sabato 8 maggio 2010

Dov'è finita la legge sul testamento biologico?


Era il 9 Febbraio 2009 quando al Senato della Repubblica si stava discutendo il Disegno di legge n.1369 che avrebbe dovuto garantire e formalizzare un istituto legislativo che regolamentasse il mantenimento di malati in stato vegetativo persistente.

Occorreva porre rimedio ad un buco legislativo su un argomento molto sentito da tutti gli italiani e che venne alla ribalta con il caso di Eluana Englaro.

L’opinione pubblica si divise profondamente tra chi condivideva la volontà di Eluana e di suo padre Peppino indirizzata all’interruzione dell’alimentazione forzata e di chi invece propendeva per continuare a fornire quanto necessario a garantire uno stato vegetativo continuativo.

La discussione del testamento biologico si allargò talmente tanto che arrivò alle sedi istituzionali.

Proprio quel 9 Febbraio 2009 però Eluana Englaro morì trovando impreparati tutti quei legislatori e parlamentari che con curioso carattere d’interessamento a questo caso, mostrarono all’intero paese quanto stesse loro a cuore Eluana e le problematiche legate al suo problema.

Quel disegno di legge n.1369 e le discussioni che si generarono, di colpo furono smorzate dalla sopraggiunta notizia della morte di Eluana, facendo ripensare il gruppo di maggioranza parlamentare sui passi da compiere, espletando il ritiro di questa proposta legislativa, ritenuta da molti stringata e non condivisa dalla maggioranza dei parlamentari.

Allora la promessa dall’attuale Governo fu quello di impegnarsi a riscrivere in breve tempo una proposta legislativa più articolata e più condivisa, che prendesse in esame tutti gli aspetti legati al testamento biologico, alla nutrizione artificiale ed alle terapie che accompagnano la sopravvivenza di malati in stato vegetativo permanente. L’obiettivo era anche quello di avere una legge ampiamente condivisa visto il coinvolgimento morale esternato dagli italiani che si era creato attorno a questa problematica.

Da allora poi il silenzio più assoluto, questo Governo assurto a ’Governo del fare’, si è dimenticato di tutto.

L’urgenza ed il trasporto mostrato dai nostri parlamentari in quell’occasione si è dissolta totalmente quasi come se il problema dei malati in stato vegetativo si fosse dissolto per sempre con la morte di Eluana.

L’impressione che ho avuto è che la politica abbia voluto in quell’occasione cavalcare l’onda emotiva che coinvolse gli italiani e li divise, per poi governare gli assensi di coloro che sentivano proprio questo problema.

Perché allora ad un anno e mezzo da quel 09 febbraio 2009 non si è mosso più niente?

Perché nessun parlamentare ha fatto più menzione a questo enorme problema di carattere legislativo e morale d’interesse per tutto il paese?

Forse dovremo aspettare un altro caso Welby o un altro caso Englaro e forse si risveglierà nei nostri sonnacchiosi politici quell’emotività che li possa portare a svolgere il loro dovere affrontando quelli che sono i reali problemi di un paese, e quello sul testamento biologico è uno di quelli veramente urgenti e prioritario.

lunedì 26 aprile 2010

Informazione: da Perugia proposte di riconversione al web


Fino ad oggi nel nostro paese si è sempre ricondotta l’informazione al modo di divulgare notizie su TV, giornali e radiodiffusione.



Internet e le sue timide iniziative delle testate del mainstream informativo italiano, ancora oggi risultano essere la Cenerentola nell’ampio mercato della diffusione informativa, in quanto ripropongono copie maldestramente riviste della principale testata madre cartacea (Repubblica, Corriere, etc.).

Dai mastodonti nazionali non viene proposto nulla di nuovo sul Web, non ci sono idee originali, manca il contatto con i nuovi orizzonti del web 2.0 trainato nel mondo dai social network che passo dopo passo stanno determinando l’andamento di questa nuova frontiera.

Ma per nostra buona fortuna le cose dovranno cambiare se non vogliamo perdere definitivamente il passo con l’immenso mondo dell’informazione che sta traslocando le sue redazioni sul Web, lasciando a casa i nostalgici della macchina da scrivere.

Buone notizie arrivano dal festival del giornalismo di Perugia che ha decretato quest’anno la svolta del modo di fare informazione che si sta concretizzando nel mondo con variegate iniziative multidisciplinari.

Partendo da SpotUs dove viene praticato giornalismo investigativo e d’inchiesta ed alimentato da finanziamenti volontari dei lettori, si sviluppano stravaganti e svariate forme di indagine come spiegato da David Cohn, che si può concretizzare con l’ingaggio di un gruppo di ragazzi che in bici nel parco vengono sguinzagliati ad intervistare cittadini o a raccogliere dati d’inchiesta. Tutto questo disimpegnandosi dall’ingaggio oneroso di giornalisti professionisti dismessi e di questi tempi disponibili in quantità industriali.

D’altro taglio il giornalismo d’inchiesta di ProPublica che, concessosi anch’esso totalmente allo spazio sul web e costituito da una redazione di 35 ‘investigative journalist’ stabilmente operativi e stipendiati, secondo le parole del suo main editor Paul Steiger, garantisce un’informazione autonoma ed indipendente pur ricevendo finanziamenti privati per 10.000.000 di $ l’anno. I risultati evidenti poi li conosciamo dopo l’assegnazione del Premio Pulitzer per l’’investivative reporting’ a Steiger ed al suo team.

Arriviamo ora a Channel Four noto canale televisivo ed informativo inglese che ha focalizzato il cambiamento epocale che garantirà la sopravvivenza da qui ai prossimi anni nell’ingolfato e caotico mondo dell’informazione, esso potrà realizzarsi solo con il coinvolgimento partecipativo e diretto degli utenti.

Cosa di meglio che sfruttare qualcosa di esistente ed in continua espansione come i social networks?

Come ci spiega Vicky Taylor editor per Channel Four, ci si è resi conto di dover cambiare filosofia e dover spostare l’attenzione di parte della redazione su Twitter e Facebook creando dei canali alternativi che rendessero rapidamente fruibili notizie dalla redazione in rete e potessero generare flussi retroattivi di commenti e notizie dagli utenti verso la redazione. Il tutto con l’interscambio di questi contenuti con il canale televisivo.

Queste appena riportate sono solo alcune delle nuove proposte che l’informazione sul Web ha già consegnato in mano agli internauti e che per i prossimi anni vedrà un’espansione smisurata che in poco tempo fagociterà i desueti canali informativi della carta stampata che affannosamente stanno tentando la riconversione. Ci riusciranno?

Certamente il futuro è nello sviluppo di nuove forme comunicative variegate ed alternative tra loro che sapranno reperire risorse umane valide ed attirare l’interesse di investitori disinteressati nel comune scopo di fare giornalismo ed informazione per il più ampio spettro di spettatori.

giovedì 18 marzo 2010

Crisi economica:Chi verrà dopo la Grecia?


Dopo essersi infrantosi con un pesantissimo epilogo, l’equilibrio economico della Grecia sembra aver toccato il punto più basso del recente passato.



Adesso la nazione sotto le mani del Premier Papandreu, soggiogata da un pesantissimo debito pubblico che si attesta intorno ai 298 miliardi di euro, si appresta ad affrontare una dolorosa stagione di sacrifici e rinunce a partire dall’intero apparato dello Stato sottoposto ad una rigida cura ricostituente.

Insomma tutta la nazione dovrà contribuire al recupero di quelle risorse che nel corso degli anni sono state dilapidate dal gioco sporco della politica e della malsana amministrazione, complici entrambe dello sfaldamento dell’apparato di controllo statale.

La difficile attività di cui dovrà farsi carico Papandreu sarà giocata all’interno del suo paese ma anche all’interno del fitto scambio di relazioni che dovrà tessere il premier greco nell’ambito europeo al fine di trovare sostegni economici nel qual caso non dovesse riuscire a rifinanziare il proprio debito al rinnovo dei titoli di Stato in scadenza tra qualche settimana.

Osservando quanto accaduto a questa nostra consorella "Europea" mi viene spontaneo pormi una domanda.

Dopo la Grecia potrà accadere a qualcun altro stato dell’Eurozona di raggiungere una situazione economica di tale costituzione e drammaticità, soprattutto in questo momento in cui gli effetti della crisi stanno dettando le politiche economiche di salvataggio e di contenimento dei danni?

In coda alla Grecia a rischio ‘default’ troviamo, anche per gli effetti deleteri della crisi economica, la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda e non escluderei anche il nostro paese marcato a vista oltre oceano da osservatori integerrimi.

Per il nostro paese nonostante l’attuale Governo e parte del mondo economico dia all’esterno garanzie di solidità e tranquillizzanti messaggi distensivi sulla tenuta del nostro sistema economico/finanziario, troviamo dati statici di tutt’altra fattezza.

Il debito pubblico di poco sotto i 1800 miliardi di Euro che stabilizza un rapporto debito PIL intorno al 115% (dato ingigantitosi negli ultimi anni), una disoccupazione salita al di sopra dell’8% ed un PIL che ha fatto registrare nel 2009 una flessione del 5,1% non fanno di certo star tranquilli gli economisti avveduti.

Ad accentuare la difficile situazione del nostro paese troviamo una diminuzione congiunturale del Pil dell’ultimo trimestre 2009 dello 0,2%, mentre negli USA c’è stata una crescita dell’1,4% , in Giappone un +1,1%, in Francia un +0,6%, nel Regno unito un +0,3%.

Il confronto con gli altri paesi che hanno già da tempo invertito il senso di marcia verso la crescita economica, ci dà la misura della pesantezza e delle difficoltà che incontra la nostra ferruginosa macchina ‘Italia’ a riprendere il passo delle altre.

Questi dati seppur bilanciati da un sostanzioso ‘gruzzolo’ costituito dal risparmio privato in mano agli italiani e dalle previsioni di crescita del PIL nel 2010 di un risicato 0,9/1,0%, non possono farci ben sperare e dimenticare previsioni nebulose per l’intero sistema Italia, sballottato all’interno di un contenitore Europeo che sotto gli effetti della crisi ha trasformato i suoi aderenti in soggetti egoisti attenti esclusivamente a curare le proprie ferite.

In queste condizioni pur evitando le sorti della Grecia, attraverseremo un pesantissimo 2010, con grossa difficoltà si riuscirà a mantenere una previsione di crescita economica dell’1% e verrà presentato come al solito il conto della crisi ancora una volta ai lavoratori italiani che sosterranno di tasca loro la macchina ‘mangiasoldi‘ dello Stato, in quanto l’attuale classe politica ha dimostrato di non avere gli strumenti per portare avanti profonde riforme atte alla modernizzazione dello Stato e della sua struttura funzionale.

lunedì 15 marzo 2010

Ipotesi di concussione per Berlusconi, Innocenzi e forse Minzolini. Alfano manda gli ispettori a Trani


Che ci sia un corto circuito dell’informazione televisiva è sotto gli occhi di tutti. Quello che però non si poteva conoscere era il modo con cui il governo e Berlusconi in prima persona premevano sulla RAI. Nell’ambito dell’indagine della procura di Trani, resa pubblica per quanto possibile da “Il Fatto Quotidiano”, adesso saltano fuori delle intercettazioni (indirette) del premier, che però non potranno essere utilizzate senza l’autorizzazione del tribunale dei ministri.

L’ipotesi dell’accusa di concussione, cioè lo sfruttamento di una posizione di potere per ottenere dei favori, che graverebbe su Berlusconi (ma anche su Innocenzi e forse Minzolini) si regge sul rapporto del premier con Giancarlo Innocenzi, ex parlamentare e sottosegretario del centrodestra, ex dipendente Fininvest e “in teoria indipendente” commissario dell’Agcom (Autorità garante per le comunicazioni) che avrebbe avuto il compito di organizzare una “strategia” affinché si prendessero dei provvedimenti contro Annozero.

La puntata scatenante sarebbe stata quella dedicata al caso Mills, particolarmente sgradita al premier. La trama del disegno si basava sulla lettera che si sarebbe dovuta inoltrare a Masi, il direttore generale della RAI al corrente delle manovre. Dopo la firma del presidente dell’Agcom Calabrò, firma che non fu mai apposta perché il commissario non cedette alla pressioni, Masi sarebbe stato nella posizione di “placcare Annozero prima che vada in onda”.

Anche l’eliminazione delle docufiction sarebbe stato frutto dello stesso schema. Sotto indagine probabilmente è poi la disponibilità a confezionare dei servizi giornalistici “tondi”, da parte di Augusto Minzolini - il “direttorissimo” del Tg1, come lo chiama Berlusconi anche al telefono - ad hoc per le notizie che riguardano il premier.

Il Ministro della Giustizia Alfano, intanto, “per fare luce sulla fuga di notizie” manda gli ispettori a Trani. “È un evidente tentativo di intimidazione”, spiega Livio Pepino di Magistratura democratica, “Per i tempi e i modi, quella di Alfano appare un’iniziativa politica che più che accertare qualcosa tende a impedire un’indagine”. Il Pdl invece si prepara ad accelerare sul disegno di legge che limiterebbe le intercettazioni.

Altra questione spinosa è la chiusura dei programmi di approfondimento giornalistici che riguarda l’avvenuta approvazione di un regolamento da parte della Commissione parlamentare di Vigilanza (quindi l’Agcom non c’entra) che equipara l’informazione alla comunicazione politica, con l’effetto di sostituire le tribune elettorali alle trasmissioni che andavano in onda nelle fasce orarie più seguite. L’Agcom solo in seconda battuta è intervenuta per evitare lo squilibrio tra una Rai mutilata (4 milioni di euro persi) contro Mediaset e La 7 con i palinsesti completi, producendo un provvedimento che chiude i talk show anche nelle reti concorrenti della Rai. Si è arrivato poi al verdetto del Tar che l’ha annullato e dal quale è dedotto che anche il provvedimento scatenante della Commissione di Vigilanza è illecito.

Ma i programmi come Annozero e Ballarò comunque non riprendono. Chissà perché.

Articolo di Gloria Esposito da Agoravox Italia

sabato 6 marzo 2010

ll decreto 'interpretazione': scippo alla democrazia.


Ricordiamoci questa data 05 Marzo 2010.
Ieri infatti il Governo guidato dal premier Silvio Berlusconi ha ottenuto il reinserimento nella corsa elettorale delle liste Formigoni e Polverini per il PDL, facendoci memorizzare questa data per sempre.
Come lo ha fatto?
Contravvenendo alle regole dello Stato di Diritto che in questo paese sembra stia diventando di moda anche ai più alti livelli istituzionali.
Con l'attuazione di un DL, approvato in tarda serata di ieri anche dal Presidente Napolitano, si autorizzano coloro che non hanno rispettato chiare regole oggi esistenti per la presentazione delle liste elettorali ai cancellieri incaricati, a continuare a disattenderle portando comunque a casa il risultato voluto dal potente di turno.
Che non rispettino i termini di consegna, che utilizzino timbri di autenticazione del supermercato vicino casa, l'importante è che la cancelleria di turno accetti sempre e comunque le liste del PDL.
Certamente solo quelle, quando ciò accadesse ad una lista Bonino o al PD, probabilmente le regole tornerebbero utili e di moda.
Credo che con questa mossa si sia oltrepassato ogni limite della decenza e si sia estirpata ancora una parte di quella Democrazia che comincia ad essere sempre più rara in uno stato in mano ad un despota soprannominato Premier.
Pertanto propongo per le prossime elezioni regionali di portarci all'interno dell'urna e scrivere sulla scheda elettorale 'RIDATECI LA DEMOCRAZIA'.
Questa rivolta culturale manterrà alto l'onorabilità di chi crede ancora nella Democrazia e nello Stato di diritto.
Probabilmente da domani nulla avrà più certezze!

giovedì 11 febbraio 2010

Crisi economica: Produzione industriale 2009 a picco -17,5%


Ieri l’Istat ha diffuso un altro dato definitivo molto negativo sulla produzione industriale italiana di dicembre 2009 a conferma dello stato della nostra economia e delle imprese che ne reggono l’impalcatura.

La diminuzione della produzione industriale a dicembre 2009 rispetto al mese di novembre 2009 ha riportato una rallentamento del –0,7%.

Ancora più preoccupante è la riduzione media annua della produzione industriale del 2009 rispetto all’anno 2008, che si è contratta del –17,5%, pur avendo il 2009 254 gg lavorativi contro i 253 gg lavorativi del 2008.

Nel 2008 si era già consuntivata una diminuzione media annua della produzione industriale del –3,1%, che non faceva presagire un tracollo di queste dimensioni nell’anno successivo.

Ora i principali settori dell’industria che in Italia si trovano in queste difficoltà chiedono i sostegni dello stato già concessi alla Fiat nell’anno trascorso avendo riconosciutogli un privilegio per pochi.

Quest’anno è la volta di elettrodomestici e quant’altro che potranno usufruire degli incentivi all’acquisto, ma qui analizzeremo la metodologia proposta dal Governo.

Il 2010 quindi partirà sotto i peggiori auspici, visto che questo Governo ad oggi non ha mosso alcun passo verso il sostegno alle grandi, piccole e medie imprese in difficoltà, non riconoscendo alcun vantaggio fiscale o maggior sostegno allo sviluppo, negando anche il monitoraggio sulle banche che stringono la morsa nella concessione del credito.

Sotto queste prospettive il paese come potrà riprendere il volano della crescita e dello sviluppo?

Probabilmente dopo la fuga di molte imprese all’estero, si sta concretizzando un impoverimento del tessuto industriale italiano con riflesso diretto sull’economia del paese e delle famiglie italiane, in tal modo si dovrà rivedere a 360° il modello della nostra società, da industriale a post-globalizzazione.

Se così non fosse e ce lo auguriamo, ci aspettiamo da parte del Governo un intervento di chiarificazione sullo stato dell’industria e degli interventi che prevede avviare in quanto oggi sembra che nessuno da Palazzo Chigi abbia menzionato questo dato economico piuttosto importante e illuminante sullo stato di depressione del principale settore economico del paese.

Articolo di Paolo Praolini da Agoravox Italia

mercoledì 10 febbraio 2010

Perchè Ciancimino jr. ha deciso di parlare!


La domanda è diventata uno slang che attraversa salotti borghesi e mercati popolari, uffici e redazioni, bar e sale Bingo, in una parola, tutta Palermo: "Perché parla Massimuccio?". E, soprattutto, perché parla proprio ora? Perché un giovane rampollo della borghesia mafiosa dal cognome pesante, che ha respirato omertà da quando era in fasce, custode di segreti e di miliardi, decide un giorno di fine 2007 di abbandonare la sua "dolce vita", destinata a continuare nonostante una condanna per riciclaggio e una confisca di 60 milioni di euro per incontrare Maurizio Belpietro, allora direttore di Panorama, e avventurarsi sui sentieri impervi della trattativa "mafia-stato" sollevando una querelle istituzionale dai risvolti imprevedibili?

E aprendo, di fatto, la strada ai primi interrogatori di gennaio 2008 (Caltanissetta) e marzo 2008 (Palermo) per puntare, come missili, le sue parole e i suoi documenti, contro Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi? In buona sostanza a Palermo la domanda alimentata dalla diffidenza verso un cognome che ha segnato in negativo la città e una vicenda istituzionale dai contorni ancora confusi, e: "chi glielo fa fare?".

Come per la formazione della squadra rosanero, ciascuno dei palermitani, ha, ovviamente, una propria risposta, a volte ancorata al terreno della logica, più spesso in volo nei cieli della dietrologia. Vuole salvare quel che resta (e non è probabilmente poco) del patrimonio familiare? Vuole sfuggire alla misura di prevenzione personale, l’unica che veramente lo spaventa e che gli impedirebbe di continuare a fare il trader sui mercati di mezzo mondo? Regola conti antichi del padre eseguendo una volontà testamentaria non scritta di don Vito, che negli ultimi mesi di vita gli descrisse "in maniera criptica la natura dei suoi rapporti economici attraverso una rete di prestanome?".

Lui la spiega cosi’, mescolando ragioni nobili e meno nobili, familiari e civili: "L’amico del sig. Franco mi disse di non parlare di lui, del suo mondo, di Berlusconi e della trattativa, De Donno mi assicurò che sulla trattativa avrebbero messo il segreto di Stato. E il pm Sciacchitano, attraverso il prof. Lapis, mi mandò a dire di non parlare della società del gas: a Lapis risposi che mi ero rotto le scatole di proteggere tutti e pagare solo io. E mia moglie (stanca dei guai giudiziari, ndr) mi disse che stavo rovinando il bambino chiamandolo Vito Andrea. Con lei presi un impegno, il giorno che sarei stato condannato avrei smesso con questa vita. Da oggi voglio che mio figlio Vito sia orgoglioso di portare il cognome che porta".

Se la serenità interiore di Gaspare Spatuzza notata da più d’un pm è il biglietto da visita della sua conversione religiosa, appare oggettivamente più difficile attribuire alle parole di Ciancimino jr, per ragioni familiari da sempre immerso in una sub cultura omertosa, l’abito laico di una folgorazione civile sulla via di Arcore.
Ma se è giusto interrogarsi sul perché il giovane Massimo parli solo adesso, appare lecita la medesima domanda nei confronti di altre memorie ad orologeria dei protagonisti sul palcoscenico istituzionale, da Nicola Mancino a Claudio Martelli, da Liliana Ferraro a Luciano Violante fino agli stessi Mori e De Donno, che rivelarono dopo sei anni il loro incontro del 25 giugno con Paolo Borsellino.

A conferma che i buchi neri di quella stagione sono ancora numerosi, e i miliardi di Ciancimino portati a Milano alla fine degli anni ’70, come testimoniano le sentenze dei processi di mafia e di bancarotta e le collezioni dei giornali dell’epoca, possono costituire una formidabile chiave interpretativa per rileggere vicende ancora attuali nell’Italia dei patti e dei ricatti.

Articolo di Giuseppe Lo Bianco da il Fatto Quotidiano del 10 febbraio 2010
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