martedì 4 novembre 2008

"La mia ultima lettera" di Adolfo Parmaliana


Questa è la storia di un combattente che ha sempre operato nel silenzio e queste che riporto sono le parole scritte nell’ultima lettera di Adolfo Parmaliana.
Si, Adolfo cosi voglio chiamarlo per nome, ha condotto la sua integerrima carriera da professore universitario, incorruttibile uomo politico di partito del suo paese Terme Vigliatore (ME), da esemplare padre di famiglia dal cuore tenero.
Ha vissuto una vita nel segno della buona condotta morale, dell’etica e ha cercato di farne insegnamento anche all’esterno della sua famiglia, dentro la politica del suo paese.
Si è accorto con queste frequentazioni che ’la chiarezza, la legalità, la coerenza e l’etica non sono valori per la politica’ senza distinguere la destra o la sinistra.
Ed è qui che si è scontrato con un muro di gomma.
Ha denunciato l’illegalità e la corruzione come pochi cittadini avrebbero fatto, attaccando i politici della sua città.
Cosa è accaduto dopo le sue pubbliche denunce?
Che la magistratura lo ha rinviato a giudizio per diffamazione!!!!!!!!
Avete letto bene, invece che portare in tribunale i responsabili dei delitti di corruzione denuciati da Adolfo, hanno richiesto il suo rinvio a giudizio!!!!
E’ pensabile che questo sia un paese civile????
E’ ragionevole pensare che questo sia uno dei paesi democraticamente più evoluti al mondo?
Dov’è il diritto di un cittadino, dopo che ha espletato più che profondamente il proprio dovere di uomo, di educatore e libero cittadino?
Ha denunciato la corruzione, quindi ha preteso giustizia!!!!
Leggete queste tristi righe che seguono della vita di un uomo stroncata dalla peggiore delle pesti che può attaccare una nazione: C O R R U Z I O N E .
Dopo questa assurda risposta della "giustizzia" (ndr con 2 z) Adolfo non ce la fatta, era troppo pulito per vivere con un fardello così pesante al colllo, ha deciso di togliersi la vita pur sapendo di lasciare i suoi cari a cui teneva più di ogni altra cosa al mondo.
Il suo sito ’the polite warrior’ a ricordo di Adolfo un vero ’eroe’ dei nostri tempi !
Sotto la sua ultima lettera.

*

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottrae al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all’ Avv. Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv. Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.



Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era la mia prima vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.