venerdì 9 luglio 2010

DDL intercettazioni: il cammino del non ritorno.


Questo disegno di legge molto probabilmente passerà e diventerà legge a tutti gli effetti entro l’estate!

Dobbiamo prenderne coscienza, al di là della illusione di possibili ripensamenti o ravvedimenti della maggioranza politica di Governo.

Tutti sappiamo e conosciamo le motivazioni che rendono questo provvedimento una restrizione del diritto di un cittadino ad essere informato.

Conosciamo quanto peserà questa legge sulla limitazione ad eseguire indagini ed intercettazioni da parte degli organi investigativi su fatti criminosi ed illegali.

Sarà approvata una legge che concederà un più ampio campo d’azione a criminali e corruttori.

Possiamo accettarlo o no, ma ciò purtroppo avviene nel rispetto delle regole di uno stato ’democratico’, cioè con l’approvazione dei ns rappresentanti istituzionali.

Il Governo ha deciso ed anche il parlamento grazie alla maggioranza ed allo schiacciante divario di voti rispetto alla opposizione, darà il suo consenso all’approvazione di questo testo legislativo.

Tutto si svolgerà nel rispetto del processo democratico nelle mani di un Parlamento ‘regolarmente’ eletto dagli italiani.

La legge avrà attuazione e le cose pian piano cominceranno ad andar male!

Le indagini sulle piccole e grandi associazioni criminali che delinquono dal nord al sud del paese avranno un rallentamento e gli organi inquirenti perderanno strumenti efficaci come le intercettazioni che in alcuni casi ne comprometteranno la buona riuscita investigativa se non addirittura impediranno di svelare e far emergere l’esistenza di avvenimenti criminosi.

Non leggeremo più sulla carta stampata di colloqui telefonici intercorsi tra Dell’Utri e gente di mafia, ma neppure tra Berlusconi e la D’addario, Berlusconi ed Innocenzi o D’alema e Consorte.

Il mondo dell’informazione dovrà fare a meno i importanti fonti di informazione che potrebbero risultare pericolose per i reporter se usate al limite delle concessioni che la legge delinea.

Tutto questo sembra grottesco, in questo paese che continua a perdere pezzi di democrazia nel silenzio delle istituzioni che dovrebbero essere garanti del diritto, ma tutto ciò oggi si sta concretizzando e presto potrebbe essere realtà.

Siamo ormai vicino all’epilogo, stiamo imboccando un percorso impervio che ci sta portando verso un dirupo dell’antidemocrazia, della negazione del diritto, da cui sarà difficile tornare indietro, ma l’opinione pubblica, le istituzioni, le più alte cariche dello Stato tacciono e continuano a testa bassa quel cammino che un giorno probabilmente malediremo.

martedì 15 giugno 2010

DDL intercettazioni ed il trasferimento del caso di Firenze


Parallelamente alla discussione del DDL intercettazioni, una parte del paese, il mondo dell’informazione, e qualche schieramento politico si domandano quale sarà il futuro di molte inchieste dopo l’approvazione di questa legge.

Bavaglio o meno, l’impatto mediatico di questo intervento legislativo è stato veramente forte ed ha scosso ad ampio raggio l’opinione pubblica di sinistra e di destra.

Dal PDL, l’onorevole Pecorella ad un’intervista di ieri, ritiene che questo testo “può essere migliorato sui temi costituzionali della privacy, della giustizia e della libertà di stampa”.

Non è dello stesso parere il senatore Bossi più intransigente che mai, riferisce che “la revisione di questo disegno di legge si scontrerebbe con un veto della Lega che ne impedirebbe l’approvazione definitiva”.

Il Ministro Alfano in posizione difensiva riferisce dietro al coro del PDL che “non vogliamo difendere nessuna lobby, ma la privacy dei cittadini”!

Anche l’onorevole Cicchitto è fermo sulla posizione di un procedimento senza modifiche confermando che “alla Camera ulteriori modifiche non ci troveranno consenzienti!”.

All’opposizione cambiano i toni, raggiungendo un insolito surriscaldamento come quello dell’onorevole Enrico Letta dal PD che risponde a chi l’interroga con fermezza “Alla Camera sarà un Vietnam per la maggioranza!”.

Dello stesso parere l’onorevole Casini “questa legge va cambiata alla Camera di tutto punto”, anche l’onorevole Di Pietro guidato dal solito fervore annuncia barricate ed un assedio a Montecitorio che verrà occupata!

Potrei continuare a riportare ancora tantissimi commenti che dalla politica e dai rappresentanti di numerose categorie completano il variopinto scenario dell’opinione pubblica trainata emotivamente da questa discussione così incisiva per il futuro del paese in tema di Giustizia ed informazione.

Un futuro che con la definitiva approvazione di questo disegno di legge, vedrebbe uno strappo forte verso la lotta alla corruzione ed all’illegalità, generato dall’impossibilità di condurre a buon fine approfondite attività investigative supportate da intercettazioni prolungate ed ad ampio raggio che di recente hanno portato allo scoperto oscure ed alquanto pericolose macchinazioni ai danni della comunità.

E’ il caso della "cricca fiorentina", dove troviamo la magistratura operosamente impegnata a lavorare sugli ultimi stralci di intercettazioni ancora disponibili, dove la procura di Firenze ha ricostruito negli ultimi due anni le attività di un gruppetto di insospettabili avidamente interessati all’appalto per la costruzione “della scuola dei marescialli di Firenze”.

Il gruppetto di insospettabili coinvolti nell’inchiesta fiorentina è rappresentato da Denis Verdini (Coordinatore nazionale del popolo della libertà), Francesco Piscicelli (imprenditore), Riccardo Fusi (imprenditore), Fabio De Santis (provveditore alle opere della Toscana) ed Angelo Balducci (presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici), questi ultimi due risiedono attualmente in carcere, in attesa della sospensione della custodia cautelare che potrebbe giungere da Roma.

Da quanto emerge dalle indagini dietro all’appalto per la costruzione della Scuola della finanza, era stata istituita una rete di scambio di favori e denari indirizzati a corrompere il ruolo delle istituzioni incaricate di sovraintendere il corretto svolgimento delle opere.

Casi come quello di Firenze con l’eventuale approvazione del "DDL sulle intercettazioni", che presto farà ingresso alla Camera dei Deputati, rischierebbero di non poter mai emergere alla luce del sole, se pensiamo che le prime intercettazioni su questo caso risalgono al 2008.

Mentre con la nuova legge non si potrebbero superare i 30gg di intercettazioni, prorogabili di 15gg + 15gg nel caso emergessero nuovi elementi.

Ma a preoccupare i magistrati di Firenze non è solo il disegno di legge di cui largamente abbiamo scritto anche in molti altri articoli su AV.

Proprio in questi giorni è giunta la notizia per decisione della Cassazione di trasferire a Roma l’inchiesta sulla Caserma dei marescialli di Firenze avviata da oltre 3 anni, impegnado pesantemente i magistrati fiorentini e che ad oggi ha portato alla luce quanto tutti noi conosciamo.

Perché allora trasferire la competenza di questo caso da Firenze a Roma, quando i magistrati e l’attività investigativa stavano riportando brillanti risultati?

A Firenze in molti se lo chiedono e magari anche con una non nascosta preoccupazione.

Ma da ora in avanti speriamo che questo cambio di sede sia ben motivato e non conduca le indagini, fino ad ora brillantemente condotte, su un "binario morto", ma si traduca in un successo della Giustizia e delle istituzioni.

Dalla risoluzione di questo caso di corruzione, l’opinione pubblica attende un riscatto, che possa dimostrare la forza dello Stato nei confronti di alcuni potenti che violarono la legge per raggiungere esclusivo tornaconto personale dilapidando le ormai esigue risorse Pubbliche.

sabato 12 giugno 2010

DDL Intercettazioni. Se passa, AgoraVox come RadioLondra.


Invertiamo la rotta. Se l’Italia è “nave senza nocchiero in gran tempesta”, allora è il momento di riappropriarci del nostro paese. Indistintamente, cittadini di destra e di sinistra dovrebbero fare un passo indietro rispetto ai rispettivi particularismi ed unirsi alla ricerca di un bene comune.

Il Ddl sulle intercettazioni sarà la pietra tombale su una democrazia lentamente distrutta. Sarà la lapide apposta affinché la classe politica, anche se corrotta, possa autotutelarsi.

Le risposte, le giustificazioni, sono fumo negli occhi. Non è vero che le intercettazioni non bloccheranno le indagini per mafia, perché, spesso, è nel corso dell’indagine che emerge il reato mafioso e non a priori; in un’Italia stritolata dalle organizzazioni criminali, tanto valeva donargli direttamente le chiavi del paese.

Si sentono tante scuse, ci si maschera dietro la spesa di circa 300 milioni di euro l’anno, ma è pur vero che siamo il primo paese al mondo per auto blu, con 626 mila unità (gli USA, secondi, ne hanno 73 mila) ed il loro costo è di 13 miliardi di euro (lo stesso di una media finanziaria). Ed è ancora più interessante sottolineare come, grazie alle intercettazioni sull’inchiesta Antonveneto, i "furbetti" abbiano pagato allo stato 340 milioni di euro, ovvero più del loro costo!

Con questo decreto i Moggi, gli Anemone, i Fiorani, i Setola (sì, i Setola), sarebbero ancora al loro posto. Fiorani, oggi, invece di patteggiare la pena si sarebbe trovato a controllare i giornali (voleva scalare RCS).

Con questa legge i medici della Clinica Santa Rita sarebbero ancora al loro posto, ad operare ignari pazienti sani.

Con questa legge Alfredo Romeo starebbe ancora saccheggiando Napoli, e Anemone ridirebbe ancora al telefono dei morti a L’Aquila.

Di cosa parleranno, dunque, i giornalisti? Saranno ridotti ad essere i passacarte d’informazioni preconfezionate (ove non lo fossero già).

Quello che sta accadendo non ha eguali in nessuna democrazia occidentale, il bavaglio all’informazione è il bavaglio alla conoscenza. E’ il bavaglio alla libertà dei cittadini di poter scegliere.

L’Italia è un paese che rischia la deriva democratica, il decreto va ritirato immediatamente, se così non fosse, AgoraVox è pronta ad essere una sorta di nuova Radio Londra. I server in Francia e lo statuto di Fondazione non italiana ci consentirà di continuare a pubblicare quello che può essere detto.

Come per Radio Londra questo non significa abbandonare la lotta affinché le cose cambino, ma sfruttare le potenzialità di tutto il web, per raccontare le notizie e mobilitarsi, di conseguenza, sul territorio.

Questo è un invito a tutti i cittadini liberi: ribellatevi! Sfruttate le pieghe della legge per cambiare il paese. Scriveteci! Mandateci quello che non sarà più possibile pubblicare altrove e, nel frattempo, mobilitiamoci tutti. Facciamo sentire che essere cittadini non significa, solo, mettere una crocetta su una scheda, ma ribadire quanto scritto nell’articolo 1 della nostra Costituzione: “La sovranità appartiene al popolo”.

La sovranità è nostra, non dimentichiamocelo mai.

Tratto da Agoravox del 11/06/10 - Autore:Francesco Piccinini

martedì 1 giugno 2010

Così parlerò col mondo: la storia di Michele Riva


La SLA è una malattina silente, che arriva e attacca il fisico pian piano, senza dare scampo al malcapitato. Come un’ombra, si attacca alle caviglie, al midollo della vita e te lo succhia via come se nulla fosse, giorno dopo giorno. E si resta lì, sfiancati, riversi sul letto, muti. Ma ora, per la prima volta in Italia, questo rigido e infausto gioco del silenzio potrà essere finalmente rotto.
Così parlerò col mondo: la storia di Michele Riva
Era il 1999. Ogni girono mi svegliavo, mi alzavo dal letto, come sempre. Ogni mattina le stesse quotidiane azioni, sovrapensiero. Camminavo le per strade di Torino, fremente, a passo svelto per non fare tardi. Ogni tanto sentivo una senzazione fredda e stridula alla base del collo, come un avveretimento, un ammonimento invisibile che mi metteva in guardia. Allora io mi giravo, per guardarmi le spalle,cercando il pericolo, cosa o chi minacciava la mia serenità. Ma non vidi nulla. Impercettibile, un’ombra sospetta, da quel girono, iniziò a seguirmi, ovunque, senza motivo, senza sosta.

Ovunque andassi, con chiunque parlassi o mi intrattenessi, quell’entità oscura era lì con me. Non potevo liberarmene. Inizialmente mi preoccupai, ansioso com’ero di vederci chiaro, di avere delle risposte, ma queste esitavano ad arrivare. Pian piano mi sentivo sempre più fiacco, con difficoltà ad alzarmi dal letto. Salire i gradini della scala del palazzo divenne un’impresa titanica. Credevo fosse stress, stanchezza. Poi mi accorsi che la famigerata ombra si era attaccata, avvinghiata a me, alle mie gambe, alle mie braccia, al mio torace, impedendomi di respirare, di muovermi, di comunicare.

Una mattina mi ritrovai steso, rigido e muto, in un letto. Come una tomba a cielo aperto, restavo li, minuto dopo minuto, senza poter parlare, vivere, accompagnarmi ai miei cari. La vita sembrava abbandonarmi, scivolarmi fra le dita come sabbia che ritorna alla spiaggia cadendo dalle mani. Ogni mio sogno sembrava svanito. Uno su tutti, quello di diventare radioamatore. Fin da bambino amavo parlare via etere, poter inviare la mia voce nell’etere, in un mondo parallelo, infinito. Ma ora, aprire la bocca e farne uscire qualcosa, anche uno stridio, era una missione impossibile.

Mai avrei pensato che la tecnologia mi sarebbe venuta incontro. Grazie a due computer e a un sensore oculare, riuscirò di nuovo a spandere la mia voce, i miei pensieri nell’etere, raccontare a tanti orecchi tesi le storie che meglio mi rappresentano, che vivo, nelle mie giornate piene di silenzio e di staticità, limiti che la mia mente e la mia tenacia hanno saputo bypassare.

Tratto da Agoravox Italia del 01/06/10

venerdì 21 maggio 2010

Michele, smentisci le voci sulla tua buonuscita d'oro!


L’ultimo ritorno di Santoro in TV nel 2006 con l’avvento di ’Anno zero’, aveva creato un profondo scossone negli ambienti RAI e nella sfera politica che ne governa le sorti da molti anni.

In troppi, da quella galassia che ruota vorticosamente attorno ai destini del servizio pubblico televisivo, da quel 2006 si sono interessati avidamente e premurosamente di seguire e criticare con ripetitiva affezione il suo ruolo di mattatore dell’opinione pubblica Santoro-dipendente.

Costui dal livello di fibrillazione che riesce a generare attorno a se, risulta essere per molti un personaggio dalle indiscusse capacità espressive, organizzative oltre che attrazione mediatica d’eccellenza.

Con i suoi show (vedasi Rai per una notte) e con le sue inchieste è sempre riuscito a trasformare il suo gruppo di lavoro e le sue trasmissioni in un polo di attrazione mediatica, generatore di alto gradimento verso il pubblico Rai ed amplificatore di ascolti anche in seconda serata dove in pochi riescno nell’ardua impresa di conquistare ascolti.

Purtroppo o per fortuna da oggi su tutte le testate e blog italiani è risuonato fragorosamente ancora il suo nome, sotto i più svariati e colorati titoloni che ne approvano o ne condannano l’operato recente, legandolo all’annuncio inaspettato del suo ’esonero’ dagli ambienti Rai.

Si avete capito bene, Michele Santoro, sembra che abbia deciso di andarsene dalla Rai di sua volontà, strano ma vero.

Il difensore della libertà d’informazione, il paladino dei cittadini dai diritti negati, lo smascheratore della corruttopoli animatrice di una certa politica in voga di questi tempi, ha preso la sua saggia decisione di abbandonare il ’palco televisivo’.

Ma al Santoro nazionale non posso che dare ragione, d’altronde lavorare in quell’ambiente dove lo sforzo ed il lavoro maggiore va indirizzato al parare i colpi dei suoi dirigenti che invece di facilitargli il lavoro lo crocifiggono puntata dopo puntata, non permettendogli di lavorare con la serenità che meriterebbe la costruzione e la conduzione di un programma d’opinione indirizzato al servizio pubblico.

Altrettanto accade con la politica che scottata dai suoi rivelatori interventi infrasettimanali rigurgita ogni venerdì mattina e per tutto il week-end sentenze e condanne per quest’oratore a cui secondo alcuni viene concesso uno spazio mediatico senza confini e forse senza controllo.

Ma ciò non ci scandalizza perchè conosciamo i pulpiti della politica dal quale vengono emesse queste sentenze indirizzate esclusivamente alla denigrazione.

Adesso però caro Michele credo che sia arrivata una vera resa dei conti, non tanto verso tutti quegli avversari che ti hanno troppo spesso lanciato uova in faccia, nascondendo nell’altra mano il corpo del reato che tu denunciavi.

Il conto che adesso gli italiani ti chiedono è un altro, quello legato alla tua ricompensa per il servizio prestato in questa azienda che ciascuno di noi sostiene con il pagamento del canone.

Un conto che dovrebbe coincidere alla perfezione con le tue battaglie per la giustizia, l’uguaglianza tra i cittadini, l’equità che la politica e le istituzioni debbono tenere nei confronti degli elettori e che tu da nostro paladino ti sei molto spesso caricato sulle spalle per farne delle battaglie pubbliche per ciascuno o per tutti noi.

Allora torno al dunque a dirti che non vogliamo credere che il compenso per il tuo defilare dagli studi della Rai possa ammontare a 10 o 17 o non so’ quante decine di milioni di euro, come tanti ed in troppi sbandierano, magari senza avere nulla di concreto che possa fondarne una benchè minima credibilità d’informazione.

Sono certo che quanto hai fatto in tanti anni di gloriose battaglie più o meno di successo, mantenga fede ad un tuo credo profondo in tal modo da rinnegare furbesche buonuscite da predatore delle risorse profuse dai cittadini e dalla comunità di abbonati RAI.

Se così fosse allora provvedi con rapidità a smentire le voci che ti danno ormai nell’olimpo di quei pochi fortunati ’Pensionati d’oro dello stato’ che con la prebenda buonuscita garantiscono sostentamento per se e per le prossime generazioni e che tu hai sempre condannato nei tuoi servizi e nelle tue battaglie.

Noi non vogliamo credere all’informazione manipolata.

sabato 8 maggio 2010

Dov'è finita la legge sul testamento biologico?


Era il 9 Febbraio 2009 quando al Senato della Repubblica si stava discutendo il Disegno di legge n.1369 che avrebbe dovuto garantire e formalizzare un istituto legislativo che regolamentasse il mantenimento di malati in stato vegetativo persistente.

Occorreva porre rimedio ad un buco legislativo su un argomento molto sentito da tutti gli italiani e che venne alla ribalta con il caso di Eluana Englaro.

L’opinione pubblica si divise profondamente tra chi condivideva la volontà di Eluana e di suo padre Peppino indirizzata all’interruzione dell’alimentazione forzata e di chi invece propendeva per continuare a fornire quanto necessario a garantire uno stato vegetativo continuativo.

La discussione del testamento biologico si allargò talmente tanto che arrivò alle sedi istituzionali.

Proprio quel 9 Febbraio 2009 però Eluana Englaro morì trovando impreparati tutti quei legislatori e parlamentari che con curioso carattere d’interessamento a questo caso, mostrarono all’intero paese quanto stesse loro a cuore Eluana e le problematiche legate al suo problema.

Quel disegno di legge n.1369 e le discussioni che si generarono, di colpo furono smorzate dalla sopraggiunta notizia della morte di Eluana, facendo ripensare il gruppo di maggioranza parlamentare sui passi da compiere, espletando il ritiro di questa proposta legislativa, ritenuta da molti stringata e non condivisa dalla maggioranza dei parlamentari.

Allora la promessa dall’attuale Governo fu quello di impegnarsi a riscrivere in breve tempo una proposta legislativa più articolata e più condivisa, che prendesse in esame tutti gli aspetti legati al testamento biologico, alla nutrizione artificiale ed alle terapie che accompagnano la sopravvivenza di malati in stato vegetativo permanente. L’obiettivo era anche quello di avere una legge ampiamente condivisa visto il coinvolgimento morale esternato dagli italiani che si era creato attorno a questa problematica.

Da allora poi il silenzio più assoluto, questo Governo assurto a ’Governo del fare’, si è dimenticato di tutto.

L’urgenza ed il trasporto mostrato dai nostri parlamentari in quell’occasione si è dissolta totalmente quasi come se il problema dei malati in stato vegetativo si fosse dissolto per sempre con la morte di Eluana.

L’impressione che ho avuto è che la politica abbia voluto in quell’occasione cavalcare l’onda emotiva che coinvolse gli italiani e li divise, per poi governare gli assensi di coloro che sentivano proprio questo problema.

Perché allora ad un anno e mezzo da quel 09 febbraio 2009 non si è mosso più niente?

Perché nessun parlamentare ha fatto più menzione a questo enorme problema di carattere legislativo e morale d’interesse per tutto il paese?

Forse dovremo aspettare un altro caso Welby o un altro caso Englaro e forse si risveglierà nei nostri sonnacchiosi politici quell’emotività che li possa portare a svolgere il loro dovere affrontando quelli che sono i reali problemi di un paese, e quello sul testamento biologico è uno di quelli veramente urgenti e prioritario.

lunedì 26 aprile 2010

Informazione: da Perugia proposte di riconversione al web


Fino ad oggi nel nostro paese si è sempre ricondotta l’informazione al modo di divulgare notizie su TV, giornali e radiodiffusione.



Internet e le sue timide iniziative delle testate del mainstream informativo italiano, ancora oggi risultano essere la Cenerentola nell’ampio mercato della diffusione informativa, in quanto ripropongono copie maldestramente riviste della principale testata madre cartacea (Repubblica, Corriere, etc.).

Dai mastodonti nazionali non viene proposto nulla di nuovo sul Web, non ci sono idee originali, manca il contatto con i nuovi orizzonti del web 2.0 trainato nel mondo dai social network che passo dopo passo stanno determinando l’andamento di questa nuova frontiera.

Ma per nostra buona fortuna le cose dovranno cambiare se non vogliamo perdere definitivamente il passo con l’immenso mondo dell’informazione che sta traslocando le sue redazioni sul Web, lasciando a casa i nostalgici della macchina da scrivere.

Buone notizie arrivano dal festival del giornalismo di Perugia che ha decretato quest’anno la svolta del modo di fare informazione che si sta concretizzando nel mondo con variegate iniziative multidisciplinari.

Partendo da SpotUs dove viene praticato giornalismo investigativo e d’inchiesta ed alimentato da finanziamenti volontari dei lettori, si sviluppano stravaganti e svariate forme di indagine come spiegato da David Cohn, che si può concretizzare con l’ingaggio di un gruppo di ragazzi che in bici nel parco vengono sguinzagliati ad intervistare cittadini o a raccogliere dati d’inchiesta. Tutto questo disimpegnandosi dall’ingaggio oneroso di giornalisti professionisti dismessi e di questi tempi disponibili in quantità industriali.

D’altro taglio il giornalismo d’inchiesta di ProPublica che, concessosi anch’esso totalmente allo spazio sul web e costituito da una redazione di 35 ‘investigative journalist’ stabilmente operativi e stipendiati, secondo le parole del suo main editor Paul Steiger, garantisce un’informazione autonoma ed indipendente pur ricevendo finanziamenti privati per 10.000.000 di $ l’anno. I risultati evidenti poi li conosciamo dopo l’assegnazione del Premio Pulitzer per l’’investivative reporting’ a Steiger ed al suo team.

Arriviamo ora a Channel Four noto canale televisivo ed informativo inglese che ha focalizzato il cambiamento epocale che garantirà la sopravvivenza da qui ai prossimi anni nell’ingolfato e caotico mondo dell’informazione, esso potrà realizzarsi solo con il coinvolgimento partecipativo e diretto degli utenti.

Cosa di meglio che sfruttare qualcosa di esistente ed in continua espansione come i social networks?

Come ci spiega Vicky Taylor editor per Channel Four, ci si è resi conto di dover cambiare filosofia e dover spostare l’attenzione di parte della redazione su Twitter e Facebook creando dei canali alternativi che rendessero rapidamente fruibili notizie dalla redazione in rete e potessero generare flussi retroattivi di commenti e notizie dagli utenti verso la redazione. Il tutto con l’interscambio di questi contenuti con il canale televisivo.

Queste appena riportate sono solo alcune delle nuove proposte che l’informazione sul Web ha già consegnato in mano agli internauti e che per i prossimi anni vedrà un’espansione smisurata che in poco tempo fagociterà i desueti canali informativi della carta stampata che affannosamente stanno tentando la riconversione. Ci riusciranno?

Certamente il futuro è nello sviluppo di nuove forme comunicative variegate ed alternative tra loro che sapranno reperire risorse umane valide ed attirare l’interesse di investitori disinteressati nel comune scopo di fare giornalismo ed informazione per il più ampio spettro di spettatori.
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