martedì 30 giugno 2015

L'Europa poco solidale deve imparare la lezione.



L'Europa ed in particolare la Grecia in questo momento mostrano  segni preoccupanti di scollamento e contrapposizione al punto tale di mettere in fibrillazione l’intero continente che ancora mostra di credere nell’ampio contenitore europeo.
Vorrei perciò esternare il mio ragionamento su quanto sta accadendo partendo da un dato e da alcuni accadimenti che ci riguardano da vicino.
Nel 2011 l’Italia era in difficoltà evidenti nei confronti delle istituzioni Europee, perché mostrava in quel frangente dati macro economici  che non le permettevano di continuare a bivaccare e sopravvivere senza mettere in atto alcuna riforma che le permettesse di recuperare performance da primo della classe.
Il famoso e desueto ‘Spread’, fino ad allora ritenuto un anonimo sconosciuto, balzellava nelle tabelle e nei grafici dei tecnocratici paneuropei  con cifre attorno ai 500 punti, questo concesse al tecno-ministro Monti di lì a pochi mesi di mettere tutti  i lavoratori italiani al muro spostando l’asticella delle pensioni di vecchiaia a 66 anni.
Questa tirata di cinghia ci permise di rientrare in quello strettissimo rapporto deficit/PIL del 3%, che ancor oggi non permette di fare sonni tranquilli a molti ministri economici di Eurolandia.
Questa riforma intestata alla ormai nota Ministra Fornero porto’ milioni di italiani a rivedere i personali progetti futuri ed incise sulla possibilità di godersi la meritata pensione diluendone la data di fuoriuscita dal lavoro, insomma sacrifici che avremmo voluto evitare ma che allora risultarono irrinunciabili.
Oggi anche la Grecia ,come fu per noi allora, si trova in grosse difficoltà economiche, mancanza di liquidità ed un forte debito stanno strangolando questo paese nonostante sia stato sottoposto da anni a ‘onerose’ richieste di tagli e riduzione degli sprechi su richiesta dei suoi creditori.
La drammatica situazione greca è il frutto di Governi ellenici senza scrupoli che taroccando bilanci da presentare al board europeo hanno ripetutamente superato i difficili esami di ammissione senza realmente meritarlo.
Ora però  la realtà è un’altra, riduzione degli stipendi, taglio delle tredicesime, cancellazione dei benefit a medici, ospedalieri e funzionari dello Stato, ritocco al ribasso delle pensioni sono  interventi intrapresi recentemente che ricadono sulla pelle dei cittadini e stanno incidendo negativamente sul già provato stato sociale.
Certamente la crudezza del momento rende difficile la valutazione che molti si aspetterebbero, cioè infliggere alla Grecia altri sacrifici realizzabili pur con stretti margini di manovra, come ad esempio la soglia dell’età pensionabile che noi abbiamo portato a 66 anni, in Grecia risulta ancora inferiore ai 60anni.
Ma questo stato delle cose non permette facili valutazioni risolutive neppure ai più esperti economisti.
Dall’altro fronte c’è l’Europa che dal centro delle sue istituzioni burocratico-economiche non vuol mollare la presa del monello che non vuol fare tutti i compiti come Lei le vorrebbe imporre.
Ma qui debbo fare una espressa critica al gigante Europeo che in mesi di trattative non è riuscito a risolvere un problema che qualche anno fa era di facile risoluzione.
Ci fa riflettere un dato sopra tutti che mostra il PIL europeo dei 28 paesi  ad oltre 13.000 miliardi di € mentre quello ellenico era di 182 miliardi nel 2013 (poco più dell’1% il loro rapporto), sarebbe bastato un accordo diverso e qualche puntigliosa posizione presa dai burocrati di Bruxelles meno rigida, per convogliare verso una positiva mediazione ed un risultato che avrebbe accontentato  i creditori senza grossi sacrifici ed avesse esorcizzato  catastrofiche ripercussioni sull’intera Europa.
Ci troviamo oggi dopo mesi e mesi di prese di posizione intransigenti e mancati arretramenti da rigidi posizionamenti che tra i due contendenti  Europa e Grecia si sta configurando il più drammatico confronto della storia dell'Unione europea.
Il confronto tra un gigante Golia narcotizzato da burocrazia e crisi che viene immobilizzato da un piccolo e non arrendevole Davide, che con scaltrezza e ‘furbizia’ gioca le sue ultime pedine.
Tsipras alla guida del piccolo Davide ha pensato furbescamente di condurre il gioco iniettando nelle vene del gigante una dose di ‘paura’ e ‘terrore’ rappresentato dalla Grexit, che immobilizzi l’intero comparto politico/economico e augurandosi  cedimenti verso posizioni  nuove e concessioni ulteriori indirizzate alla dilazione delle scadenze in arrivo.
Niente di meno che un Referendum sul SI/NO all’accettazione delle nuove richieste dei creditori, che equivale ad un perentorio dentro o fuori dall’Euro.
Questa iniezione di ‘paura’ ha quindi avuto effetto immediato, permettendo che in un solo giorno si fossero bruciati sui mercati finanziari europei 236 miliardi di € il tutto generato dalla mancata restituzione da parte di Atene della rata di 1,6 miliardi di € in scadenza il 30/06/15.
E’ una situazione al limite del razionale ma oggi si infrangono in questa irragionevole realtà le aspettative di tanti milioni di cittadini europei.
E’ il gioco delle parti, uno contro l’altro e l’Europa procede nel suo cammino sempre più verso la  sua disgregazione.
In questi anni molti sono i fattori che non hanno generato una istituzione europea forte e coesa, governata politicamente da idee comuni e condivise ed economicamente da una proposta che tenesse conto delle diversità macroeconomiche dei singoli paesi.
In questi anni abbiamo visto crescere un Europa in cui è troppo accentuato l’aspetto economico indirizzato al profitto ed alla rigida rendicontazione contabile, si è perso di vista il ruolo politico dell’Europa e soprattutto il focus sulla realtà sociale, disinteressandosi  inoltre dell’aspetto solidale tra e verso i popoli e le classi più deboli.
Ora siamo alla resa dei conti, usciremo certamente con le ossa rotte da questo confronto, sia noi ma soprattutto il popolo greco, qualsiasi sarà l’esito degli avvenimenti da qui in avanti.
Mi auguro solo che da questa lezione tutte le istituzioni europee ed i singoli stati imparino una lezione.
I sacrifici si fanno tutti insieme, i risultati positivi si condividono, la solidarietà deve tornare a far respirare l’intero continente, ma soprattutto non possiamo far guidare l’Europa ai tecnocrati pagati dalla finanza e dagli speculatori.

mercoledì 17 giugno 2015

Perchè l'immigrazione è un problema di coscienza.

Parlare in questi giorni di immigrazione e dei fenomeni ad essa correlati rischia di accendere tanti animi e di creare contrapposizioni ideologiche rilevanti!
La pressione mediatica, l'irruenza dell'immigrato che s'insinua nelle nostre case dallo schermo della  TV comincia a metterci preoccupazione.
Prima terroristi mescolati agli immigrati, poi ebola e scabbia che rischiano di diffondersi in Italia, poi il rischio dell'arrivo di qualche centinaia di migliaia di sfortunati esseri umani sono i temi più battuti che diffondono i media per alzare l'attenzione su un dibattito che ha riscosso forte presa mediatica nel periodo elettorale.
La realtà del fenomeno immigrazione però è al di fuori dei media mainstream, lontano da chi fa tante chiacchiere, distante da chi fa disinformazione e difende una falsa posizione ideologica legata al consenso popolare!
In Europa ed in particolare nel sud Europa, nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo si sta conformando uno dei più grandi fenomeni migratori degli ultimi decenni se non il più intenso!
Guarnigioni di immigrati fuggono da estremo oriente ed Africa per sottrarsi al giogo di aguzzini violenti e dittatori senza scrupoli che violentano e sfruttano popolazioni intere dimenticate dalla storia, dalla geografia dei popoli e travolte dal polverone di guerre civili senza memoria.
Sono uomini, donne e bambini che fuggono da una insostenibile realtà di odio e violenze che noi occidentali non possiamo razionalizzare, perché dopo decenni di crescita economica e benessere abbiamo sversato nell'oblio la sofferenza ed i ricordi terribili che nostri nonni vissero nella guerra.
Noi cittadini europei dell'ultimo 70ennio non abbiamo ereditato il germe dell'odio infuso dalle guerre passate e non l'abbiamo vissuto direttamente sulla nostra pelle.
Noi non possiamo oggi soppesare cosa significhi vivere in una abitazione senza finestre divelte da bombardamenti ed esplosioni in quei paesi dove la guerra civile entra in ogni casa senza chiederne consenso. 
Non conosciamo cosa si sopporti in abitazioni che hanno perso ogni connotazione che le renda tali, dove nella polvere e tra i calcinacci si fatica a prendere sonno anche di notte, quando da un momento all'altro ogni guerrigliero ubriaco o esaltato potrebbe impossessarsi della tua vita ed utilizzarne il tuo corpo.
Dove ogni ragazzino che volesse giocare a pallone in cortile arrischia alla propria incolumità perché un cecchino lo aspetta dall'alto di un cornicione ricamato da fori di proiettile!
Non sappiamo cosa significhi vivere in un quartiere dove non arriva più elettricità per alimentare alcun tipo di elettrodomestico perché qui hanno perso la dignità di poter avere ogni minima comodità.
Anche avere il privilegio di bere e lavarsi quando ne hai bisogno è limitato sempre dal volere di qualcun altro che bombarda il tuo quartiere per averne un momentaneo controllo materiale.
Ogni giorno in queste città perdute nell'odio, per chi vi rimane può essere l'ultimo giorno accanto a mogli, mariti e figli.
Ogni donna che si accinge avventurandosi ad una fonte d'acqua per procurarsi da bere e spegnere la sete dei propri figli, sa che dovrà farlo col rischio di incontrare quegli aguzzini che la violenteranno senza che alcuno possa intervenire in loro soccorso!
Qui il costo della vita è quasi nullo, perdere una vita umana o una manciata di proiettili ha egual valore, un kalashnikow rende molto di più di un uomo senza futuro.
Questa realtà sconcertante che si vive in Siria, in Libia, ed in molti alti paesi non permette che si possano fare scelte diverse dall'abbandono della propria terra.
Non c'è alternativa, il sacrificio è inumano, caricarsi figli e qualche minimo bagaglio per attraversare paesi e nazioni per fuggire dalla cruda barbarie alimentata da guerre civili ed interreligiose.
Da questi paesi che alimentano il processo immigratorio di questi giorni, fucina di odio e violenza senza fine, si alimenta la processione di esseri umani che affronta l'incosciente traversata del Mar Mediterraneo alla ricerca di una via di uscita dagli orrori mettendo in conto di mettere a repentaglio la propria esistenza e di inconsapevoli giovani creature.
La loro unica scelta possibile è quella di arrivare nelle mani di corrotti trafficanti di uomini che per un bel gruzzolo di denaro soddisfa la loro volontà e far fare loro un salto nell'aldila' del mar Mediterraneo.
E' il viaggio della vita, forse l'ultimo o forse per i più fortunati si apriranno le porte di un mondo dove almeno la vita è un valore aggiunto.
Questo nel 2015 è realtà, dove Italia ed altre nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, sono per costoro terre di liberazione e di speranza per un futuro distante dalle atrocità indimenticate ed indimenticabili.
Allora vedere arrivare sulla nostra terra gente da così lontano deve farci fare una riflessione e ripensare su cosa sia l'accoglienza.
Solo una domanda vorrei farvi, affrontereste domani la traversata del Mediterraneo con i vostri figli in un barcone zeppo di sconosciuti? Forse non lo fareste per niente al mondo o almeno non lo fareste finché non avrete conosciuto i frutti dell'odio e della guerra sulla vostra pelle. Ma questa è una eredità a noi sconosciuta e mi auguro che non rimanga mai nel mio DNA.




sabato 19 gennaio 2013

La migliore scelta di voto?

La proposta politica
In questo ginepraio di proposte politiche sto veramente facendo fatica a ricomporre le idee.
Sono sbalordito dalla propaganda e dalle promesse che stanno facendo gli stessi che hanno smontato tutte le prospettive di crescita e di sviluppo di questo paese.
Irridenti ci sbattono in viso con preordinata sequenza la sequela di successi e di riforme che secondo loro hanno cambiato in meglio il paese.
Ma più di tutto mi disgusta quel perpetuare di condanne ed attacchi verso i competitori politici di altri schieramenti contrapposti, rimarcando l'altrui difetto e mai ponendosi davanti alle proprie mancanze.
Pur di mostrarsi illibati, si nega la verità, si manipolano le statistiche e i dati a proprio bisogno, sono capaci di stampare quelle facce di bronzo sugli schermi TV davanti a milioni di cittadini troppe volte disarmati o incapaci di misurare quei numeri o quelle parole, quei numeri mai risultano collimanti con quelli del competitor.
In questo mega-archetipo di autodifesa corporativa i politici mancano di una cosa importante, sono poveri ed inconsistenti nel costruire proposte concrete per lo sviluppo, per la crescita dell'economia e del pensiero popolare oppresso dai morsi della crisi!
Per il lavoro ed i salari nessuno e dico nessuno ha saputo sfoderare idee e proposte!
Il nulla, il deserto ci circonda, il paese rischia di tornare in mano agli inetti ed in balia dell'incapacità, dimostrata nel non saper elaborae questioni come una equa legge elettorale, o il federalismo impantanato nel mezzo del guado.
Alcuni hanno montato la sceneggiata delle primarie negando il voto a chi ne avrebbe voluto invece il diritto ed imponendo nelle posizioni di testa dei listini coloro che non avevano partecipato alle consultazioni primarie, scavalcando anche i vincitori.
Allora mi risulta difficile elaborare un costrutto che mi porti ad una scelta di voto equilibrata quando ancora continuano i coretti stonati del 'non disperdere il voto', del 'non alimentare il populismo', dello smontare il 'non voto'.
Tra una realtà sconcertante affondata in una profonda crisi di lavoro e di sobrietà delle istituzioni in contrapposizione con le 'strabilianti' ed inconsistenti proposte di questa non credibile classe politica, è impossibile sintetizzare un risultato o un'idea che possa farci propendere per un voto ragionato e consapevole.
Allora il cittadino normale, frastornato dagli slogan e dai conturbamenti, indeciso più che mai, non potrà far altro che ......
Non chiedete a me, non so neanch'io quale sarà la migliore scelta o la decisione meno dannosa!

venerdì 21 dicembre 2012

Lettera al presidente del PD



On.Rosy Bindi

Caro onorevole Bindi,

da giorni o settimane seguo la sua vicenda in merito alla sua legittima facoltà di continuare a presiedere all’interno del PD la sua posizione di presidente di partito e proseguendo nel detenere la sua posizione di dirigente di partito con ruoli di primo ordine.

Vorrei però ripercorrere alcuni passi della sua lunga carriera politica per arrivare a decifrare ed esternare un mio pensiero relativo alla situazione che oggi il PD deve scontare nel confronto con i suoi elettori anche dopo la riscoperta nel 2007 delle elezioni primarie che li vede artefici della proclamazione del proprio leader, ma non della propria classe dirigente.

Partirei con il mio pensiero, riconoscendele il merito per alcune scelte fatte nel passato, sin da quando Lei iniziò il suo percorso di crescita come non fatto da molti altri dirigenti politici e cioè promuovendosi nella cosiddetta gavetta politica e muovendo i primi passi all’interno del suo partito d’allora che fu la DC, già a partire dalla fine degli anni ’80, incasellando in successione molti tasselli nel suo percorso di lievitazione politica scolpiti negli anni in schieramenti politici come Partito popolare, la Margherita, l’Ulivo, per arrivare nel 2008 alla adesione per il PD di Veltroni.

Il PD dalla sua nascita ad oggi ha attraversato un lungo periodo di traversie, che dalla sconfitta politica del 2008 fino ad oggi è vissuto in un conflitto interno perenne alla ricerca di una identità politica per il quale ha cercato in questi ultimi quattro anni di fare alleanze politiche estreme (ricordiamo Radicali, IDV,SEL etc) indirizzate più alla ricerca del consenso vasto, piuttosto che alla determinazione di un quadro ben definito di idee e progetti condivisi da tutto il partito e pensati per il futuro del paese .

Questo stato di passionaria debolezza del PD troppe volte è scaturito agli occhi di noi osservatori, mostrando il partito diviso di fronte a scelte politiche importanti, facendosi trainare dagli eventi sull’onda dello stato di deriva di un paese in crisi economica e guidato da una scellerata maggioranza politica fino al 2011, successivamente appoggiando un Governo di intransigenti professori imposto dall’Europa, per arrivare oggi alla resa dei conti di fronte ai propri elettori che nel Febbraio 2013 dovranno determinarne la rinnovata fiducia.

Purtroppo però la società civile e l’intero corpo degli elettori che dovranno arrivare al voto nel 2013, vogliono vedere già da ora la svolta nella volontà concreta del Partito Democratico di dare un volto nuovo al Paese, di chiudere con il passato, con la vecchia abitudine di questa classe dirigente italiana di combattere l’avversario pubblicamente e tesserne rapporti stretti ed intensi nei meandri nascosti dei salotti, di chiedere sacrifici profondi agli italiani e seguire percorsi ingenerosi di ricerca di risorse per utilizzi ‘non certificati’, come fatto con i rimborsi elettorali a cui ancor oggi non si vuol rinunciare completamente, come richiesto dal quel popolo che dovrebbe essere Sovrano!

Allora sulla base di quanto da me espresso le chiedo di fare un passo indietro e rinunciare alla sua deroga ad entrare in quel 3% di condonati, il paese è reo di aver dato fiducia troppo spesso ad una classe dirigente impettita ed fagocitata dal proprio Ego, ma adesso non vuole più rischiare di fare un salto nel passato, ha bisogno di segni importanti di cambiamento e rinnovamento che esternino la volontà di quella parte della classe dirigente ancora buona per la quale quella dose di intelligenza politica riesce all’occorrenza ad oltrepassare barriere personalistiche e di privatistico interesse.

Questo è quello che il paese intero chiede a Lei ed a tutti quelli come Lei che potrebbero continuare a svolgere ruoli importanti di consultazione nel Partito Democratico, a questo punto sarebbe questa la vera svolta del partito con un vero cambio di mentalità, incidendo sul testamento del PD che la  storia non la fanno le parole ma le azioni dei veri uomini politici.

Paolo Praolini

sabato 6 ottobre 2012

Politici incapaci

E' da troppo tempo che questa classe politica di geronti, introdotta molti anni fa nei Palazzi romani del potere continua a disattendere le necessità del nostro paese e le richieste di gran parte del popolo italiano.
Da troppo tempo continuano incalliti a presenziare più o meno assiduamente l'attività politica di un parlamento che si è dovuto genuflettere al Governo Monti per incapacità, per avere leso continuativamente le volontà degli italiani e soprattutto per l'incapacità di raggiungere quegli obiettivi che potrebbero dare al paese una nuova prospettiva.
Da anni si cerca di far capire a costoro che è prioritario riconsegnare ai cittadini l'opportunità di scegliere i candidati che li rappresenteranno, cancellando una volta per tutte l'indigesta assunzione in carica per chiamata imposta dall'alto, atteggiamento antidemocratico per eccellenza.
Ma gli italiani si sono fatti infinocchiare con il 'Porcellum' madre di gran parte dei mali dell'Italia, dove a condurre le redini gli eletti e 'prediletti' hanno munto il paese fino a portarlo sull'orlo del baratro. 
Il popolo degli eletti dall'alto, purttroppo non ha superato alcun tipo di selezione, non ha capacità di alcun tipo, non ha valori e soprattutto non deve rendere conto ad un pubblico di elettori che involotariamente non li ha scelti.
Gente assurta a ruoli importanti ed istituzionali che dovrebbe lavorare per tutti noi 7 giorni su 7, dovrebbe impegnarsi a trovare soluzioni per la crescita e lo sviluppo, che dovrebbe avere attenzione alle risorse ed ai denari che gli passano per mano perchè non sono spendibili per il privato utilizzo, così non è stato.
Costoro continuano a disattendere le richieste per una Riforma elettorale che ripristini il diritto democratico del cittadino di determinare la scelta della sua preferenza!
Ancora continuano a disattendere l'affannosa richiesta di riformare tutto l'apparato dello Stato intriso di inefficienza e burocrazia, che svuoterebbe l'intasata ampolla dei privilegi.
Il paese continua a richiedere di riformare tutto l'impianto della Giustizia con una riforma amplia ed articolata che una volta per tutte risolva i problemi dei palazzi di Giustizia e le lungaggini dei processi, ma si continua a far chiacchiere nei palazzi senza snocciolare questo problema annoso e bloccante per la crescita e lo sviluppo.
Li sentiamo con piglio ardimentoso presenziare il palco mediatico della TV argomentando da anni belle parole sulle riforme, barricandosi dietro al nulla, ma concretizzando una profonda forma di incapacità ad assolvere al ruolo della politica e nella conduzione della nazione.
Ci rendiamo conto solo ora che una classe politica 'incapace', così la definirei, è riuscita a sopire tutte le aspirazioni di una grande paese che nella storia passata ha insegnato all'intero mondo la civiltà, l'arte e la cultura.
E' ora della svolta, è giunto il momento di far sentire a costoro che noi non ci stiamo più ad assecondare i loro privilegi ed interessi, è nostro l'auspicio di ritrovare un rapporto vero con  quella politica seria ed autorevole, capace di ridare lustro al paese e capace di demolire il sensi di 'antipolitica' che pervadono il comune cittadino demolendolo.


 

lunedì 7 maggio 2012

Elezioni: occasione per eliminare sprechi!

In merito agli sprechi di cui tanto si parla vorrei dire la mia e capire perché dobbiamo accettare ancora che una tornata elettorale si debba svolgere con 2 giorni di apertura dei seggi ai votanti quando in questo week end tutto il resto d'Europa ha aperto le urne per un solo giorno, tempo più che sufficiente per dare agli elettori la possibilità di esprimere il proprio parere! Con questo potremmo far risparmiare lo Stato e le famiglie che devono mettere in molti casi baby Sitter o pagare asili nido per tenere i bimbi a casa in quanto le scuole sono chiuse per tenere attivi i seggi elettorali invadenti! Inoltre potremmo ulteriormente risparmiare di dare soldi a quegli scrutatori che già percepiscono uno stipendio e che prendono permessi dal lavoro per andare per 3/4 giorni ai seggi elettorali! Questo non e' un doppio incarico 'abusivo' con doppia retribuzione? Mentre manterrei il riconoscimento economico solo per i disoccupati! Nessuno potrà convincerci sulla necessita' di tenere i seggi aperti 2 giorni! Qual'e il vs parere? di Paolo Praolini

domenica 15 aprile 2012

La spesa improduttiva dello Stato.

In un periodo come quello che stiamo attraversando economisti e professori delle materie economiche sviscerano dalle loro meningi teorie e postulati che possano indirizzare l’economia del paese ad imboccare una direzione nuova per allontanarsi dalla crisi. I cervelli più raffinati incaricati da istituzioni e governo si rendono operosi per il recupero di risorse, ma debbono dimenarsi tra beghe della politica, pressioni delle lobbies e delle caste, proponendo riforme più dolorose che efficaci, ma non possono comunque farsi trovare impreparati e disattenti rispetto ai problemi del paese. Purtroppo però per tutti e soprattutto per l’Italia nessuno ha ricette risolutive con garanzia di riuscita per dare l’arrembaggio e saltare sulla nave della stabilità e della crescita. E’ certo che questo periodo di difficoltà sta cambiando il mondo, lascerà segni indelebili e probabilmente costringerà molte nazioni a rivedere gli archetipi macroeconomici del proprio status. Ma oggi il problema più grande è far ripartire una economia ormai ferma, anzi come confermato dalle autorita' preposte, ormai siamo dentro ad un periodo di recessione, ciò significa che l’economia indietreggia, il nostro sistema economico che crea ricchezza per il paese sta tornando indietro, cioè produce meno ricchezza degli anni precedenti. Le industrie, il lavoro in genere, i servizi (ndr ‘Input dell’economia’) che portano ricchezza al paese si stanno contraendo, le aziende lavorano e guadagnano meno, i servizi lavorano meno, il lavoro sta diminuendo da nord a sud con perdita in generale di introiti per gli italiani e di conseguenza per le entrate dello Stato. A peggiorare la situazione economica e’ avvenuto recentemente che gli italiani sono stati caricati di ogni tipo di tassazione (incremento iva, Imu, aumento addizionali comunali e regionali, accise, etc.) indirizzata al recupero di risorse per portare in breve tempo le casse dello Stato al pareggio di bilancio, cioè dovremo far si che se le spese per il sostentamento dello Stato sono pari a 100 (ndr numero simbolico) anche le entrate devono essere 100 in tal modo da mantenere un equilibrio di cassa, in parole povere tanto esce dalle tasche tanto deve entrare, altrimenti non faremo che incrementare il debito pubblico, fardello in crescita continua. Continuando questa analisi ricordo che tutte le risorse che sono le cosiddette entrate dello Stato dovrebbero servire a pagare le spese fisse (stipendi dei lavoratori pubblici, strutture pubbliche, ministeri , ammortizzatori sociali, etc.) ma dovrebbero anche finanziare gli investimenti pubblici per le infrastrutture, la ricerca, stimoli alla crescita ed allo sviluppo. Purtroppo così non è, ci troviamo nella fase in cui tutte le entrate dello Stato essendo drasticamente diminuite con l’avvento della crisi, sono state indirizzate ed assorbite totalmente dalle spese ‘fisse’ nonostante in molti settori come Sicurezza ed Istruzione si siano programmati drastici tagli alla spesa. Questo ha comportato che per la crescita, le infrastrutture e lo sviluppo non ci siano più soldi da investire. Negli ultimi anni nonostante le tante buone intenzioni e proposte caldeggiate da politica ed istituzioni non si sono mai trovate soluzioni concrete per ridurre le uscite dello Stato, soprattutto nell’ottica di tagliare la spesa cosiddetta ‘improduttiva’, cioè quelle spese che non portano alcun beneficio per la comunità. Quindi è giunto il momento di parlare chiaro al paese e intraprendere la strada dura ma determinante per il recupero delle risorse che dovranno alimentare la ripresa della crescita economica , la salvaguardia del welfare e l’unica soluzione percorribile è eliminare o ridurre la spesa improduttiva. Ma la spesa improduttiva è di grande entita' in termini economici, così come è frastagliato il suo dispendio in molti comparti della struttura dello Stato, pertanto il suo recupero puo' risultare arduo ma imprescindibile da politiche per la crescita. Ora potremmo citare centinaia di esempi di sprechi e dilapidazione di denaro pubblico, di cui le risorse sottratte per mazzette indirizzate a corrompere personaggi influenti della politica e delle istituzioni e' una voce importante, questo e' quello che stiamo vedendo con l'avvento di procedimenti giuridici ed indagini in atto sulle attivita' fraudolente di importanti aziende di Stato. Poi troviamo le improduttive provincie con tutti i propri amministratori ben pagati che assolvono funzioni derogabili a regioni e comuni. Abbiamo le famose aziende municipalizzate in gran parte cresciute per dare lavoro ad amici e parenti di politici ed amministratori subordinate ad ospitare poltrone per politici trombati, con bilanci costantemente in rosso e servizi distribuiti in molti casi di livello scadente ed inefficiente. Vorrei ricordare che funzionalmente i comuni potrebbero assolvere in pieno ai ruoli delle aziende municipalizzate. Anche nella sanità troviamo una voce importante della spesa improduttiva, generata da investimenti sbagliati come attrezzature acquistate a prezzi maggiorati per compiacere qualcuno o apparecchiature di alta tecnologia che vengono tenute ferme ad invecchiare per mancanza di personale specializzato ad utilizzarla. Troviamo nell'assunzione di personale casi eclatanti dove si duplicano i reparti per assumere due primari aderenti a gruppi politici avversi. Troviamo poi interi reparti ed interi ospedali costruiti a spese nostre e mai inaugurati, lasciati in abbandono. Altro esempio istituzionale di spesa improduttiva l'abbiamo dai nostri parlamentari, dove in mille ben stipendiati uomini assolvono al compito legislativo che potrebbe essere svolto dalla meta' di politici, ma questo non risolverebbe certo i problemi economici del paese ma darebbe esempio di redenzione delle istituzioni. Poi ci sono le auto blu in sovrannumero, le scorte di dubbia necessita' a personaggi della politica, uffici e personale dipendente di ex presidenti ed ex ex ex, insomma paghiamo sempre noi. Troviamo anche centinaia di istituzioni ed associazioni , come comunità montane che assoldano presidenti e strutture per adempiere a servizi che in realtà non danno servizi o benefici alla intera comunità ma permettono agli uomini che la presiedono di mantenere uno stato di controllo sull'elettorato locale. Società come la Rai troppo spesso soggiogate alle pressioni della politica generano spesa improduttiva dissolvendo denaro pubblico per trasmissioni televisive di scarso contenuto che determinando una caduta dell' audience giungono alla chiusura della trasmissione. Ma di queste situazioni di dissolvimento di denaro pubblico potremmo riempire pagine e pagine di articoli, senza magari farle emergere tutte in superficie. Ma e' molto grave che l'opinione pubblica si sia assuefatta a questo stato di cose dove viene perpetuato il danneggiamento dell'interesse pubblico. Per concludere, l'ultima chance di rinascita per il nostro paese e cogliere l'opportunita' per ridare lustro ad una politica senza piu' credito e' mettere mano all'eradicazione degli esosi sprechi recuperando soldoni per ridurre le tasse, ridare ossigeno ai salari e programmare nuovi progetti di crescita e sviluppo! Adesso non c'e' più tempo da perdere e l'opinione pubblica lo sa, ma il prestigioso ministro Passera oggi se ne esce con "Non c'è un'ideona per far ripartire la crescita"! Di Paolo Praolini

venerdì 9 dicembre 2011

Riscoprire nel 2011 politica e democrazia come una grande illusione

Da qualche anno le difficoltà di questo paese si stanno ripercuotendo direttamente sulla pelle dei cittadini, e lo scotto che stanno pagando gli italiani dei ceti sociali medio e basso in questi ultimi 3 mesi, è veramente troppo alto. Dico questo perché la situazione economica che avvolge l’intero sistema italiano sia per il settore privato che per quello statale sta mostrando uno stato di pre-coma, siamo entrati praticamente in stato di ‘Recessione’. Ora il sacrificio che stanno pagando gli italiani dopo l’ultima manovra economica ‘Monti’, potrebbe essere digerito meglio se in sua contrapposizione, si intravedessero prospettive di crescita e sviluppo indirizzate al recupero dei posti di lavoro ed al sostegno del potere d’acquisto dei redditi delle famiglie. Purtroppo così non è, la situazione economica del paese ci pone in uno stato dove ancora la gran parte delle famiglie e dei pensionati a reddito medio basso sosterranno il riequilibrio dell’economia del paese, sottraendo così risorse private ai cittadini che saranno fagocitate presto da una macchina dello Stato sempre più farraginosa ed appesantita dai burocrati. Ma in tutto questo che sta accadendo c’è veramente qualcosa di insopportabile e sorprendente! Sentiamo da anni e forse decenni che per recuperare risorse e ridare il via alla crescita ed allo sviluppo di questo paese intriso di risorse, occorre fare le ‘Riforme’, una parola magica e strabordante dalla bocca della politica. ‘Riforme’ una parola abusata in tutte le campagne elettorali che abbiamo vissuto negli ultimi 20 anni, decantata in ogni discorso di quella politica avida di consensi ma sempre caduti nell’oblio dei grandi corridoi del potere. Riforma delle pensioni, riforma del welfare, riforma dello stato sociale, riforma del fisco, riforma dell’apparato statale e della sua ammnistrazione per ridurre la burocrazia, riforma del piano energetico nazionale, riforma elettorale, riforma della Costituzione, riforma delle banche, e possiamo metterne ancora tantissime. Tutte queste modifiche tanto ‘chiacchierate’ potrebbero permettere il recupero di tante risorse necessarie per dare al paese lo sprone all’avvio di una nuova Era che riporterebbe il ns PIL a crescere come accadeva decenni fa, creando posti di lavoro, crescita delle famiglie, prospettive di benessere per i giovani. Ma la realtà è diversa, abbiamo confidato troppo nella politica e forse abbiamo anche creduto troppo nella democrazia che ha permesso tutto ed il contrario di tutto. Quella democrazia che sconfinando nel territorio del diritto dei privati cittadini e delle imprese ha imposto regole che ora si sono dimostrate inadeguate. Una di queste ritengo che sia stata la tanto sbandierata ‘concertazione’, termine abusato nell’uso linguistico ma che è entrato come operatività in ogni nuovo progetto di crescita, in ogni attività economica che interessava direttamente o indirettamente anche i cittadini. La larga concertazione come fenomeno (solo italiano) di condivisione delle decisioni e degli oneri è ancora considerata la espressione massima di Democrazia, purtroppo in moltissime occasioni questa si è dimostrata un freno allo sviluppo e alla crescita di idee innovative. Nella concertazione per la difesa degli interessi dei lavoratori non si prescindeva dalla salvaguardia degli interessi di tutti, grandi piccole ed anche inesistenti categorie che magari per rimanere all’interno di un accordo, pur essendo numericamente ininfluenti facevano saltare un accordo importante per la maggioranza della comunità dei lavoratori. Semplificando il discorso in ogni accordo si doveva sempre ottenere il risultato con o tutti dentro o tutti senza accordo. Questo ha penallizato spesso l’intera comunità per difendere l’interesse di un ristretto gruppo di cittadini o di lavoratori, rinunciando in alcuni casi ad un risultato pregievole. Oggi questo non è più sostenibile. Dobbiamo ripensare a tutto quanto non si è fatto fino ad ora con la responsabilità della politica e corresponsabilità dei difetti della Democrazia che ha condotto il paese al deterioramento, alla perdita di risorse e di competitività. Siamo ormai un paese vicino alla ‘pensione’, l’Italia ha perso l’appetibilità verso ogni forma di investimento, sviluppo e prospettiva. La situazione più grave che viene allo scoperto però è che la politica da anni ha fatto flop mancando ogni opportunità di riscatto ed ora ha dovuto abdicare al suo ruolo decisionale affidandosi ad un Governo di tecnici con il triste compito di portare la barca fuori dalla tempesta, ma che non può riportare il Paese ad affrontare una lunga e determinante stagione di riforme che necessitano di anni lavoro e continuità nel perseguire gli obiettivi. Questo ci farà convivere ancora per molti anni con uno stato di sospensione sociale ed istituzionale nel quale ognuno di noi aspetterà di recuperare la fiducia delle istituzioni e della politica entrambe intrinsecamente complementi di Democrazia. Di Paolo Praolini

mercoledì 28 settembre 2011

Gli inciuci del Ministro Romano con la Lega di Bossi


Anche oggi in Parlamento si è vissuta una intensa giornata politica culminata con la votazione per la sfiducia al Ministro Francesco Saverio Romano portata avanti da IDV e C.
La richiesta di sfiducia verso il Ministro Romano appartenente al ‘gruppo dei responsabili’ e’ sopraggiunta dopo che l’on. Romano è risultato essere indagato per concorso esterno in associazione mafiosa dal GIP di Palermo.
Nella giornata odierna sin dalle prime ore tutte le testate giornalistiche anticipavano commenti, pareri e possibili sviluppi di un eventuale battuta d’arresto di questo Governo di fronte all’ennesimo test di tenuta della maggioranza di fronte al voto di sfiducia verso il Ministro dell’agricoltura.
Si e’ arrivati dunque alle 16:00 ed il Ministro Saverio Romano ha affrontato la prova!
Romano è salvo, una maggioranza compatta ha superato la prova d’esame con 315 voti contrari alla sfiducia contrapposti ai 294 voti favorevoli confermati dall’opposizione di Governo.
Un risultato ‘pregievole’ grazie ad una compattezza granitica della maggioranza che contro tutte le previsioni ha parato questo ennesimo colpo alimentato dall’intolleranza dell’opposizione!
Ma dietro a questa ‘risibile’ vittoria della maggioranza sostenuta da un’ondivago schieramento leghista troppo spesso infedele ai propri fondamenti veniamo a scoprire torbidi accordi mirati ad ottenere personali benefici all’interno della maggioranza
Nella campagna auto difensiva l’on. Romano da reggente del ministero delle politiche agricole è riuscito con un furbesco stratagemma ad accaparrarsi la fiducia della Lega nell’affrontare questa lunga giornata parlamentare, che la visto testimone di una profonda spaccatura dell’opinione del paese.
Tutto è nato quando il Ministro Romano è intervenuto verso il presidente dell’Agea dott. Dario Fruscio senatore della Lega promuovendo e formalizzando la sua estromissione dal ruolo dove precedentemente era stato insediato dall‘ex ministro Zaia.
Il dott. Fruscio, come testimoniano le sue parole al dott. Barisoni di radio 24, coordinatore dell’agenzia che controlla l’erogazione dei fondi europei per l’agricoltura, era fermamente convinto e motivato a far pagare la multa di 3 miliardi di euro ai circa 600 allevatori che avevano sforato le quote latte imposte ai produttori italiani dalla Comunità europea, piuttosto che far ricadere questo onere sulle spalle di tutti gli altri cittadini italiani.
Questo caparbio intervento del sen. Fruscio era mirato al rendere giustizia ad un insostenibile abitudine sostenuta da Bossi e compagni nel garantirsi i 600 voti degli allevatori indisciplinati in cambio del dilapidare di denaro pubblico.
Purtroppo ‘l’indisciplinato’ intervento del sen. Fruscio ha innervosito i dirigenti leghisti che per non scontentare gli amici allevatori hanno stretto un bilaterale accordo che sembra piuttosto un inciucio verso gli elettori.
L’accordo come riporta la testimonianza del leghista Fruscio è lo scambio di favori avvenuto tra Lega e il Ministro Romano, l’estromissione del responsabile dell’Agea con conseguente blocco della richiesta di riscossione delle multe agli allevatori in cambio del voto compatto della Lega contro la sfiducia in Parlamento votata questo pomeriggio.
Il gioco è riuscito, il Ministro Romano ha salvato la sua poltrona ed i 600 allevatori per il momento eviteranno l’esborso delle multe.
E così tutto sembra che abbia funzionato, svelando però un gioco della politica poco etico e sleale nei confronti degli elettori leghisti e del paese intero.
Questa è la politica e per ora nulla cambia, i giochi di potere continuano calpestando la dignità dei cittadini.

Paolo Praolini

mercoledì 27 luglio 2011

Le scuse tardive di Borghezio.


Giungono tardivamente le parole di scusa esternate dal parlamentare europeo Mario Borghezio, rappresentate della Lega a Bruxxels quest'oggi a Radio 24 di fronte ad un attonito Cruciani.

Un tono pacato che conforma le sue parole ed il suo rammarico per quanto espresso nei giorni scorsi sul caso degli attentati in Norvegia, dove affrancava esplicitamente il pensiero dell'attentatore Breivik, risultando in tal un recupero in calcio d'angolo.

Questo inaspettato intervento stona profondamente con i fatti e con le farneticanti affermazioni che accompagnano questo personaggio politico dal passato ombroso, legato nelle parole e nelle frequentazioni a gruppi ultranazionalisti ed alle loro filosofie.

L'esplosione mediatica delle sue affermazioni dei giorni passati ha raggiunto un ampia esposizione a tal punto da aver scavalcato i confini del ns paese, inducendo anche esponenti del ns Governo come il ministro Frattini a condannare quanto espresso da Borghezio.

Il peso mediatico esterno ed il dissenso all'interno della Lega è stato insopportabile per il parlamentare leghista costringendolo alla resa.

Nelle prossime ore altre testate ed organi istituzionali comunicheranno il messaggio di scuse di Borghezio amplificandolo ad ampio raggio, cercando di smorzare il disappunto generato su questa vicenda.

domenica 19 giugno 2011

Lega Nord 1994-2011: cosa cambierà?



In quel 1994 alle elezioni politiche del 27/28 Marzo il movimento popolare della Lega Nord estrasse dal cilindro magico un risultato elettorale inaspettato con un 8,4% su base nazionale. In Veneto confermò un 21,6% ed in Lombardia raggiunse addirittura il 22,1%. Risultati rilevanti che esternavano i vagiti di un movimento popolare e politico geneticamente radicato al territorio del nord-est che stava allargando le sue ambizioni di permeazione verso le altre regioni confinanti ed oltre, ma che ancora stentava a fare quel balzo che le permettesse di spiccare il volo verso alleanze di Governo solide e durature.

Sono passati 17 anni quando nel 1994 il movimento della ‘Lega Nord’ che si stava affacciando sulla scena politica nazionale presentava a Pontida il 19/06 un progetto politico con ambizioni di espansione nazionale e dissonante dal resto dei gruppi politici che egemonizzavano la storia politica da decenni e che quell’anno conobbe la nascita di una giovane Forza Italia, esperimento berlusconiano con cui nel futuro si concretizzarono amicizie, affratellamenti ed anche divorzi.

In quella giornata di Pontida del 19 Maggio, dove si raccolsero circa 20.000 uomini del popolo padano e nell’incontro del 10 Aprile 1994 a Ponte di legno dove si calamitarono in 40.000 padani, il leader storico e carismatico Umberto Bossi con il tono di un politico battagliero e determinato alimentato dai fervori del popolo leghista, si scagliava contro la vecchia politica del pentapartito e dei fattucchieri della vecchia DC descritti come i satanassi del potere e del logorio del paese.

Nei suoi discorsi dall’alto di uno striminzito palco addobbato da un fondale con lo stemma di partito, sotto qualche ombrellone posizionato all’occorrenza, il Senatur ribatteva con convinzione e determinata cattiveria politica che i vizi ed i tormenti della nazione e dello Stato dovevano essere estirpati.

La distribuzione e la dimensione della spesa pubblica, l’esoso carico fiscale, la distribuzione sul territorio del reddito pubblico, l’inefficienza dell’apparato pubblico-amministrativo dello stato, la mancanza di concorrenza in seno al sistema politico nazionale, erano le barriere di questa nazione da abbattere per poter rilanciare la crescita e lo sviluppo del paese sotto i dettami di una riforma federalista quale antico baluardo del popolo padano e dei suoi rappresentanti storici.

Da quei caldi giorni fino a oggi il popolo leghista ha sempre dimostrato fedeltà ai suoi rappresentanti: Bossi, Speroni di allora, fino ai Bossi, Maroni di oggi, concedendo fedeltà ed approvazione anche di fronte a prove difficili nei momenti in cui era al Governo con alleati difficili come Forza Italia, o quando era all’opposizione contro la sinistra.

Le lotte della Lega Nord hanno sempre posto avanti come obiettivo strategico e medicina per i mali dell’Italia il federalismo e le riforme che ne prevedevano le basi su cui costruire il decentramento dei poteri dallo Stato centrale verso le regioni.
Ma qualcosa in questi anni non ha funzionato, sono passati 17 anni, analizzando gli obiettivi che Bossi ha sempre strillato nei molteplici discorsi pieni di fermento dai palchi di Pontida, Ponte di Legno, e via dicendo, ed i risultati degli affratellamenti e coalizioni con i maggiori partiti nazionali non ha portato risultati tangibili né allora né oggi.

Insomma parole, parole, parole, tante parole, di fronte ad un sempre appassionato popolo leghista che con il cuore in mano ha sempre concesso più fiducia di quanto i suoi leader avessero meritato.

Il gruppo dirigente della Lega ha dimostrato di non essere onesto con il suo popolo, pur avendo per molti anni calcato i marmorei pavimenti delle stanze del potere non riuscendo nell’intento di determinare la svolta ambita.

Debito pubblico in crescita, burocrazia, carico fiscale sui cittadini ed imprese sempre in crescita, sono i temi e gli obiettivi disattesi dalla politica della Lega che alle credenziali stabilite verso la propria base, oggi si contrappongono dissenso e demoralizzazione.

Purtroppo a livello nazionale il gruppo dirigente della Lega Nord ha dovuto accettare compromessi con i propri alleati e garantirsi la sopravvivenza ‘governativa’ calpestando con ripetitività crescente ed intensità eccessiva la volontà ed i principi con cui la base popolare aveva concesso il suo mandato a governare.

Dallo slogan ‘Roma ladrona' dei primi anni, si è contrapposta con i fatti la ricerca minuziosa di poltrone per parenti e familiari a garanzia di quei privilegi della politica arraffona che la Lega ha sempre disconosciuto e combattuto. Il caso di Renzo Bossi a cui il leader Umberto consegna la poltrona da consigliere regionale della Lombardia è emblematico. Ma di contraddizioni nei confronti dei propri ideali nel lungo periodo di affratellamento con Forza Italia ed il PDL ne abbiamo vissute fin troppe.

Ed ora siamo al dunque, oggi 19/06/11 c’è di nuovo il confronto di Pontida tra il gruppo dirigente ed il popolo leghista dove verranno presentati i 4 o 5 punti con cui Bossi si presenterà alla discussione con il PDL con assicurazione del risultato per garantirsi la continuità di Governo. I soliti giochi politici, sempre i soliti argomenti, le solite richieste su riforme, eliminazione della burocrazia, alleggerimento del fisco, etc.

Ma anche questa volta saranno solo parole?

Nessuno lo sa, ma la concretezza di questo schieramento fino ad oggi è rimasta su un altro pianeta ed il popolo leghista stanco di essere inascoltato se ne accorto.

di Paolo Praolini

sabato 28 maggio 2011

Gli internauti di FB protestano con Obama


Sono arrivati a migliaia su Facebook per far risuonare la propria voce.
Anche solo con un breve commento od uno scritto prolisso in lingua inglese, tantissimi italiani frequentatori del social network più noto nel mondo hanno scritto sulla bacheca di Barack Obama.
In tanti hanno voluto dissociarsi dal premier Berlusconi dopo le sue dure parole sullo stato della giustizia italiana che secondo lui continua a determinare oppressione e condizionamenti sul sistema politico del paese.
I ns commentatori hanno voluto segnalare insoddisfazione ad Obama sottolineando lo scollamento tra il pensiero comune e quello di un sistema politico alla deriva troppo legato alla propria autoconservazione corporativa.
Il messaggio di Mr. B. ad Obama è stato interpretato da tantissimi italiani come una privatistica opinione legata nella realtà alla propria autodifesa e diffusa in un ambito internazionale come esigenza del paese, cosa assolutamente non corrispondente al vero.
Centinaia o migliaia i commenti che in un inglese maccheronico dicono "I'm sorry Mr President, Berlusconi is not speaking in my name..." oppure "Dear Mr President, I'm so proud to see that so many italians take distance to Berlusconi's words, he's not my president, never was and will. i'm italian and i'm proud to be part of this little "wonderland" but if isn't a problem NOW I'd like to call President just one: YOU. PS WE WANT CHANGE...MAYBE WE CAN".
Questa potrebbe essere l'Italia che ha voglia di una svolta.
Powered By Blogger