domenica 9 novembre 2008

La questione morale


La questione morale quest’oggi è il fulcro ed il generatore dei problemi del nostro paese.

Le istituzioni e la politica hanno bisogno di una profonda restaurazione dal punto di vista della morale che da molti anni rimane una questione irrisolta.

Perché questa necessità oggi è primaria?

Come sotto gli occhi di ognuno di noi, il nostro paese è sconvolto ed intriso di situazioni di contraddittorio nel senso più profondo della moralità politica ed istituzionale.

Per moralità intendiamo una serie di regole e valori a cui ciascun individuo ritiene di aderire mettendone in pratica l’attuazione nella condotta di vita civile confacente con lo status esistente all’interno della propria comunità di appartenenza.

Con ciò ognuno di noi può ritenere di dare connotazione diverse alla propria etica e condotta morale, più o meno profonda, ma sempre rispettosa delle regole di convivenza civile.

Le regole fondamentali che guidano la propria morale devono essere quindi attinenti alla convivenza con il resto della comunità senza crearne disturbo, realizzando il rispetto degli altri e dell’intera comunità, naturalmente senza crearne danneggiamento diretto od indiretto.

Vista da un punto di vista più alto nella gerarchia dello stato, la morale e l’etica portata dalle istituzioni e da chi le rappresenta, come nel caso di politici ed amministratori pubblici, deve generare attività confacenti ai ruoli previsti, al rispetto dei diritti di tutti i cittadini in egual misura e della comunità in primis, estromettendo dal ruolo ogni attività mirata ad interesse personale o privatistico.

Detto ciò torniamo alla nostra realtà.

Come vediamo ogni giorno intorno a noi in ricorrenti situazioni quotidiane troviamo un mondo in contrasto con le regole fondamentali della moralità e dell’etica.

Nelle istituzioni in primis che sono lo specchio del paese troviamo situazioni di fatto irreali.

Il nostro parlamento, quale centro del sostentamento dello stato democratico, è intriso di contraddizioni.

Iniziamo con il fatto che numerosi personaggi con precedenti penali più o meno gravi lo frequentano nel ruolo di rappresentante politico/istituzionale dei cittadini.

Cosa denota ciò?

Che la questione morale è ancora irrisolta, come e forse più di 27 anni fa’ quando l’onorevole Enrico Berlinguer nel Luglio del 1981 in un’intervista ad Eugenio Scalfari per il quotidiano la ‘Repubblica’ disse: La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati".

In uno stato in cui il Parlamento non vuol affrontare e risolvere una volta per tutte la questione della moralizzazione ed non esige l’inserimento di rappresentanti che siano figure integerrime e con un vissuto morale più che retto, non si può prospettare una democrazia lontana da ogni sospetto e dalla corruzione, e questo è quello che oggi viviamo in Italia da sempre.

Sono del parere che l’esempio deve assolutamente venire dall’alto.

Anche dal punto di vista comportamentale nell’attività legislativa o istituzionale poi dovrebbe essere esternato un profilo di rigore, il rispetto dell’avversario, il rispetto delle leggi e della Costituzione, dedicare ogni attività alla comunità.

Purtroppo questo oggi in Italia non accade.

La nostra classe politica è intensamente presa all’aggredire e denigrare l’avversario in ogni situazione, ad elaborare e portare avanti campagne per l’interesse di qualcuno o di qualche gruppo dal quale potrà riscuotere il proprio tornaconto.

Si realizzano troppo spesso leggi che fanno gli interessi di pochi, e ci si dimentica di lavorare per l’interesse dei più.

Senza scrupoli costoro inseriscono nelle leggi di interesse generale, articoli nascosti che permetterebbero la depenalizzazione di questo o di quel reato, che qualora passassero inosservati scioglierebbero gli ultimi laccioli alla libertà di corrompere e detrarre risorse alla nazione. Vedasi con l’ultimo decreto per l’avvio della nuova Alitalia.

Grazie alla leva del potere politico nei confronti di grandi aziende si possono costruire castelli ‘ad personam’ a spese della Comunità. Pensiamo ad esempio all’istituzione di linee aeree al solo servizio di un solo personaggio politico e di qualche rappresentante della propria schiera, il tutto a spese della comunità nazionale.

Si creano leggi che garantiscono coloro che frodano la nazione come la depenalizzazione del falso in bilancio.

In alcuni casi il personaggio appartenente alle istituzioni incappato nelle grinfie della giustizia, garantito dalla protezione del potentato politico/istituzionale, è riuscito pur essendo reo di comportamenti punibili penalmente ad uscirne indenne, nel rispetto del‘la legge è uguale per tutti’.

E così potremmo andare avanti per ore a riportare queste situazioni che danno la fotografia di Istituzioni poco democratiche e di un paese alla merce dei potentati che in alcuni casi oltrepassano il limite della legalità, dando al cittadino esempi sbagliati ed autorità a comportarsi nello stesso modo.

Pur in queste condizioni in Italia dall’inizio della Repubblica del 1948 non ci sono stati segni di cambiamento nella moralizzazione delle istituzioni e della politica.

Non parliamo di schieramenti politici perché né la destra, né il centro né la sinistra hanno dato vocazione al cambiamento.

L’intero paese dagli insegnamenti dell’intera galassia politico istituzionale è stato influenzato e tuttora vive di una cronica malattia che lo pervade da nord a sud, ed è il distaccamento dall’etica morale e comportamentale.

Dal più piccolo comportamento scorretto di un’amministrazione locale, alle grandi manovre corruttorie di grandi gruppi il nostro paese è sconvolto da un profondo collasso che non le permette di svilupparsi, di crescere, di guardare avanti e prendere il volo.

Berlinguer nel 1981 concluse la sua intervista a "La Repubblica" con queste parole che rilette oggi dopo quasi 30 anni furono come una premonizione Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude” .

Quindi in questo momento siamo come un malato con un infarto in atto che non ha la forza di reagire in quanto la sua malattia lo attanaglia in ogni sua parte del corpo.

L’attaccamento alle istituzioni, il credere nella legge e nella costituzione dandone prova con i propri comportamenti, credere nella giustizia e nei diritti e doveri del cittadino, il rispetto delle idee altrui, sono ormai una rarità soprattutto perché sono in molti a predicarlo ed in pochissimi a metterlo in pratica.

Allora la cura del malato spetta ai cittadini che non sono al di fuori degli interessi del paese, che sono i primi interessati al cambiamento, questo perché dall’alto si fanno solo orecchie da mercante.

Proviamo a cambiare il modo di pensare, non rimaniamo passivi di fronte ai comportamenti sbagliati.

Facciamoci portavoce di quello che non va, delle istituzioni che vediamo che non funzionano, del politico che si comporta in modo scorretto, del vicino che assume comportamenti incivili.

Dobbiamo dare uno scossone al ns paese, guardiamo avanti, non accontentiamoci dell’oggi perché significa rassegnarsi a rimanere nel pantano, crediamo di più nelle istituzioni anche se spesso gli insegnamenti di costoro sono sconfessanti delle leggi.

Insomma per concludere riflettiamo sui nostri comportamenti quotidiani, cambiamoli se necessario e cerchiamo di dare una svolta alla rinascita dell’Italia, si comincia dalle piccole cose.

Poi sarà la storia a raccontarci fra qualche anno come e se cambierà in meglio il nostro futuro.

martedì 4 novembre 2008

"La mia ultima lettera" di Adolfo Parmaliana


Questa è la storia di un combattente che ha sempre operato nel silenzio e queste che riporto sono le parole scritte nell’ultima lettera di Adolfo Parmaliana.
Si, Adolfo cosi voglio chiamarlo per nome, ha condotto la sua integerrima carriera da professore universitario, incorruttibile uomo politico di partito del suo paese Terme Vigliatore (ME), da esemplare padre di famiglia dal cuore tenero.
Ha vissuto una vita nel segno della buona condotta morale, dell’etica e ha cercato di farne insegnamento anche all’esterno della sua famiglia, dentro la politica del suo paese.
Si è accorto con queste frequentazioni che ’la chiarezza, la legalità, la coerenza e l’etica non sono valori per la politica’ senza distinguere la destra o la sinistra.
Ed è qui che si è scontrato con un muro di gomma.
Ha denunciato l’illegalità e la corruzione come pochi cittadini avrebbero fatto, attaccando i politici della sua città.
Cosa è accaduto dopo le sue pubbliche denunce?
Che la magistratura lo ha rinviato a giudizio per diffamazione!!!!!!!!
Avete letto bene, invece che portare in tribunale i responsabili dei delitti di corruzione denuciati da Adolfo, hanno richiesto il suo rinvio a giudizio!!!!
E’ pensabile che questo sia un paese civile????
E’ ragionevole pensare che questo sia uno dei paesi democraticamente più evoluti al mondo?
Dov’è il diritto di un cittadino, dopo che ha espletato più che profondamente il proprio dovere di uomo, di educatore e libero cittadino?
Ha denunciato la corruzione, quindi ha preteso giustizia!!!!
Leggete queste tristi righe che seguono della vita di un uomo stroncata dalla peggiore delle pesti che può attaccare una nazione: C O R R U Z I O N E .
Dopo questa assurda risposta della "giustizzia" (ndr con 2 z) Adolfo non ce la fatta, era troppo pulito per vivere con un fardello così pesante al colllo, ha deciso di togliersi la vita pur sapendo di lasciare i suoi cari a cui teneva più di ogni altra cosa al mondo.
Il suo sito ’the polite warrior’ a ricordo di Adolfo un vero ’eroe’ dei nostri tempi !
Sotto la sua ultima lettera.

*

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottrae al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all’ Avv. Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv. Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.



Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era la mia prima vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.