno silenziosi cerchiamo di denunciare, ma ci voleva un fatto forte, si doveva arrivare dove non pensavamo si dovesse giungere, un inquietante atto di violenza verso il Premier ha fatto sobbalzare tutti dalla sedia.

Ciascuno interiormente avrà concepito il proprio mea culpa, ma solo lì. Fuori, nel confronto con "l’avversario", si continua a scalzarlo coi toni forti, calci e pugni metaforici, violenza senza mezzi termini, questi sono fatti accaduti ieri nel nostro Parlamento.

Ieri ho capito che la volontà di smorzare i toni ed eliminare "l’odio della politica" non c’è da nessuna parte: si continua con il muro contro muro, chi più la dura la vince.

No, signori: qui non è solo Berlusconi che ci ha rimesso, fino ad ora, con il colpo infertogli dal Tartaglia. Ora è l’intero Paese che è vicino all’asfissia per quanto materiale "organico/virulento" sta producendo la politica dei conflitti e della sopraffazione. Come possiamo pensare di avere risultati condivisibili e ponderati da una politica delle urla, dall’ammonimento continuo del proprio avversario politico, dalla deligittimazione fraudolenta dell’altrui operato?

Indirizzo questo mio pensiero scritto a quei rappresentanti della politica "tutta", che nel qualcaso vengano a leggermi sbadatamente, riflettano e scaglino una pietra simbolica contro il sostentamento di questo "regime" pesante, rozzo, conflittuale ad ogni costo, che ha stancato in molti, troppi e tutti quegli italiani che ogni giorno si alzano alla mattina presto e vanno comunque a fare il loro dovere nelle fabbriche e negli uffici e, quando ritornano, ritrovano quel Paese invaso anche da uno "stronzo" uscito dalla bocca al Presidente della Camera o da "un premier con le palle".
Allora, prima di andare a letto, vallo a spiegare ai tuoi figli da dove vengono quelle parole. Loro non ti crederebbero mai!

Da Agoravox Italia