lunedì 15 marzo 2010

Ipotesi di concussione per Berlusconi, Innocenzi e forse Minzolini. Alfano manda gli ispettori a Trani


Che ci sia un corto circuito dell’informazione televisiva è sotto gli occhi di tutti. Quello che però non si poteva conoscere era il modo con cui il governo e Berlusconi in prima persona premevano sulla RAI. Nell’ambito dell’indagine della procura di Trani, resa pubblica per quanto possibile da “Il Fatto Quotidiano”, adesso saltano fuori delle intercettazioni (indirette) del premier, che però non potranno essere utilizzate senza l’autorizzazione del tribunale dei ministri.

L’ipotesi dell’accusa di concussione, cioè lo sfruttamento di una posizione di potere per ottenere dei favori, che graverebbe su Berlusconi (ma anche su Innocenzi e forse Minzolini) si regge sul rapporto del premier con Giancarlo Innocenzi, ex parlamentare e sottosegretario del centrodestra, ex dipendente Fininvest e “in teoria indipendente” commissario dell’Agcom (Autorità garante per le comunicazioni) che avrebbe avuto il compito di organizzare una “strategia” affinché si prendessero dei provvedimenti contro Annozero.

La puntata scatenante sarebbe stata quella dedicata al caso Mills, particolarmente sgradita al premier. La trama del disegno si basava sulla lettera che si sarebbe dovuta inoltrare a Masi, il direttore generale della RAI al corrente delle manovre. Dopo la firma del presidente dell’Agcom Calabrò, firma che non fu mai apposta perché il commissario non cedette alla pressioni, Masi sarebbe stato nella posizione di “placcare Annozero prima che vada in onda”.

Anche l’eliminazione delle docufiction sarebbe stato frutto dello stesso schema. Sotto indagine probabilmente è poi la disponibilità a confezionare dei servizi giornalistici “tondi”, da parte di Augusto Minzolini - il “direttorissimo” del Tg1, come lo chiama Berlusconi anche al telefono - ad hoc per le notizie che riguardano il premier.

Il Ministro della Giustizia Alfano, intanto, “per fare luce sulla fuga di notizie” manda gli ispettori a Trani. “È un evidente tentativo di intimidazione”, spiega Livio Pepino di Magistratura democratica, “Per i tempi e i modi, quella di Alfano appare un’iniziativa politica che più che accertare qualcosa tende a impedire un’indagine”. Il Pdl invece si prepara ad accelerare sul disegno di legge che limiterebbe le intercettazioni.

Altra questione spinosa è la chiusura dei programmi di approfondimento giornalistici che riguarda l’avvenuta approvazione di un regolamento da parte della Commissione parlamentare di Vigilanza (quindi l’Agcom non c’entra) che equipara l’informazione alla comunicazione politica, con l’effetto di sostituire le tribune elettorali alle trasmissioni che andavano in onda nelle fasce orarie più seguite. L’Agcom solo in seconda battuta è intervenuta per evitare lo squilibrio tra una Rai mutilata (4 milioni di euro persi) contro Mediaset e La 7 con i palinsesti completi, producendo un provvedimento che chiude i talk show anche nelle reti concorrenti della Rai. Si è arrivato poi al verdetto del Tar che l’ha annullato e dal quale è dedotto che anche il provvedimento scatenante della Commissione di Vigilanza è illecito.

Ma i programmi come Annozero e Ballarò comunque non riprendono. Chissà perché.

Articolo di Gloria Esposito da Agoravox Italia

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