giovedì 22 gennaio 2009

Carlo Vulpio: "Più che un inviato, un sorvegliato speciale"


Intervista esclusiva a Carlo Vulpio, il giornalista del Corriere della Sera che ha seguito le inchieste del pm Luigi De Magistris.

Sig. Vulpio,
Sembra impossibile fare chiarezza sulla vicenda De Magistris.
Dopo l’avocazione delle sue inchieste ed il trasferimento chiesto dall’allora ministro della Giustizia Mastella e ratificato dal Csm, adesso si punisce la Procura di Salerno. Come spiega questo continuo accanimento?


La vicenda che riguarda De Magistris, e che ha riguardato la Forleo, è chiara. Anzi, chiarissima, per chi abbia saputo e voluto leggerla. Tanto è vero che adesso lo stesso accanimento – come lo definisci tu – si è riversato sui magistrati di Salerno. A me il motivo appare semplice: bisogna bloccare inchieste che altrimenti porterebbero lontano, evitare un effetto-domino pericoloso (pericoloso per chi potrebbe risultarne coinvolto, è ovvio).


Si è molto parlato nelle scorse settimane di “guerra tra procure”. In realtà la procura di Catanzaro ha trasgredito le regole, ordinando il contro-sequestro degli atti di “Why Not” chiesti legittimamente da Salerno, che ha competenza territoriale. Il decreto di perquisizione è stato anche confermato dal Tribunale del Riesame. Se i fatti sono questi, perché continuano a raccontarci balle?

Più che raccontar balle, o soltanto balle, mi pare che ormai siamo alla fase del “raccontar niente”. Della decisione del tribunale del Riesame (tre giudici), che ha confermato la correttezza del decreto di sequestro emesso dai pm di Salerno, non ha dato notizia nessuno. Non un tg Rai-Mediaset, non un giornale radio, non un quotidiano che fosse uno. Eppure è sulla base di quel decreto di sequestro, che il ministro Alfano giudica “abnorme” (pur non potendo egli dare di questi giudizi, poiché non rientra nei suoi poteri), che si vogliono trasferire i pm salernitani Apicella, Nuzzi e Verasani. Cosa fanno adesso? Chiedono di trasferire anche i giudici del Riesame che hanno confermato quel provvedimento definito “abnorme”?

L’Anm e il Csm, che in passato hanno reagito con coraggio quando dalla politica si sferravano attacchi alla magistratura, su De Magistris, all’epoca del governo Prodi, ed anche adesso sembrano così “timidi”. Il segretario dell’Anm Cascini ha addirittura avvallato le posizioni del ministro Alfano, e quasi nessuno ha preso le difese del collega De Magistris. Come se lo spiega?

L’Anm e il Csm non sono “timidi”. Sono pienamente in linea con i loro mandanti politici. Ergo, la lotta politica-magistratura è solo uno stereotipo, una finzione. Questa politica e questa magistratura sono alleati contro quella parte di magistrati che ancora fanno il proprio dovere e che ancora difende i princìpi costituzionali.

Lei ha seguito fin dall’inizio le inchieste di De Magistris per il Corriere della Sera, muovendosi tra la Calabria e la Basilicata, dove è ancora in corso l’indagine “Toghe lucane”. Ha scritto anche un libro: “Roba Nostra”.
Qualche giorno dopo le arriva però una chiamata del suo direttore…
Ce la può raccontare?


C’è poco da raccontare. Un direttore ha il potere di richiamare in sede un giornalista. E così è accaduto a me. Dopo il mio ormai noto articolo del 3 dicembre 2008, la sera stessa, sono stato “sollevato dall’incarico”. Senza una motivazione, non c’è bisogno di motivazioni in questi casi. E infatti, se ce ne fosse una – magari comunicata per iscritto, supponiamo -, sarebbe anche più semplice contestarla nel merito. Invece se non c’è motivazione è tutto più facile.


E’ vero che l’hanno accusata di far parte di un complotto di diffamazione “a mezzo stampa”? Di che cosa si tratta? Sembra un reato molto “atipico”.

Assieme ad altri quattro giornalisti e al capitano dei carabinieri che collaborava con il pm de Magistris sono stato accusato, e lo sono ancora (le indagini hanno “goduto” della quarta proroga!), di una figura di reato mai concepita dall’Unità d’Italia in poi: “associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa”. Un reato fantascientifico, persino ridicolo, che tuttavia ha consentito ai magistrati inquisiti della procura di Matera di mettere sotto controllo i nostri telefoni e di spiare, attraverso le intercettazioni, sul telefono del capitano dei carabinieri, cosa facesse de Magistris su di loro. Gli indagati si sono trafromati in indagatori dei loro indagatori. Come, di fatto, è poi accaduto a Catanzaro, ai danni dei magistrati di Salerno. L’esperimento era riuscito a Matera ed è stato perfezionato a Catanzaro.

Di recente sulla prima pagina del Corriere è apparso un suo articolo sul crollo di una palazzina a Bari. La vedremo ancora occuparsi di inchieste “scottanti”?

Non lo so. Non credo. La palazzina crollata, per carità, è un fatto grave. Ma è altro rispetto a ciò di cui stiamo parlando. Qualcosa mi dice che se prima venivo “tenuto a bada” in occasione di inchieste e vicende “scottanti”, adesso lo sarò ancora di più. Se sono percepito come “pericoloso” per Why Not, perché non dovrei esserlo per cose analoghe? Che so, per le tangenti napoletane, abruzzesi, o altre vicende siciliane e calabresi, o romane e milanesi? E infatti, da questa “area tematica” vengo tenuto a distanza. Diciamo che ci si sta applicando per farmi sentire, più che un inviato, un sorvegliato speciale.

Tratto dall'articolo di Elia Banelli su Agoravox:
http://www.agoravox.it/Carlo-Vulpio-piu-che-un-inviato-un.html

sabato 17 gennaio 2009

Una bambina senza piedi


Per un momento suppongo che il mio cuore abbia avuto un sussulto oppure credo si sia fermato per un istante o più.
Anche nelle mie vene il sangue sembra aver subito un abbassamento della temperatura, visto il brivido che mi ha attraversato la schiena.
Il cuore il mio organo generatore di vita è stato pervaso da un sentimento di disprezzo, anche lui ha capito.
Un sentimento di disprezzo e dolore per quanto accade oggi 17 Gennaio 2009.
I miei occhi hanno puntato dritto all’immagine, il mio sguardo ha compenetrato e sottoposto ai raggi X quella foto per estrarne tutti i dettagli.
Una bimba, la gioia di quei genitori sfortunati di vivere e morire a Gaza, distesa tra le braccia di un uomo forse il papà, colpita e dilaniata da qualche ordigno destinato ai maledetti uomini di Hamas persecutori della propria gente.
Il suo vestito viola indossato per rendere una triste giornata di guerra un po’ più colorita è tutto intriso di sangue, che ne spegne la sua colorata vivacità.
Il suo viso da angelo che ha raggiunto la pace eterna, coperto del proprio sangue ancora caldo ed ormai fermo sulla sua pelle.
Il suo bellissimo corpicino di bimba figlia di un uomo e di una donna palestinese, moncato dalle ginocchia in giù, senza appello e possibilità di tornare a correre.
Un lembo di un piede penzolante opera di macellai o assassini, fino a qualche ora prima esprimeva tutta la gioia di vivere in una corsa verso la libertà di essere bambini, anche in un posto di guerra.
Dettagli crudeli, inguardabili, intrisi di sangue e devastazione, dolore e dannazione per quanto viene giù dal cielo.
Si perché dal cielo non cadono solo le stelle nelle notti d’estate, ma anche le dannate bombe cariche di devastazione.
Nel cielo non passano unicamente il sole, la luna e le stelle, ma anche quegli stramaledetti bombardieri dell’aviazione israeliana.
Ma i bambini di Gaza continuano a correre e giocare come di loro competenza.
Non hanno nei loro pensieri l’odio per un altro uomo o la volontà di sopraffazione verso un altro bambino.
Ma qualcuno di questo non se ne cura.
Le bombe, i missili, le mitragliatrici, non guardano in faccia a nessuno.
300 o 400 bambini trucidati dalle bombe sono troppi, ma anche 1 soltanto è un azzardo, è il risultato di un’assurda volontà di sopraffazione verso l’uomo che non porta a nulla, e non gioverà ad alcuno.
Quanti genitori trafitti dal dilaniante dolore della guerra per la perdita di un figlio dovremo ancora avere?
Avete mai pensato di essere in grado di sopportare il dolore per la perdita di un figlio a cui è stata volontariamente tolta la gioia di vivere?
Qualcuno crede ancora che questa sia la soluzione finale delle liti tra Israele e Palestina?
Nelle strade di Gaza sta ‘sbocciando’ solo odio verso l’altro popolo d’Israele.
Si stanno acuendo i rancori che anche l’uomo più pacifico aveva messo a chetare, ma che la perdita di un figlio farà certamente rigenerare nel proprio conscio.
Odio e dolore generano anch’essi odio, nulla di diverso.
Una catena senza fine che porterà per anni tristezza e disperazione tra i due popoli in combutta e con vasta contaminazione degli animi in tutto il medio oriente e nel mondo intero.
Ai bambini gioia delle nostre vite, pensiamo anche a loro e per una volta ancora, fermiamo questa guerra che sta inondando di sangue Gaza ma tutto l’occidente che per ora rimane a guardare.
Scusate ma non è solo retorica è il brevissimo costrutto di un sentimento che vuol fuggire dal mio cuore.

venerdì 5 dicembre 2008

L’autoconservazione corporativa degli italiani


E’ un caso unico nel mondo e lo definirei un malanno diffuso tra la popolazione italiana.

Si tratta della sindrome da ‘autoconservazione corporativa’.

Questo è il male che sta flagellando il nostro paese e forse in molti non se ne stanno accorgendo.

Siamo vittime e nello stesso tempo malati cronici, di un male a cui ci rifiutiamo di porre rimedio negandoci cure appropriate.

I presupposti che possono definirci malati cronici, sono relativi al nostro essere sottoposti al vivere in un sistema, dove iniquità e corruzione proliferano e da cui non facciamo nulla per cambiare le cose, spesso ci adattiamo allo status.

Ci lamentiamo con l’amico, ci arrabbiamo quando siamo dal barbiere, alziamo la voce magari in pubblico al bar per dimostrare il nostro dissenso, ci alteriamo davanti alla televisione alla presenza dei familiari quando sentiamo parlare di corruzione, tangenti, denaro pubblico dissolto dalla politica e dalle istituzioni, decurtazione di risorse dalla ricerca o dalla università.

Siamo bravissimi oratori, sappiamo convincere chiunque nei nostri discorsi.

Siamo tenaci ed oltranzisti con le parole, ma quando si tratta di passare ai fatti ci tiriamo indietro.

Siamo incapaci di mettere in pratica quanto riteniamo giusto.

Non sappiamo affezionarci al bene della collettività e quando qualcuno ne abusa, lo deturpa, o addirittura se ne appropria, esterniamo qualche improperio ma nulla più.

Inoltre è importante, anzi direi fondamentale che queste faccende non tocchino il nostro ‘privato’.

Possono rovesciare fuori dal nostro giardino abusivamente del materiale di risulta o dei rifiuti, possono costruire a 20mt da casa nostra una costruzione abusiva, possono investire il figlio di un immigrato davanti al nostro cancello, ma l’importante è che ciò avvenga fuori e non danneggi la nostra proprietà, la nostra famiglia, e non ci crei troppi problemi.

A dimostrazione di ciò vi porto un esempio che può sembrare estremizzato ma è il fondamento del concetto che vorrei esprimere.

Quando avviene un incidente dove una persona perde la vita (sul lavoro, per strada, durante un intervento chirurgico) dopo qualche tempo la famiglia del deceduto in molti casi decide di fondare un’associazione a nome del familiare deceduto a difesa dei diritti del cittadino, perché quanto accaduto venga combattuto e possa non ripetersi, e questo è moralmente corretto ed auspicabile.
Occorre l’evento catastrofico per scuoterci e farci cambiare rotta, prendere coraggio e farci portavoce per la comunità.

Purtroppo questo è disarmante che avvenga solo in questi casi, in quanto non è indispensabile aspettare che qualcuno ci lasci la vita per avviare un movimento per la giustizia, per farci portavoce di una pubblica denuncia, per il riconoscimento dei diritti di qualche categoria, comunque creare un movimento per la salvaguardia della nostra comunità.

Se qualcosa nella nostra società non va, se viviamo un sopruso od una ingiustizia, se assistiamo ad un politico che si comporta nella negazione dell’etica o del diritto, o assistiamo ad un cittadino che commette un delitto verso un altro cittadino è nostro dovere etico combatterlo, ciò è dovuto a noi ed alla collettività e qualora sia necessario, occorre farne pubblica denuncia alle istituzioni competenti ed alla comunità dell’informazione.

Abbandonare la sponda della denuncia è come lasciarsi affogare e cedere ai flutti della corrente del fiume della iniquità e del non diritto, facendo morire una parte della democrazia che è alimento quotidiamo della comunità. Questi atteggiamenti sono collimanti con la civiltà dell’omertà e della rassegnazione caratteristica dei regimi autoritari e totalitari.

Purtroppo questo discorso in molte realtà difficili (realtà governate dal potere mafioso/camorristico) ritrova quotidianamente riscontro e percorrere la via della denuncia come fatto da molti onorevoli cittadini può portare a ripercussioni pesantissime che spesso fanno propendere per un atteggiamento omertoso e rinunciatario.

Se questo ultimo caso è chiaramente comprensibile ma forse non giustificabile, in tutte le altre situazioni il cittadino italiano spesso pur sentendosi parte lesa non si fa’ padrone di una causa che possa dar vantaggio alla collettività o alla comunità di appartenenza oltre che a se stesso.

A soffiar vento sulla vela dell’indifferenza e dell’omertà, c’è da dire che troppo spesso ci si trova soli a portare avanti lotte o denunce pubbliche, ed in alcuni casi non si ha il supporto della giustizia o del riconoscimento popolare pur di fronte a dati tangibili, vedasi l’estremo caso del prof. Parmaliana.

Da qui l’eterno dubbio del denunciare con il rischio di rimanere incastrato nella macchina della giustizia o lasciare tutto ingiudicato e nell’oblio per il puro senso di ‘autoconservazione’.

Allora lascio ad ognuno sviluppare nel proprio vissuto questo dibattito che nel nostro paese da’ poco valore agli interessi ed ai valori caratteristici della collettività che con i continui attacchi a cui viene giornalmente sottoposta, sta perdendo consistenza costantemente.

Riflettiamoci non è mai tardi per cambiare!

giovedì 4 dicembre 2008

Governo Berlusconi: due pesi e due misure


Rete 4 e Sky cosa hanno in comune? Molte cose ma...

Voglio essere molto breve ma trasmettere il concetto che stravolge qualsiasi regola di buon governo ed equità.

Rete 4 nel 2007 con una sentenza della Corte di giustizia dell’unione europea fu condannata a trasferire le sue trasmissioni sulla piattaforma satellitare, in quanto abusivamente stava occupando frequenze dell’emittente Europa 7 ottenute con un appalto nel lontano 1999.

Da allora Rete 4 feudo del nostro presidente del Consiglio Berlusconi non è mai stata trasferita dalle frequenze delle trasmissioni via etere al satellite, nella più totale disattenzione delle ’disposizioni comunitarie’, del diritto nazionale ed internazionale.

Aspetto non secondario è che Europa 7 non essendo riuscita ad ottenere quanto di suo diritto dovrà essere risarcita con prelievo di danaro dalle nostre tasche con un ammontare di qualche milione di € al giorno.

Torniamo ad oggi con la vicenda Sky, con una manovra lampo impostata dal sempre attento governo Berlusconi, e dico Berlusconi non a caso, si è emanato nella manovra per il salvataggio dell’economia del paese l’aumento dell’IVA per le Pay TV dal 10% al 20%, tutto deciso nel giro di 3 giorni, senza tentennamento alcuno.

Poi ieri sono arrivati i commenti del Premier che ha dichiarato di non essere stato portato a conoscenza che fosse stato inserito questo provvedimento che penalizza principalmente il più importante concorrente di Mediaset nel mondo delle TV a pagamento, e cioè Sky.

Oggi arriva ancora il commento del Premier che si giustifica così dopo le accuse di avere operato dando vantaggio alle proprie aziende, dicendo queste parole :"Si tratta di una precisa disposizione dell’Unione Europea che abbiamo dovuto eseguire".

Allora a questo punto non credo più alle mie orecchie, ma sogno o son desto?
Ma quella di Rete 4 non era una disposizione europea?

Perchè non si è adoperato per il trasferimento di Rete 4 sul satellite con la stessa rapidità con cui ha mosso questa rapida mosso verso Sky?

Perchè questo signore adesso ha aperto le orecchie verso le disposizioni che arrivano da Bruxelles? Ha mica qualche interesse?

Questo è un evidente segno di abuso del potere istituzionale per raggiungere fini esclusivamente privatistici.

Questi politici forse credono ancora che il nostro sia un paese totalmente rimbecillito dalle trasmisisoni che mettono in onda su Rai e Mediaset, ma qualche testolina con un pò di materia grigia fortunatamente è ancora qui ad osservare e criticare il ’malgoverno’.

No, non possiamo accettare questi atteggiamenti, soprattutto perchè ruoli istituzionali come quelli del Premier devono essere eticamente esemplari.
Pertanto vi chiedo di fare il vs commento e dire la vostra per dire basta una volta per tutte.

domenica 9 novembre 2008

La questione morale


La questione morale quest’oggi è il fulcro ed il generatore dei problemi del nostro paese.

Le istituzioni e la politica hanno bisogno di una profonda restaurazione dal punto di vista della morale che da molti anni rimane una questione irrisolta.

Perché questa necessità oggi è primaria?

Come sotto gli occhi di ognuno di noi, il nostro paese è sconvolto ed intriso di situazioni di contraddittorio nel senso più profondo della moralità politica ed istituzionale.

Per moralità intendiamo una serie di regole e valori a cui ciascun individuo ritiene di aderire mettendone in pratica l’attuazione nella condotta di vita civile confacente con lo status esistente all’interno della propria comunità di appartenenza.

Con ciò ognuno di noi può ritenere di dare connotazione diverse alla propria etica e condotta morale, più o meno profonda, ma sempre rispettosa delle regole di convivenza civile.

Le regole fondamentali che guidano la propria morale devono essere quindi attinenti alla convivenza con il resto della comunità senza crearne disturbo, realizzando il rispetto degli altri e dell’intera comunità, naturalmente senza crearne danneggiamento diretto od indiretto.

Vista da un punto di vista più alto nella gerarchia dello stato, la morale e l’etica portata dalle istituzioni e da chi le rappresenta, come nel caso di politici ed amministratori pubblici, deve generare attività confacenti ai ruoli previsti, al rispetto dei diritti di tutti i cittadini in egual misura e della comunità in primis, estromettendo dal ruolo ogni attività mirata ad interesse personale o privatistico.

Detto ciò torniamo alla nostra realtà.

Come vediamo ogni giorno intorno a noi in ricorrenti situazioni quotidiane troviamo un mondo in contrasto con le regole fondamentali della moralità e dell’etica.

Nelle istituzioni in primis che sono lo specchio del paese troviamo situazioni di fatto irreali.

Il nostro parlamento, quale centro del sostentamento dello stato democratico, è intriso di contraddizioni.

Iniziamo con il fatto che numerosi personaggi con precedenti penali più o meno gravi lo frequentano nel ruolo di rappresentante politico/istituzionale dei cittadini.

Cosa denota ciò?

Che la questione morale è ancora irrisolta, come e forse più di 27 anni fa’ quando l’onorevole Enrico Berlinguer nel Luglio del 1981 in un’intervista ad Eugenio Scalfari per il quotidiano la ‘Repubblica’ disse: La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati".

In uno stato in cui il Parlamento non vuol affrontare e risolvere una volta per tutte la questione della moralizzazione ed non esige l’inserimento di rappresentanti che siano figure integerrime e con un vissuto morale più che retto, non si può prospettare una democrazia lontana da ogni sospetto e dalla corruzione, e questo è quello che oggi viviamo in Italia da sempre.

Sono del parere che l’esempio deve assolutamente venire dall’alto.

Anche dal punto di vista comportamentale nell’attività legislativa o istituzionale poi dovrebbe essere esternato un profilo di rigore, il rispetto dell’avversario, il rispetto delle leggi e della Costituzione, dedicare ogni attività alla comunità.

Purtroppo questo oggi in Italia non accade.

La nostra classe politica è intensamente presa all’aggredire e denigrare l’avversario in ogni situazione, ad elaborare e portare avanti campagne per l’interesse di qualcuno o di qualche gruppo dal quale potrà riscuotere il proprio tornaconto.

Si realizzano troppo spesso leggi che fanno gli interessi di pochi, e ci si dimentica di lavorare per l’interesse dei più.

Senza scrupoli costoro inseriscono nelle leggi di interesse generale, articoli nascosti che permetterebbero la depenalizzazione di questo o di quel reato, che qualora passassero inosservati scioglierebbero gli ultimi laccioli alla libertà di corrompere e detrarre risorse alla nazione. Vedasi con l’ultimo decreto per l’avvio della nuova Alitalia.

Grazie alla leva del potere politico nei confronti di grandi aziende si possono costruire castelli ‘ad personam’ a spese della Comunità. Pensiamo ad esempio all’istituzione di linee aeree al solo servizio di un solo personaggio politico e di qualche rappresentante della propria schiera, il tutto a spese della comunità nazionale.

Si creano leggi che garantiscono coloro che frodano la nazione come la depenalizzazione del falso in bilancio.

In alcuni casi il personaggio appartenente alle istituzioni incappato nelle grinfie della giustizia, garantito dalla protezione del potentato politico/istituzionale, è riuscito pur essendo reo di comportamenti punibili penalmente ad uscirne indenne, nel rispetto del‘la legge è uguale per tutti’.

E così potremmo andare avanti per ore a riportare queste situazioni che danno la fotografia di Istituzioni poco democratiche e di un paese alla merce dei potentati che in alcuni casi oltrepassano il limite della legalità, dando al cittadino esempi sbagliati ed autorità a comportarsi nello stesso modo.

Pur in queste condizioni in Italia dall’inizio della Repubblica del 1948 non ci sono stati segni di cambiamento nella moralizzazione delle istituzioni e della politica.

Non parliamo di schieramenti politici perché né la destra, né il centro né la sinistra hanno dato vocazione al cambiamento.

L’intero paese dagli insegnamenti dell’intera galassia politico istituzionale è stato influenzato e tuttora vive di una cronica malattia che lo pervade da nord a sud, ed è il distaccamento dall’etica morale e comportamentale.

Dal più piccolo comportamento scorretto di un’amministrazione locale, alle grandi manovre corruttorie di grandi gruppi il nostro paese è sconvolto da un profondo collasso che non le permette di svilupparsi, di crescere, di guardare avanti e prendere il volo.

Berlinguer nel 1981 concluse la sua intervista a "La Repubblica" con queste parole che rilette oggi dopo quasi 30 anni furono come una premonizione Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude” .

Quindi in questo momento siamo come un malato con un infarto in atto che non ha la forza di reagire in quanto la sua malattia lo attanaglia in ogni sua parte del corpo.

L’attaccamento alle istituzioni, il credere nella legge e nella costituzione dandone prova con i propri comportamenti, credere nella giustizia e nei diritti e doveri del cittadino, il rispetto delle idee altrui, sono ormai una rarità soprattutto perché sono in molti a predicarlo ed in pochissimi a metterlo in pratica.

Allora la cura del malato spetta ai cittadini che non sono al di fuori degli interessi del paese, che sono i primi interessati al cambiamento, questo perché dall’alto si fanno solo orecchie da mercante.

Proviamo a cambiare il modo di pensare, non rimaniamo passivi di fronte ai comportamenti sbagliati.

Facciamoci portavoce di quello che non va, delle istituzioni che vediamo che non funzionano, del politico che si comporta in modo scorretto, del vicino che assume comportamenti incivili.

Dobbiamo dare uno scossone al ns paese, guardiamo avanti, non accontentiamoci dell’oggi perché significa rassegnarsi a rimanere nel pantano, crediamo di più nelle istituzioni anche se spesso gli insegnamenti di costoro sono sconfessanti delle leggi.

Insomma per concludere riflettiamo sui nostri comportamenti quotidiani, cambiamoli se necessario e cerchiamo di dare una svolta alla rinascita dell’Italia, si comincia dalle piccole cose.

Poi sarà la storia a raccontarci fra qualche anno come e se cambierà in meglio il nostro futuro.

martedì 4 novembre 2008

"La mia ultima lettera" di Adolfo Parmaliana


Questa è la storia di un combattente che ha sempre operato nel silenzio e queste che riporto sono le parole scritte nell’ultima lettera di Adolfo Parmaliana.
Si, Adolfo cosi voglio chiamarlo per nome, ha condotto la sua integerrima carriera da professore universitario, incorruttibile uomo politico di partito del suo paese Terme Vigliatore (ME), da esemplare padre di famiglia dal cuore tenero.
Ha vissuto una vita nel segno della buona condotta morale, dell’etica e ha cercato di farne insegnamento anche all’esterno della sua famiglia, dentro la politica del suo paese.
Si è accorto con queste frequentazioni che ’la chiarezza, la legalità, la coerenza e l’etica non sono valori per la politica’ senza distinguere la destra o la sinistra.
Ed è qui che si è scontrato con un muro di gomma.
Ha denunciato l’illegalità e la corruzione come pochi cittadini avrebbero fatto, attaccando i politici della sua città.
Cosa è accaduto dopo le sue pubbliche denunce?
Che la magistratura lo ha rinviato a giudizio per diffamazione!!!!!!!!
Avete letto bene, invece che portare in tribunale i responsabili dei delitti di corruzione denuciati da Adolfo, hanno richiesto il suo rinvio a giudizio!!!!
E’ pensabile che questo sia un paese civile????
E’ ragionevole pensare che questo sia uno dei paesi democraticamente più evoluti al mondo?
Dov’è il diritto di un cittadino, dopo che ha espletato più che profondamente il proprio dovere di uomo, di educatore e libero cittadino?
Ha denunciato la corruzione, quindi ha preteso giustizia!!!!
Leggete queste tristi righe che seguono della vita di un uomo stroncata dalla peggiore delle pesti che può attaccare una nazione: C O R R U Z I O N E .
Dopo questa assurda risposta della "giustizzia" (ndr con 2 z) Adolfo non ce la fatta, era troppo pulito per vivere con un fardello così pesante al colllo, ha deciso di togliersi la vita pur sapendo di lasciare i suoi cari a cui teneva più di ogni altra cosa al mondo.
Il suo sito ’the polite warrior’ a ricordo di Adolfo un vero ’eroe’ dei nostri tempi !
Sotto la sua ultima lettera.

*

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottrae al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all’ Avv. Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv. Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.



Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era la mia prima vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.

venerdì 24 ottobre 2008

La mano di Pechino sul premio Nobel per la Pace.


Quest’anno il premio Nobel per la Pace è stato assegnato meritevolmente a Martti Oiva Kalevi Ahtisaari lo scorso 10 ottobre 2008.

Questo politico e diplomatico finlandese di 71 anni, è stato insignito con questa prestigiosa onoreficienza per i suoi interventi per essere intervenuto a favore della pace e riconciliazione in numerosi conflitti ed aeree in guerra, come la Namibia nel 1989-90, 2005 in Indonesia, 1999 - 2007 Kosovo.

E fin qui nulla da ridire.

Chi ha potuto seguire la vicenda dell’assegnazione di questo ambito e prestigioso premio avrà notato che fino al 06 Ottobre 2008 però venivano dati come candidati favoriti per il premio Nobel 2 personaggi Cinesi, in profondo contraddittorio con il proprio governo.

Costoro sono il 41enne Gao Zhisheng ritenuto uno dei 10 migliori avvocati cinesi che ha militato nel movimento di liberazione del popolo e che per molti anni ha combattuto battaglie per il riconoscimento dei diritti umani del popolo Cinese. Subendo tentativi di assassinio, molteplici rapimenti con rilascio, ed infine la carcerazione sotto custodia della poliza cinese con l’allontanamento da Pechino durante i giochi olimpici a scopo cautelativo.

L’altro candidato era il 35enne Hu Jia anch’egli ha portato avanti lotte per il riconoscimetno dei diritti civili del popolo Cinese ed in particolare durante i giochi Olimpici di Pechino è stato un potente amplificatore delle sue battaglie pubblicando una lettera aperta in cui chiedeva al governo cinese di interrompere gli abusi ai diritti umani dei Cinesi.

Anche Mr Hu nel Febbraio scorso è stato arrestato per incitamento alla sovversione verso lo stato ed il sistema socialista.

Tornando ai fatti il capo di gabinetto dell’Istituto di ricerca per la Pace internazionale di Oslo Stein Toenesson il 06 Ottobre aveva dichiarato "Io penso che il più probabile vincitore di quest’anno sarà un dissidente Cinese".
Da qui una prima reazione del governo cinese che dal portavoce del Ministero degli esteri Liu Janchao ha esordito così "Noi speriamo che una parte importante prenderà la giusta decisione, senza ferire e danneggiare il sentimento Cinese".
Questa situazione ha messo in allarme la Cina che prevedeva che potesse sfuggirgli di mano questa situazione, creando pressione sull’Europa onde evitare questa premiazione.

A questo punto con l’assegnazione del 10 Ottobre l’operazione di Pechino sembra essere ben riuscita evitando uno scontro ideologico internazionale.

Purtroppo per la Cina quest’oggi il parlamento Europeo ha fatto un passo avanti rispetto alle aspettative di Pechino, ha assegnato il meno prestigioso Premio SaKharov 2008 ’per la libertà di pensiero’ indovinate a chi?

Al dissidente Hu Jia questa volta scatenando le ire del governo cinese proprio nel momento in cui il nostro presidente del Consiglio insieme ad una folta schiera di rappresentanti delle nazioni Europee sono in visita a Pechino.

Quali ritorsioni prenderà a questo punto il governo Cinese nei confronti della Comunità europea?
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